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Cronaca | 11 agosto 2021, 12:33

Si perse nei boschi di San Giacomo di Roburent: premiato il cagnolino che con coraggio e lealtà non la abbandonò per tre giorni

A San Rocco di Camogli riceverà la coccarda del “Premio Fedeltà del Cane”. Fu lui a guaire così forte da indirizzare i soccorsi: la signora Sandra salva anche grazie al piccolo Amon

Si perse nei boschi di San Giacomo di Roburent: premiato il cagnolino che con coraggio e lealtà non la abbandonò per tre giorni

Se penso a quelle ottanta terribili ore, ancora adesso che è trascorso quasi un anno, mi viene voglia di piangere”.

Giuseppe Arca, originario della Sardegna ma da oltre vent’anni residente a San Giacomo di Roburent, non riesce a trattenere l’emozione quando ricorda di quando, a fine agosto dell’anno scorso, Sandra D’Annibale - madre settantenne di Danilo Temporini, titolare del maneggio dove lui lavora - si era persa nel bosco.

“Sono stati momenti terribili - spiega Giuseppe - io e Danilo abbiamo vissuto un’esperienza terribile e più di una volta abbiamo temuto per la vita della signora Sandra, che per me è come una seconda mamma. Più il tempo passava e più la speranza di ritrovarla sana e salva, si affievoliva. L’unica cosa che ci confortava era sapere che con lei c’era il suo amato cagnolino Amon, che certamente avrebbe fatto di tutto per proteggerla”.

Ed infatti andò proprio così: la signora Sandra venne ritrovata proprio grazie ai guaiti di Amon che aveva sentito gli uomini del soccorso impegnati nella ricerca. E adesso, per questa sua grande impresa coraggiosa, il cagnolino sarà insignito della prestigiosa coccarda del Premio Internazionale Fedeltà del Cane, la manifestazione che da sessanta anni si svolge a San Rocco, nel comune di Camogli, in provincia di Genova e premia i quattrozampe che si sono particolarmente distinti per coraggio, bontà e generosità verso gli umani.

Sandra era sporca ed infreddolita, non del tutto lucida, però mi ha guardato e mi ha detto: “Giuseppe cosa fai qui?” - ricorda ancora Giuseppe -. Amon era raggomitolato sul suo collo, ogni tanto la leccava per rassicurarla e quando, dopo alcuni minuti, mi ha riconosciuto, mi è saltato in braccio festoso”.

Mia madre - ricorda il figlio Danilo - fu portata in ospedale e dopo alcuni giorni tornò a casa. Molto probabilmente alla base della sua perdita di orientamento ci furono due piccole ischemie. I medici però sono stati perentori: ancora qualche ora non sarebbe sopravvissuta”.

“Oltre al freddo, alla mancanza di cibo ed acqua e al pericolo degli animali selvatici - precisa Danilo - la posizione protratta per oltre ottanta ore dopo la caduta, schiacciava in maniera pericolosa un rene, che stava già perdendo liquidi nel sangue. Per questo il coraggio ed il senso di protezione che Amon ha avuto nei confronti della sua amata padroncina, sono stati fondamentali. È anche grazie a lui se mamma è ancora viva”.

NaMur

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