Attualità - 06 agosto 2021, 10:32

La testimonianza di un 20enne, tra pandemia e depressione: sempre più giovani i pazienti che hanno bisogno di un sostegno psichiatrico

Questo ragazzo ci ha messo del tempo prima di capire di aver bisogno di aiuto. A "salvarlo" la musicoterapia e la scrittura

La testimonianza di un 20enne, tra pandemia e depressione: sempre più giovani i pazienti che hanno bisogno di un sostegno psichiatrico

Una lettera scritta da un ragazzo di 20 anni. Racconta una vicenda personale, ma può essere di aiuto anche ad altre persone. E, soprattutto, testimonia di come la pandemia abbia avuto effetti devastanti sulla psiche di tanti ragazzi giovani e giovanissimi. 

 

Durante il mese di gennaio ho trascorso tre settimane nel reparto di Psichiatria dell’ospedale Carle di Cuneo. Dopo un periodo molto stressante della mia vita, ho avuto una grave caduta a livello mentale e i miei genitori si sono trovati costretti a trasportarmi d’urgenza in pronto soccorso dove i medici hanno deciso di trasferirmi in Psichiatria.

Vivere in quel reparto spesso ti fa sentire intrappolato, in gabbia, ero convinto di non aver bisogno di aiuto e che le persone intorno a me non capissero che in realtà stessi bene. Credevo che la mia terapia fosse sbagliata e che non avessi bisogno di medicine per stare meglio. Continuavo ad autoconvincermi di tutto ciò e nel frattempo la mia situazione stava solo peggiorando.

A marzo la dottoressa Esposito, che in quei mesi si era sempre tenuta in contatto con mia madre per sapere come stessi, decide di farmi iniziare un percorso di musicoterapia individuale con l’educatrice Grazia Setaro, all’interno del reparto. Sarò per sempre riconoscente a entrambe per avermi dato questa opportunità; la musica è sempre stata la mia più grande passione e non so se questo abbia contribuito al mio miglioramento ma questa terapia mi ha letteralmente fatto uscire dal periodo più brutto della mia vita.

Ho potuto anche frequentare il laboratorio di scrittura autobiografica, che mi ha consentito di sperimentare il potere terapeutico della parola: anche questa esperienza mi è stata di grande aiuto. Nel giro di qualche giorno, anche grazie al cambio di alcune medicine, ho ricominciato a stare meglio, a uscire di casa, a vedere i miei amici. Ho continuato ad andare regolarmente in Psichiatria fino a Luglio e ora posso finalmente dire di sentirmi bene al 100%.

Le malattie mentali sono un problema serissimo ed estremamente complicato, trovare una terapia giusta che funzioni fin da subito e quasi impossibile perché il processo di guarigione richiede tempo  e il paziente dev’essere disposto a farsi aiutare e soprattutto a voler guarire, parte tutto dalla nostra volontà.

Ho passato mesi entrando e uscendo dalla Psichiatria e una cosa che non ho potuto non notare è che il numero di giovani sta crescendo giorno dopo giorno.

Io ho 20 anni e a gennaio ero il ragazzo più giovane all’interno di quel reparto, ad aprile il numero di miei coetanei era aumentato e il reparto aveva iniziato ad ospitare anche minorenni. Il periodo di quarantena che abbiamo vissuto e la pandemia che stiamo tutt’ora vivendo hanno contribuito a far nascere in molti di noi malattie e disturbi mentali e il numero di pazienti all’interno della Psichiatria è aumentato di conseguenza.

I medici e tutto il personale sanitario fanno del loro meglio ogni giorno per garantire un buon servizio e hanno bisogno del giusto riconoscimento.

Ringrazio tutti gli infermieri che ho avuto il piacere di conoscere durante questi mesi e che mi hanno sempre aiutato, in particolare ringrazio la Dottoressa Esposito che non ha mai perso la speranza con me e l’educatrice Grazia Setaro, senza di lei probabilmente non starei scrivendo questa lettera.

Lettera firmata

Barbara Simonelli

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