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Attualità | 10 agosto 2021, 17:30

Quel Monviso troppo sottovalutato: “Servono fiuto, allenamento e esperienza”

Tanti gli interventi di Soccorso alpino ed Elisoccorso in questo inizio di stagione. Una decina le persone soccorse sul Monviso, in larga parte illesi. Un bilancio che, neanche a Ferragosto, fa riflettere. Affrontiamo la tematica grazie al parere degli esperti: Soccorso alpino e guide

Il Monviso - Ph

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Tre feriti. E tre cordate in difficoltà, recuperate dal Soccorso alpino.       

Sono i dati di questo primo inizio di stagione sul Monviso. Dopo l’apparente “quiete” dell’anno scorso, dettata forse anche dalle misure e dalle restrizioni anti-Covid, dai primi di luglio 2021 sono stati molti gli interventi del Soccorso alpino sul massiccio del Re di Pietra. Buona parte, per non dire quasi tutti, ostacolati dalle condizioni meteo, con la nebbia che ha sempre reso difficoltosi i recuperi, specialmente in elicottero.

Il 6 luglio, i primi due feriti: uno sulla “Est”, uno sulla Normale, sulla “Sud”. Nessuno dei due aveva riportato gravi conseguenze, ma si era comunque reso necessario in entrambi i casi l’intervento del Servizio di elisoccorso regionale, insieme alle squadre a terra del Soccorso alpino, allertate e pronte a intervenire in caso di necessità.

Cinque giorni dopo, l’11 luglio, nuovo allarme: due cordate, sulla cresta est, in difficoltà, recuperate dai tecnici del Soccorso alpino e, non appena le condizioni meteo lo hanno permesso, dal Servizio di elisoccorso regionale.

Il 29 luglio, un altro ferito: un alpinista, a monte del bivacco Andreotti, colpito in testa da una scarica di pietre, elitrasportato al Santa Croce di Cuneo in codice rosso, di estrema gravità.

Infine, il 7 agosto, quando il Soccorso alpino è di nuovo intervenuto, sia con squadre a terra che con il Servizio di elisoccorso regionale, per una cordata formata da due persone che ha perso la via di salita sulla cresta est.

Un bilancio, per essere nemmeno a Ferragosto, che fa riflettere. Una decina le persone soccorse sul Monviso: di queste, tre erano ferite, mentre le restanti – illese – sono state ricondotte a valle o sopraffatte dalla stanchezza, o dopo aver perso la via.

HERVÈ TRANCHERO: “CON L’AVVENTO DELL’ELICOTTERO CI SONO GLI OPPORTUNISTI”

Hervè Tranchero è una delle “storiche” guide alpine del Monviso. Da tantissimi anni è uno di quegli occhi attenti che guardano la Montagna, che scrutano quel Re di Pietra, cogliendone ormai sfaccettature e dinamiche. E con lui che apriamo questo ragionamento, a 360 gradi, sul Monviso.

Casi di persone colte dalla paura o dalla stanchezza sul Monviso – ci racconta – ce ne sono stati anche in passato. Ci si trova di fronte un ambiente severo, e qualcuno è sempre rimasto bloccato. Siamo sempre andati a recuperare persone in difficoltà. E una delle cose più importanti era cercare di sbloccarli (psicologicamente: ndr) per farli scendere.

Ognuno ha una tecnica sua. Ma è assolutamente fondamentale e indispensabile che, accompagnandole nella fase di discesa, le persone siano concentrate. Altrimenti ci si trovava obbligati a procedere con il trasporto su barella”.

Ad Hervè chiediamo se, a suo parere, in questo panorama sia cambiato qualcosa negli ultimi anni.

Con l’avvento dell’elicottero – ci dice – a queste persone secondo me si sono aggiunti opportunisti.

È una realtà. Dal mio punto di vista, assolutamente personale, l’aspetto grave è come ci sia decisamente un’impreparazione di base, sempre.

