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Attualità | 11 agosto 2021, 14:00

Green Pass nei rifugi in montagna: a chi è richiesto? Le regole, tra confusione e dubbi

Giacomo Benedetti (CAI) spiega i punti principali su pernottamento, consumo dei pasti all'interno e all'esterno delle strutture. E il cortocircuito di una delle norme

Le nuove disposizioni sul Green Pass per i Rifugi creano non pochi dubbi e confusione tra gli escursionisti e tra gli stessi gestori dei presidi alpini. Che cosa prevedono? 

- per il pernotto o la mezza/completa pensione non è richiesto il Green pass; 

 - è invece necessario per chi consuma SOLO pasti all'interno del rifugio; 

Fin qui sembrerebbe tutto chiaro. Ma c'è una parte della norma che sta generando non poca confusione. Ho la mezza pensione (per esempio il pranzo) con pernotto. Non ho il green pass e decido di mangiare all'interno perché fuori fa freddo. Arriva un escursionista che ha il green pass e vuole e può, quindi, mangiare all'interno del rifugio.

Il gestore, non potendo mischiare persone con green pass e persone senza, non potendo negare l'ingresso all'escursionista con green pass che vuole solo mangiare, è costretto a chiederlo anche a chi ha la prenotazione per la mezza pensione, permessa anche senza il green pass. Un cortocircuito che costringerebbe chi ha prenotato pasto e pernotto, in caso di escursionisti muniti di green pass all'interno del locale, a mangiare all'esterno in quanto sprovvisto dell'attestazione di doppia vaccinazione avvenuta, che non aveva impedito la prenotazione.

"E’ chiaro come questa scelta limiti, per ovvie ragioni (dal meteo alla quota), l’attività di ristorazione circoscrivendola al pranzo - commenta Giacomo Benedetti ex presidente della commissione centrale rifugi del CAI ora consigliere centrale del CAI -. Diventa difficile immaginare una cena al lume di candela a quota 2640 mt., con temperature vicine allo 0 termico come al Rifugio Quintino Sella!. Le disposizioni che rendono liberi dall’esibizione del green pass gli avventori dei Rifugi che utilizzano la struttura per pernottare e cenare in mezza pensione vengono azzerate se, contestualmente, vengono somministrati pasti a clienti che non usufruiscono del pernottamento. In questo caso tutti i clienti, compresi quelli che dormono, debbono essere muniti di green pass. E’ proprio questa disposizione, arrivata all’ultimo momento - incalza Benedetti- che ha messo in crisi le varie strutture. Si cerca di trovare delle soluzioni per salvare una stagione già parzialmente compromessa dal cattivo tempo e dalla crisi economica e sicuramente l’obbligo del green pass non agevola l’afflusso dall’estero. In molti paesi questo documento non è ancora richiesto e disponibile, pertanto i cittadini ne sono sprovvisti". 

In questo anno e mezzo di pandemia i gestori dei presidi alpini hanno dovuto affrontare il problema ripianificando l’attività e, spesso, compiendo scelte onerose ed antieconomiche.

Con queste ultime direttive in tema di green pass, sono molti i rifugisti che hanno deciso di rinunciare al servizio di ristorazione non legato al pernottamento. Altri, invece, hanno scelto di somministrare i pasti agli escursionisti/alpinisti occasionali solamente all’esterno, riorganizzando e ampliando le aree esterne oppure somministrando in take away. Alcuni si sono dotati di lettore QRcode e, allestendo zone adeguatamente isolate, riescono a soddisfare le due tipologie di clienti. Ma questi ultimi, avendo solitamente a disposizione esigui spazi in rifugio, sono casi più rari. 

"Senza entrare nel merito dell’efficacia o meno delle norme sul green pass - conclude Benedetti - non posso negare che abbiano portato un generale scompiglio e non poche perplessità nel mondo dei Rifugi Alpini, rischiando di metterne in discussione addirittura l’essenza, condizionando pesantemente il concetto di accoglienza. Il Rifugio è luogo di accoglienza per definizione, specialmente in caso di maltempo o in presenza di emergenze; subordinarne la fruizione all’esibizione del green pass significa privare il territorio di un presidio dalle mille funzioni, non per ultima quella di primo soccorso. Credo che questa non sia stata la volontà del legislatore, ma semplicemente non abbia pensato a questo aspetto. I Rifugi non sono strutture ricettive tradizionali e, legislativamente, dovrebbero essere trattati autonomamente".

