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Ad occhi aperti | 10 luglio 2021, 18:30

Inginocchiarsi o non inginocchiarsi: non è questo il problema - The Hurricane

Non lo è più, e non lo è nemmeno mai stato per davvero. Quello che sicuramente non aiuta è l’assumere atteggiamenti vaghi e circostanziali

Inginocchiarsi o non inginocchiarsi: non è questo il problema - The Hurricane

“The Hurricane” (Hurricane – Il grido dell’innocenza) è un film americano del 1999 scritto da Sam Chaiton, Terry Swinton, Armyan Bernstain e Dan Gordon a partire dalla vita del pugile Rubin “Hurricane” Carter, e diretto da Norman Jewison. La pellicola riprende – in maniera molto romanzata – le vicende personali di Rubin Carter, pugile protagonista anche dell’omonima canzone di Bob Dylan, accusato di triplice omicidio ma poi scarcerato per illegittimità processuale sulla base di un’ipotesi di pregiudizio razziale contro di lui.

Si concluderanno domani, domenica 11 luglio, gli Europei di calcio 2020: una manifestazione sportiva che, come spesso accade, la risonanza mediatica estrapola dal contesto puramente agonistico ed eleva a “trend topic” europeo (o addirittura, mondiale).

Non ho idea di come si concluderà il torneo, ovviamente anche un anti-sportivo lassista come il sottoscritto guarderà la finale tra Italia e Inghilterra con grande trasporto (alla fine, siamo pur sempre tutti figli del Belpaese). E non mi interessa nemmeno riflettere sulle possibili attività post-partita, tra festeggiamenti esagerati e scenari al limite della tragedia come quelli vissuti anche nel nostro capoluogo di provincia nella serata di martedì, dopo la semifinale che ci ha visti superare la nazionale spagnola.

Mi interessa parlare di una polemica che ha interessato la manifestazione nelle sue primissime fasi, ovvero la dimostrazione concreta – o la sua mancanza – della vicinanza delle varie nazionali al movimento “Black Lives Metter”.

Dire che l’atteggiamento, specie mediatico, della struttura italiana alla questione sia stato confusionario e patetico penso non sia una grande novità: la nostra nazionale ha sempre mantenuto una posizione titubante rispetto all’atto di far inginocchiare i giocatori durante il proprio inno nazionale, atteggiamento sublimato nella – mi perdonerete il termine – delirante conferenza stampa che ha preceduto la partita contro il Belgio.

Lo sport e le tematiche sociali si sono spesso incontrati nel corso del tempo, in un rapporto almeno altrettanto spesso declinatosi in modi differenti. Rispetto alla campagna BLM, per esempio, una delle ultime esternazioni è quella che riguarda Gwen Berry, martellista statunitense che nello scorso giugno – così come durante la premiazione del titolo Panamericano tenutasi a Lima nel 2019 – ha voltato le spalle alla bandiera americana in una forma di protesta pacifica.

Anche la storia di Rubin Carter, detto “Hurricane”, ha molto a che fare con lo sport e con il razzismo contro gli afroamericani. Il film con protagonista Denzel Washington sarà anche molto romanzato e con alcune inesattezze storiche – come se, nell’arte cinematografica, questo dovesse per forza essere un elemento negativo - , ma aiuta a inquadrare una storia lontana da noi non solo geograficamente ma anche temporalmente.

E, forse, il punto sta un po’ tutto qui: in Italia possiamo permetterci di mantenere posizioni contraddittorie e confusionarie, su un argomento come il movimento BLM, perché lo vediamo come qualcosa di lontano da noi. Ma non è così, e non dovrebbe mai esserlo quando si parla di repressione dei diritti umani e di contrasto al razzismo.

Inginocchiarsi, non inginocchiarsi, non è quello il punto. Non lo è più, e non lo è nemmeno mai stato per davvero: è ovvio che non è - solo – così che si può combattere il fenomeno. Ma da qualche parte si dovrà pur cominciare, e far lanciare dei messaggi sociali ad alcune tra le personalità più influenti dei giorni nostri (perché i calciatori sono, anche questo) può essere un’opportunità irrinunciabile. Quello che sicuramente non aiuta è l’assumere atteggiamenti vaghi e circostanziali.

Perché la rivoluzione, ha detto qualcuno qualche anno fa, non è un pranzo di gala. E nemmeno una conferenza stampa pre-partita.

simone giraudi

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