La via normale del Monviso è una salita alpinistica. La cresta est è una salita tecnica alpinistica. Bisogna dunque essere preparati. Semplice. Per fare alpinismo ci vanno attrezzatura e capacità. Non capacità fuori dal normale, ma elementi di preparazione che bisogna avere”.

GIANCARLO FENOGLIO: “IL MONVISO? UNA MONTAGNA SOTTOVALUTATA”

 

Tra le guide alpine del Monviso c’è anche Giancarlo Fenoglio.

Occorre essere chiari – ci dice – specialmente per quanto riguarda la cresta est. Il Monviso, oggi, è una montagna sottovalutata. Complici anche i social ed il richiamo della foto ad effetto scattata in vetta o durante l’ascesa, si sottovalutano una serie di aspetti”.

Quali? “Competenze, preparazione, allenamento – aggiunge Fenoglio –. Alla base ci deve essere sempre un grande allenamento, e un’ottima esperienza nel muoversi in montagna.

La gente ha migliorato il livello di arrampicata – ammette la guida – ma di quell’arrampicata fine a sé stessa, in luoghi guidati da ‘spit’ (punto di ancoraggio fissato alla roccia: ndr). Sulla ‘Est’, ad esempio, non è richiesto un livello di arrampicata altissimo, ma è richiesto fiuto, esperienza nell’individuare la via giusta.

Ed è qui che in molti vanno a sbattere. Si sottovaluta la lunghezza, il meteo che cambia. La gente inizia a salire senza avere esperienza. Un tempo, ascese come queste si facevano iniziando con salite più semplici e più corte”.

Oggi, sembra non essere più così. “Forse – prosegue Fenoglio – anche mossi dalla sicurezza che intanto ci sia sempre qualcuno che ti viene a recuperare.

Quando invece, magari di fronte ad una difficoltà, se si avesse quel ‘fiuto’, basterebbe fermarsi, una pausa magari di un quarto d’ora. Ci si guarda attorno, si riprendono le forze e si riparte.

La cresta è cresta. Ci si può spostare, ma poi si torna sempre in cresta”.

IL SOCCORSO ALPINO: “SERVONO PREPARAZIONE E ATTREZZATURA”

Di pari passo con le guide, in montagna, opera il Soccorso alpino.

In Piemonte, il “Sasp” (acronimo di Soccorso alpino speleologico piemontese) è guidato da Luca Giaj Arcota. “Le salite in alta quota, e sul Monviso in particolare – ci dice – devono essere affrontate con la dovuta preparazione e con adeguata attrezzatura.

Tuttavia sappiamo bene che la fatalità e gli incidenti sono imprevedibili e sempre in agguato. Per questo motivo esiste il Soccorso alpino che è composto da appassionati di montagna pronti a mettere le proprie competenze e il proprio tempo a disposizione di tutti coloro che hanno bisogno”.

LUIGI RICHARD: “NON SI PUÒ APPROFITTARE DEL SISTEMA”

E proprio sul “capitolo” attrezzatura, a far eco al presidente regionale ci pensa Luigi Richard.

Richard oggi è a capo della Quattordicesima delegazione del Soccorso alpino, la “Monviso”, che comprende le stazioni di Crissolo, Casteldelfino e Verzuolo. La delegazione sempre in prima linea quando arriva l’allarme dal massiccio del Re di Pietra.

Dalla sua, Richard può vantare una lunghissima esperienza: per molti anni è stato “TE”, il tecnico di Soccorso alpino presente sull’elisoccorso, in servizio nelle basi del Piemonte, specialmente quella di Levaldigi. Ha preso parte a centinaia di interventi, salvataggi e purtroppo recuperi di persone che sulle Alpi hanno perso la vita.

In montagna ci vanno prudenza, attenzione ed equipaggiamento. – queste sono le sue parole – Sul Monviso abbiamo soccorso, in uno degli ultimi interventi, gente senza casco, con scarpe non adatte alla salita. L'attrezzatura è uno dei tasselli principali.

