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Curiosità | 04 agosto 2021, 19:00

Angelo Giverso, Sindaco di Vinadio, racconta la storia della Casa del Randiere dai Patti Lateranensi ad oggi

Le parole del Sindaco Angelo Giverso: “Io sono stato abbastanza contrario a questa trasformazione perché purtroppo andranno a perdersi tanti ricordi e tante estati trascorse da molte famiglie di Vinadio e di Isola in fraternità”.

Angelo Giverso, Sindaco di Vinadio, racconta la storia della Casa del Randiere dai Patti Lateranensi ad oggi

La Casa del Randiere di Sant’Anna di Vinadio, in provincia di Cuneo, il 26 luglio scorso ha riaperto le porte grazie ad un importante progetto di riqualificazione e rifunzionalizzazione, avviato nel 2019 e realizzato grazie al sostegno della Fondazione CRT, nell’ambito del progetto “Santuari e Comunità – Storie che si incontrano”, e al contributo di Fondazione CRC e de La Guida e a donazioni private. Ma chi era il randiere e a cosa serviva la casa? Per saperne di più abbiamo incontrato Angelo Giverso, Sindaco di Vinadio che ci ha raccontato la storia della Casa del Randiere dai Patti Lateranensi ad oggi.

Il Randiere era il custode che "vegliava" sul Santuario più alto d’Europa posto a 2035 metri per assistere i viandanti e offrire loro riparo. Tante furono le famiglie di randieri che si susseguirono nel tempo, alcune per pochi mesi e altre per molti anni. Figura mitica del Santuario di Sant'Anna, questo custode, aveva un contratto con l'amministrazione del santuario. Prima dei Patti Lateranensi, del febbraio del 1929, il Santuario era gestito dalla Confraternita di Sant'Anna che aveva sede a Vinadio. Il Randiere doveva presidiare estate e inverno e per poter soddisfare chi aveva bisogno di riparo e accoglienza, teneva sempre delle mucche e delle capre per avere latte a disposizione da dare ai viandanti. Dopo i Patti Lateranensi il Santuario è passato in gestione alla Diocesi di Cuneo e questa figura ha continuato ad esistere.

La leggenda narra che in tempo di guerra fino agli anni 47,48 e 49 anche i contrabbandieri si servivano di questa casa come punto di ristoro. Fare contrabbando allora era considerato un vero e proprio mestiere per vivere, visto che scarseggiavano le materie prime. Gli spalloni erano quei contrabbandieri che portavano lo zucchero ed il caffé dalla Francia in Italia ed il riso era la merce di scambio dall'Italia alla Francia. I contrabbandieri erano tutti di Pratolungo Roviera. Si narra inoltre, che il Randiere Cagnotto, in servizio dal 1919 al 1953, quando c'erano i finanzieri che salivano a Sant'Anna, metteva un lenzuolo bianco per informare i contrabbandieri di stare alla larga e di non venire a ristorarsi. Tra i compiti del Randiere c'era anche quello di suonare la campana nei giorni di nebbia o tormenta per fare in modo che se c'era qualcuno attorno sui monti avesse un punto di riferimento per trovare riparo e arrivare a Sant'Anna. Cagnotto Bernardo aveva sposato una donna di Vinadio che era la vedova di guerra del precedente Randiere.

Gli successe la famiglia Giraudo che allora era composta da Luigi, Lidio e la sorella Mariuccia. L'amministrazione del Santuario che ancora oggi è nominata dal Vescovo aveva scelto questa famiglia di Borgo. Lidio è stato l'ultimo Randiere che fin quasi agli anni 60 ha vissuto in pianta stabile nella casa sia in estate che in inverno. Dagli anni 60 in poi si limitò a venire a controllare saltuariamente di persona che tutto fosse apposto. Poi con l'arrivo della tecnologia e l'installazione di alcune telecamere non ci fu più bisogno di salire al Santuario. Nel corso degli anni la Casa del Randiere venne trasformata per un certo periodo nell'osteria del Randiere e divenne presto il ritrovo estivo tra i vinadiesi e gli abitanti di Isola. Ogni anno nel giorno di Sant'Anna, che cadeva il 26 luglio, tutti si ritrovavano dal Randiere. In quel periodo c'era anche il bar Stella Alpina gestito dalle suore, ma il luogo di ritrovo per eccellenza era diventata l'Osteria del Randiere. Nella casa c'erano le camere da letto ad uso esclusivo della famiglia del Randiere, mentre per chi volEva pernottare lo poteva fare sulle balle di fieno all'intermo di un grosso fienile. Io stesso da ragazzo ho dormito diverse volte sul fieno con mio padre. Dal 2006 purtroppo tutte queste cose non esistono.

Con la scomparsa di Lidio Giraudo, l’ultimo randiere, avvenuta proprio nel 2006, si chiuse una lunga tradizione di accoglienza e ospitalità, che per secoli rese la casa del randiere un luogo di incrocio e incontro di storie di famiglie, ospiti e pellegrini. 

La casa da quest'anno in poi ospiterà una sala polifunzionale adatta ad organizzare eventi, presentazioni, proiezioni, conferenze e attività per gruppi numerosi, al piano superiore, e uno spazio di memoria e racconto, attraverso un allestimento permanente, al piano inferiore. 

Io sono stato abbastanza contrario a questa trasformazione perché purtroppo andranno a perdersi tanti ricordi e tante estati trascorse da molte famiglie di Vinadio e di Isola in fraternità. I tempi purtroppo cambiano e dobbiamo adeguarci al nuovo utilizzo degli ambienti della casa del Randiere. Forse questo cambiamento era necessario, anche perché i valori di una volta sono cambiati. Con un po' di rammarico non ci saranno più quegli incontri estivi dove la popolazione dei due paesi fraternizzava e condivideva il lavoro, la vita di famiglia e molto altro. Dopo la messa e la processione in onore di Sant'Anna, ci si ritrovava, si mangiava insieme, si cantava e si ballava...

Ma la casa del Randiere non dimentichiamo che era anche un punto di ritrovo per tutti quei pellegrini che venivano a visitare il Santuario. Poi c'è un'altra storia che lega questo luogo ai viandanti e sono le grotte che si trovano lungo la strada del santuario. Quando non c'era ancora la strada carrozzabile partendo da Roviera c'era tutta la mulattiera che andava su a Sant'Anna e ogni tre chilometri, tre chilometri e mezzo di sentiero, c'erano le 4 “crote” che a catasto risultavano di proprietà del santuario. Queste grotte in caso di cattivo tempo consentivano di trovare riparo a tutti i viandanti che si recavano al santuario. Oggi queste grotte possono ancora essere visitate e servire da riparo a tutte quelle persone che vengono a fare trekking o semplicemente che vengono a visitare il santuario”.

L'articolo è stato realizzato su iniziativa dell'ATL del Cuneese per la valorizzazione locale.

ML

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