Economia - 23 luglio 2021, 19:45

La (nuova) azienda di famiglia: così i giovani imprenditori della Granda si preparano alle sfide di domani [FOTO]

La testimonianza di Riccardo Illy e qualificati interventi all’assemblea annuale che il gruppo presieduto da Matteo Rossi Sebaste ha tenuto al Pala Alba Capitale

Il Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Cuneo

Il Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Cuneo

Giovani imprenditori crescono, di più se imparano a guardare anche oltre il rassicurante paradigma dell’azienda a conduzione familiare.

E’ stato un po’ questo il messaggio uscito dalla serie di interventi sul quale si è sviluppata l’annuale assemblea dei Giovani Imprenditori di Confindustria Cuneo. Appuntamento che ieri, giovedì 22 luglio, ha portato i rappresentanti di questa importante gruppo dell’associazione di categoria a discutere di strategie per il futuro prossimo venturo nella casa che, in piazza San Paolo ad Alba, ospita gli eventi di "Alba Capitale della Cultura d’Impresa".

"Gestire il cambiamento" e "managerializzare" sono così state due delle parole d’ordine ricorse durante i vari interventi susseguitisi sul palco del Pala Alba Capitale dopo che il presidente di Confindustria Cuneo Mauro Gola e il sindaco albese Carlo Bo (in sala era presente anche il collega braidese Gianni Fogliato) avevano portato il loro saluto all’uditorio, col primo a ricordare come "il ricambio generazionale interesserà entro i prossimi cinque anni il 18% delle imprese italiane" e il secondo a sottolineare la grande responsabilità presente in capo a una generazione cui toccherà raccogliere l’eredità di imprese che "hanno fatto grande questo territorio".   
L’albese Matteo Rossi Sebaste, presidente dei Giovani di Confindustria Cuneo, ha quindi parlato di "una ripresa i cui segnali sono già evidenti", ma anche del bisogno di prepararsi al cambiamento, di investire sulla conoscenza (da qui le collaborazioni avviate con l’Università Bocconi) e pure di varcare limiti rappresentati da modelli familiari che spesso, per loro natura, imbrigliano il cambiamento, impedendo di cogliere quelle opportunità di crescita e trasformazione che un mondo globalizzato e competitivo impone di far proprie.  

Il tema "The new family business" è stato quindi sviscerato da diversi punti di vista nei diversi interessanti interventi seguiti da palco, nella modalità della "Ted Conference". La 25enne Nicole Cavallo, direttrice creative del marchio Nicole Milano, ha così raccontato l’arricchente "confronto nella crescita" e l’"uscita dalla comfort zone" vissuta nell’azienda familiare da quando i genitori l’hanno aperta all’ingresso di un fondo di "private equity" con una forte caratterizzazione internazionale.

"L’imprenditorialità da sola non basta più, serve un approccio manageriale", le ha fatto eco Massimiliano Fissore, manager di Best Srl, che ha sottolineato l’importanza di rimuovere "gli ostacoli all’innovazione", "di importare in azienda moderni modelli di controllo di gestione, incrementare la competitività, guadagnare di più per poter investire e quindi generare valore". E anche di "sapere gestire la successione perché, se non lo si fa, chi un domani dovrà prendere in mano l’impresa non avrà occasione di mettersi veramente in gioco".  

Temi che saranno poi ripresi da Roberto Del Giudice, del Fondo Investimento Italia, dal coach e formatore Cristiano Ghibaudo e dal fondatore dell’agenzia di comunicazione biellese Btrees Christian Zegna, mentre la testimonianza forse più illuminante è stata quella portata all’assemblea da Riccardo Illy.

Imprenditore di fama – con un passato da sindaco di Trieste, governatore della Regione Friuli Venezia Giulia e deputato –, oggi alla testa di "Polo del Gusto", una delle holding familiari, Illy ha raccontato la storia del noto marchio del caffè spiegando come le diverse generazioni che, lungo oltre un secolo, hanno contribuito alla sua nascita e crescita abbiano saputo favorirne uno sviluppo di respiro internazionale proprio grazie alla decisione di aprirsi all’esterno.

Un passaggio avvenuto a partire dall’ingresso di un fondo cui a metà degli anni ’70 il padre accettò di cedere il 35% del capitale sociale. I vantaggi? Un socio ci obbliga generalmente ad "applicarci in un’amministrazione moderna ed efficiente", ma soprattutto ci può portare "un fondamentale contributo di idee", ha spiegato ricordando come la sua famiglia sieda nei tanti consigli di amministrazione del gruppo con una media di uno o due componenti, perché per gli altri si affida ad amministratori indipendenti. "L’idea di vendere il nostro caffè non più soltanto ai bar e ristoranti, ma anche alla famiglie, per un’utilizzo domestico, arrivò così. Il capitale umano è quello che fa la differenza, sempre".

Ezio Massucco

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