I commenti dei gestori 

C'è molta confusione nell'interpretazione delle norme.

Abbiamo sentito alcuni gestori dei rifugi delle Valli Cuneesi. A loro la parola su come è andata nei loro presidi in questi primi giorni di Green Pass 

Mary Bacani, gestore rifugio Soria-Ellena in Valle Gesso "C'e molta confusione con questo Green Pass. Noi lo stiamo chiedendo per il pernottamento, ma sono in molti a non averlo, in particolare in famiglia - dove i più piccoli non lo hanno ancora - e purtroppo a malincuore non possiamo accettare la prenotazione. La situazione cambia per quelli che sono in possesso della carta verde. Ci siamo attrezzati con la (App) per la verifica e sono stati molte le persone che hanno scelto il rifugio stile "mordi e fuggì" solo per il pranzo". Si spera in un miglioramento nei prossimi giorni". 

Andrea Sorbino, gestore Rifugio Giacoletti in Valle Po "Non è obbligatorio per chi fa la mezza pensione o la pensione completa. In linea generale chi viene da noi prenota, sia italiani che stranieri (francesi, olandesi, svizzeri), ed esibiscono quello (cartaceo). 

A chi arriva in giornata per mangiare all'interno del Rifugio e non ce l'ha, diciamo di no, mentre per i pasti consumati all'esterno del presidio non lo chiediamo perché non è obbligatorio. 

Comunque il tutto non è ben chiaro e la gestione può essere anche complicata. Abbiamo già le nostre difficoltà in quota. Da una settimana siamo in emergenza con l'acqua e questo va ad incidere sulla gestione del nostro lavoro, il green pass non può complicarci ulteriormente le giornate. Ci è capitato di ospitare all'ultimo un escursionista arrivato di notte che non è riuscito a montare la tenda, quindi per necessità lo abbiamo accolto lo stesso. Del resto i rifugi sono presidi e in quanto tali devono garantire in caso di difficoltà l'ospitalità all'interno degli stessi. Noi non riusciamo proprio a dire di no, verrebbe a meno il senso del rifugio alpino". 

Oliviero Patrile gestore Rifugio Vallata in Valle Varaita "A causa del tempo un po' ballerino e della ventosa giornata di domenica (9 agosto), che ha impedito qui al Vallanta di consumare pasti all'esterno. Diciamo che il primo fine settimana con il green pass ha condizionato senza dubbio il flusso all'interno del rifugio. Chi non aveva il geen pass ha infatti optato per la discesa vedendosi impossibilitato a pranzare dell'interno del presidio. 

Questo è il problema principale di chi lavora in quota e il green pass in questo momento non aiuta a lavorare come si dovrebbe. Si spera che questa procedura serva a poter riaprire con tranquillità senza ulteriori restrizioni". 

Matteo Eula gestore Rifugio Don Barbera in alta Valle Tanaro "Noi da un pò di tempo abbiamo adottato la formula che predilige il servizio esterno con l'allestimento di due banconi, uno per prenotazioni delle bevande, l'altro per i pasti. Sul traffico di pranzo sono stati davvero pochi a consumare all'interno. In questo caso, abbiamo chiesto di esibire il green pass tramite l'App dedicata e con la successiva verifica del documento di identità. Certamente nei giorni di pioggia o di temporale, sarà più complicato, vedremo come fare. Fino all'anno scorso siamo sempre riusciti a gestire tutto bene. Voglio ben sperare non possa essere questo green pass a frenare gli escursionisti. Non siamo ancora tornati alla normalità, però ci sono più pernottamenti: i due terzi dei clienti arrivati qui ne sono in possesso, quindi salgono in tranquillità e non abbiamo avuto disdette. Anzi, abbiamo riguadagnato una parte dei clienti tedeschi, olandesi, belgi, che fanno il giro del Marguareis o la GTA verso il mare fino a Ventimiglia ".  

Tiziana Fantino

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