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Agricoltura | 26 luglio 2021, 07:45

“Servono invasi: cominciamo almeno da Serra degli ulivi”

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Paolo Chiarenza ed Enzo Tassone

Come dovrebbe essere l'invaso "Serra degli ulivi"

Come dovrebbe essere l'invaso "Serra degli ulivi"

Egregio direttore,

era l’anno 2007 quando l’allora assessore regionale all’Agricoltura Mino Taricco, attuale senatore del Pd, confermava l’inserimento dell’invaso di Serra degli ulivi nel Piano nazionale irriguo per affrontare la siccità estiva nei campi dell’area di Villanova Mondovì.

Era un obiettivo giudicato “prioritario”, dopo che ben più grandi risolutivi progetti delle dighe di Moiola (la cui memoria è stata riproposta più volte dall’ onorevole Ciaburro) e di Stroppo erano stati accantonati per la solita mancanza di volontà politica e programmatica e per le perenni diffidenze e critiche da parte degli agricoltori residenti, nonché delle associazioni ambientalistiche.

E’ questa, dal dopoguerra, la deprimente caratteristica cuneese che condiziona la realizzazione di ogni grande infrastruttura.

A quell’epoca l’invaso – in accordo fra Regione, Ministero e Provincia – prevedeva una capacità di 15 milioni di metri cubi di acqua e una spesa complessiva di 44 milioni di euro.

Il punto di partenza è il milione di euro che la Regione Piemonte stanzia nel 2009 per il progetto preliminare. A questo scopo nel 2015 si aggiunge un altro milione   da parte della Fondazione Cassa Risparmio di Cuneo, che ne fa una “scommessa” sul futuro.

Il bando di concorso europeo è pubblicato nel 2010. Intanto il tempo scorre e si moltiplicano le riunioni evanescenti, le discussioni, le polemiche, i veti.

Nel mese di giugno del 2015 lo stato di fatto di Serra degli Ulivi viene illustrato dai sindaci dei Consorzi irrigui al viceministro delle Politiche agricole e forestali del governo Renzi, il cuneese Andrea Olivero, che si impegna ad accompagnare il percorso realizzativo: “Se i progetti sono pronti e non c’è opposizione a realizzarli, occorre decidere. Altrimenti non si farà mai nulla. E i canali di finanziamento si possono trovare”.

Ma dopo ulteriori rilevamenti, carotaggi, analisi, indagini e prove varie, è solo nel 2018 che si è in grado di presentare un progetto definitivo. Si apprende che i costi di realizzazione dell’opera aumentano in misura considerevole: arrivano a 180 milioni di euro.

Si apre quindi l’iter delle autorizzazioni ministeriali, e il senatire Bergesio della Lega, presidente dell’Associazione “Acque Irrigue del cuneese” si dichiara anch’egli impegnato a “seguire da vicino il progetto pilota a cui deve guardare tutto il Piemonte”.

Siamo al 2020 e il nuovo Governatore del Piemonte Cirio afferma: “L’intenzione è certamente quella di continuare a sostenere la realizzazione dell’invaso”. Ci si aggiorna quindi all’incontro di questi ultimi giorni organizzato dal senatore Bergesio a Fossano per conto dei Consorzi irrigui, presente il governatore Cirio e l’assessore regionale all’Agricoltura Protopapa. 

Ma siamo alle solite.

È più che mai necessaria una scelta coraggiosa della Regione che almeno per Serra degli Ulivi ricorra ai fondi di rotazione, nonché la rimozione con interventi politici di ostacoli burocratici a livello nazionale, ma soprattutto stanziare altri 2 milioni di euro indispensabili per completare e presentare il progetto esecutivo-cantierabile, senza il quale non è possibile ottenere finanziamenti statali ed europei.

Altrimenti non rimane che riconoscere senza infingimenti che le parti principali coinvolte sono in tutt’altre faccende affaccendate.

Distintamente.

Paolo Chiarenza, Enzo Tassone

Al direttore

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