Non solo: bisogna sempre e comunque essere informati sul meteo. Sulla ‘Est’ c’è chi è rimasto bloccato perché ha sì guardato il meteo, ma non era cosciente del fatto che in Val Po si sa che il pomeriggio sopraggiunge sempre la nebbia. Bisogna valutare salita, tempo e allenamento.

Non si può intraprendere l’ascesa al Monviso se non si è mai fatta una salita di 1000 metri. Senza contare che, una volta in vetta, si hanno cinque ore di camminata per scendere a valle.

Al tempo stesso, serve prudenza, bisogna fare attenzione. Se ci sono più cordate sulla stessa via, attenzione alle scariche di pietre, a dove si mettono i piedi, specialmente sulla ‘Sud’: se si muove una pietra, chi c’è sotto se la riceve in testa.

Utile è poi anche parlare con il gestore del rifugio, per le ultime informazioni aggiornate. Imprescindibile il confronto con le guide: non è una vergogna chiedere ragguagli sulle salite. Le guide sicuramente sanno dire se ci si può trovare di fronte a neve, ghiaccio, rocce bagnate. Bisogna informarsi sulle condizioni della montagna.

Molti incidenti coinvolgono persone che vanno in montagna una settimana all’anno, che affrontano la montagna con una leggerezza indescrivibile. Vedi la loro attrezzatura e ti chiedi davvero dove volessero andare. Un tempo si andava in montagna con, nello zaino, giacca a vento, berretto, guanti. Ora l’attrezzatura è quella di una gita in collina, piuttosto che di una salita a 3841 metri.

Non ci si accorge che, nonostante il bel tempo delle prime ore del mattino, in montagna basta una nube per trovarsi in mezzo alla nebbia, al freddo”.

Fatte le giuste premesse, Richard ribadisce come “il Soccorso alpino non lascia nessuno in balia della montagna”.

Ma anche come, al tempo stesso, serva anche dire che “non si deve approfittare del sistema. Bisogna pensare che mentre gli elicotteri sono impegnati, ci possono essere interventi molto più gravi. Ci può essere una persona vittima di un grave incidente stradale. Non si possono sprecare risorse per interventi di questo calibro”.

Penso che serva maggiore onestà da parte di tutti. Altrimenti non ne verremo più a capo”.

GIANLUCA BOCCA: “NON CI SI PUÒ IMPROVVISARE ALPINISTI PER UN GIORNO”

Concludiamo la nostra “raccolta” di pareri e valutazioni, da voci esperte, su come approcciarsi alla montagna e, in questo caso, al Re di Pietra con Gianluca Bocca.

Classe 1990, Bocca è una delle più giovani guide alpine del Monviso e fa parte – al tempo stesso – di “Monviso Outdoor”, un marchio registrato nato per la promozione degli sport in montagna nella zona del “Viso”, e non solo. Sotto l’egida di “Monviso Outdoor” vengono infatti promossi anche corsi, eventi formativi, uscite, oltre al tradizionale accompagnamento nelle ascese.

La linea di Bocca non cambia.

Anche secondo lui, “l’allenamento è fondamentale, soprattutto per itinerari più impegnativi. Più impegnativo è l’itinerario, più deve essere alto il grado di allenamento.

Non ci si può improvvisare alpinisti per un giorno, perché quel giorno potrebbe essere l’ultimo.

Se una persona possiede capacità alpinistiche solide, può permettersi l’itinerario alpinistico che è in grado di fare. Se vengono meno le capacità, il consiglio è assolutamente quello di affidarsi agli esperti. Sia per una valutazione, anche solo telefonica o per l’accompagnamento, esistono i professionisti del settore, le guide alpine”.

Il monito, quindi, è chiaro.

Evitare l’improvvisazione. Acquisire informazioni. Valutare attentamente l’itinerario in base alle proprie capacità. Consci che ci sono persone formate per qualsiasi evenienza.

Come raggiungerle? Consultando il sito internet del Comune di Crissolo, il sito “Monviso Outdoor” o rivolgendosi all’ufficio turistico, in corso  Umberto I, a Crissolo.

Nicolò Bertola

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