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Attualità | 21 luglio 2021, 13:41

“Meglio il Green Pass che un terzo lockdown: albergatori, bar e ristoratori cuneesi non lo reggerebbero”

Intervista a Giorgio Chiesa, presidente dell'associazione albergatori della provincia di Cuneo: “Il Green Pass è uno strumento per mettere nell'angolo coloro che hanno deciso liberamente di non vaccinarsi e che precludono la vita a chi la vuol vivere. Fidiamoci della scienza”

Giorgio Chiesa, presidente dell’associazione provinciale Albergatori ed esercenti turistici, vicepresidente regionale Federalberghi, rappresentante Fipe Confcommercio e titolare dell'hotel Lovera Palace nel capoluogo

Giorgio Chiesa, presidente dell’associazione provinciale Albergatori ed esercenti turistici, vicepresidente regionale Federalberghi, rappresentante Fipe Confcommercio e titolare dell'hotel Lovera Palace nel capoluogo

 

“Meglio il Green Pass che un terzo lockdown: il comparto dell'ospitalità e dell'Horeca non lo reggerebbe”. Non fa giri di parole Giorgio Chiesa, presidente dell’associazione provinciale Albergatori ed esercenti turistici, vicepresidente regionale Federalberghi, rappresentante Fipe Confcommercio e titolare dell'hotel Lovera Palace nel capoluogo.


Non teme che l'obbligo di esibire il Green Pass avrà un grave impatto sulle attività economiche?

“La nostra associazione non fa politica e non promuove leggi. Ci adeguiamo a quelle che saranno le normative. L'eventuale applicazione del Green Pass che limita l'accesso a bar, ristoranti, alberghi, etc viene da noi 'subita'. All'origine del Green Pass c'è la diatriba su chi si vaccina e chi no. È uno strumento per mettere nell'angolo coloro che hanno deciso liberamente di non vaccinarsi. Purtroppo la percentuale di persone non vaccinate è troppo alta. Più persone si vaccinano, prima si sconfigge la pandemia. Il Green Pass non è altro che la conseguenza di queste persone che non si vogliono vaccinare e che bloccano l'economia”.

Parole forti contri chi non si vaccina.

“Io mi sono vaccinato. Chiarisco che non sono 'contro' a chi decide di non vaccinarsi. La mia è un'analisi logica consequenziale. Senza mettere in discussione le scelte di ciascuno, non ci si può esimere dal criterio di causa/effetto che è conseguente alle scelte di un singolo come di un popolo. Prendo in prestito le parole dell'ex presidente Inps Tito Boeri secondo cui 'la scelta di vaccinarsi o meno non è una scelta individuale ma collettiva. Chi non si vaccina ha deciso per gli altri di prolungare la pandemia pregiudicando la libertà personale di tutti, compreso se stesso'.
Insomma, c'è una volontà diffusa da parte di troppe persone non vaccinate che precludono la vita a chi la vuol vivere. Vaccinarsi o no è una libera scelta, ma che si rendano conto che sono loro a bloccare la ripartenza dell'economia. È logica, non è un'accusa forte”.

Non ci saranno problemi pratici e di privacy nel chiedere ai clienti di esibire il Green Pass?

“Che problema c'è? Gli alberghi prendono i documenti da sempre a chi pernotta. Oltre alla carta d'identità si chiederà di esibire il Green Pass.
Per quanto riguarda bar e ristoranti, ad oggi la certificazione dei tavoli è ancora obbligatoria, ma lo fanno in pochi. Manca un'unità di intenti”.

Morire di fame o morire di Covid? La pandemia ci ha messo di fronte a questa scelta.

“Fidiamoci della scienza e cerchiamo di essere uniti nel combattere questa pandemia che ci sta distruggendo sia fisicamente che economicamente. Se i tempi si allungano, ci saranno più morti, e intendo morti di aziende. Il problema è mondiale e la lotta alla pandemia non è finita.
La nostra categoria si adeguerà come sempre ha fatto alle disposizioni normative. Noi reclamiamo il diritto a lavorare. Da qui l'invito a credere nella scienza. E a non abbassare la guardia.
Ripeto. Il nostro comparto non si può permettere il lusso di un altro lockdown”.

Cristina Mazzariello

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