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Attualità | 13 luglio 2021, 17:04

10 italiani fucilati per un tedesco ucciso. Quella ferocia nazista e la straordinaria pietas dei tranvieri a Borgo San Dalmazzo

Il bigliettaio Forneris ripetè il gesto di Antigone dando un principio di sepoltura a due civili e otto partigiani a quei cadaveri stesi sui binari. Il macchinista, anonimo, proseguì la corsa. Il tram fu preso di mira nuovamente dai tedeschi. La sua prontezza evitò ulteriori morti

10 italiani fucilati per un tedesco ucciso. Quella ferocia nazista e la straordinaria pietas dei tranvieri a Borgo San Dalmazzo

Il 5 luglio 1944 sulla strada Borgo S. Dalmazzo-Cuneo, viene ucciso da due partigiani GL della brigata Valle Stura Leopold Riepl, ufficiale tedesco appartenente al 617° Ost-Bataillon (i soldati dei battaglioni est erano reclutati fra i prigionieri dell’Unione sovietica, posti di fronte all’alternativa dell’eliminazione, soprattutto fra le minoranze etniche in conflitto con i russi come turkmeni, ukraini, ecc.; ai posti di comando però c’erano solo tedeschi).

Scatta la rappresaglia con l’uccisione a bastonate e colpi d’arma da fuoco di due civili, Luigi Fasciolo, operaio torinese, sfollato, e Battista Spada, commerciante borgarino.

Il giorno dopo alle ore 15,30, il tram Cuneo-Demonte giunge in prossimità della caserma degli alpini, in località Tetti Gallotto. Rallenta perché sui binari ci sono dieci cadaveri: sono i corpi di due civili (Guido Eritrano di Caraglio e Guido Ivaldi, lombardo) e di 8 partigiani.

Di questi uno è Guglielmo Beltrandi, della 15a Divisione “Saluzzo”, due sono autonomi della val Casotto, che combattono direttamente agli ordini di Martini “Mauri” (Archino Calabresi, Francesco Ortolano), cinque appartengono alla 12° Divisione “Bra” del capitano Della Rocca, o meglio sono uomini della banda guidata dal tenente Leonardo Cocito, professore al liceo di Alba, che nella lotta ha trascinato molti suoi studenti.

E’ proprio stato uno di questi, Sergio Aimo, che nel tentativo di fermare due camion tedeschi sullo stradone Alba-Bra in territorio di Monticello alla fine di giugno è stato catturato con quattro compagni: due braidesi, Lorenzo Racca e Carlo Vigna, un torinese, Michele Mattiotto, e un chiusano, Giorgio Andrietto. Torturati e portati prima a Cuneo, poi a Borgo, sono le vittime sacrificali di una rappresaglia che va oltre la pur feroce proporzione di 10 italiani fucilati per un tedesco ucciso.

A ciò gli occupanti avrebbero voluto aggiungere una efferatezza ulteriore, lo strazio dei cadaveri. Ciò non avvenne perché il macchinista fermò il convoglio, il bigliettaio Giovanni Forneris scese e delicatamente spostò i corpi ai lati del fossato. Poi saltò su una vettura e il tram ripartì di corsa: lungo la strada erano ricomparsi i tedeschi e avevano preso a sparare e a lanciare delle bombe. Ci furono molti feriti tra i passeggeri, ma la prontezza di riflessi del guidatore evitò altre morti.

Per ricordare il coraggio di quel macchinista, rimasto anonimo, e del bigliettaio che ripeté quel giorno di 77 anni fa il gesto di Antigone, dando un principio di sepoltura alle salme degli uccisi, e per rendere omaggio ai dodici trucidati, la sezione Anpi di Borgo, guidata da Maddalena Forneris, ha voluto dedicare una cerimonia commemorativa. Essa si è svolta al cimitero, davanti alla lapide, anzi alle sei lapidi dei caduti della seconda guerra mondiale.

Accanto all’Anpi di Borgo San Dalmazzo era presente una delegazione di Cuneo e una nutrita rappresentanza dell’Anpi di Bra. Non mancavano i discendenti di alcune delle vittime e del bigliettaio Forneris. Il comune di Borgo era rappresentato dagli assessori Anna Bodino e Giuseppe Bernardi, quello di Bra dal presidente del Consiglio comunale Fabio Bailo. La rievocazione e la contestualizzazione delle vicende è stata fatta dall’ex presidente dell’Istituto storico della resistenza Livio Berardo.

Successivamente le delegazioni si sono spostate sulla strada statale per Cuneo a deporre una corona di fiori ai piedi del cippo che ricorda il luogo in cui gli assassini depositarono i cadaveri, perché fossero sfigurati dalle ruote del tram. Oggi non c’è più nessuna fermata, ma una grande rotonda al servizio del centro commerciale Conad, la cui edificazione ha comunque risparmiato quel doloroso pezzo di storia della nostra provincia.

comunicato stampa

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