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Al Direttore | 16 settembre 2021, 10:25

Variante di Demonte: quarant’anni di un’attesa non più tollerabile

L’ex consigliere provinciale Chiarenza: "Nientemeno che ventuno gli enti chiamati a dire la loro su un’infrastruttura fondamentale per il futuro della Valle Stura e non solo"

Variante di Demonte: quarant’anni di un’attesa non più tollerabile

Riceviamo e pubblichiamo.

Egregio Direttore,

mi sono preso la briga di riscontrare il parere negativo del Ministero della Cultura, Direzione generale archeologia, belle arti e paesaggio, riguardo la S.S. 21 della Maddalena, variante di Demonte, “Resti del Forte di Demonte”. 

Dalla comunicazione risultano coinvolti nella annosa questione addirittura 21 organismi tra ministeriali, statali, regionali e provinciali. Non li sto a elencare, ma sono proprio in ventuno, a dire la loro. Risultato, siamo all’ennesimo ordine di fermata di una “variante” che riguarda tutta la Valle Stura – e non solo, visti i trasporti tra Italia e Francia – per il suo futuro viario, ambientale, sociale ed economico.

Il problema di Demonte non è solo un semplice disagio per l’inquinamento e l’insicurezza per l’attraversamento del centro storico; sono evidentemente i diritti alla salute e alla vivibilità a essere chiaramente compromessi. Il Comune di Aisone è strangolato dal traffico pesante. Vinadio richiede spazio di manovra per lo stabilimento delle Fonti, risorsa molto redditizia.

In più, l’intera Valle Stura percorsa dalla S.S. 21 non può sopportare nelle attuali condizioni l’intenso traffico veicolare che porta al valico della Maddalena, peraltro intransitabile per 4 mesi all’anno.

Già nell’ormai lontano 1981, in un convegno organizzato a Cuneo dalla Camera di Commercio e da quelle dei dipartimenti d’Oltralpe, il direttore dell’Anas di Torino qualificava “urgente” la circonvallazione di Demonte e di Aisone per sopportare il traffico transalpino. Tutti d’accordo, politici, amministratori, sindaci, imprenditori italiani e francesi, in una visione globale che non investiva solo il territorio locale, ma un percorso stradale di importanza nazionale.

Da allora, una lunga sequela di incontri, riunioni plenarie, discussioni, progetti (ben cinque), stanziamenti di bilancio, contestazioni, promesse autorevoli non mantenute. Negli ultimi anni si sono aggiunte nuove prescrizioni europee e in questi ultimi tempi nuovi veti da parte dei ministeri competenti per ragioni ambientali e culturali.

Quando insorgono giudizi contrastanti da parte dei vari ministeri dovrebbe intervenire da arbitro e decidere il Presidente del Consiglio. Ma anche in questo caso si ripete la problematica che in provincia di Cuneo impedisce di ultimare l’autostrada Asti-Cuneo.

Figuratevi che è dagli anni del Dopoguerra che si pone a livello nazionale il dibattito sul potere decisionale e sulla limitazione del centralismo burocratico. Vi si sono impegnati illustri, preveggenti costituzionalisti come Piero Calamandrei, Carlo Costamagna, Giuseppe Maranini, Massimo Saverio Giannini. Ma il sistema politico non vuole e non può intervenire: primo, per non rimuovere radicate posizioni di potere partitocratico; secondo, per non adombrare provvedimenti “autoritari” non in linea con l’antifascismo ideologico.

Comunque, per concludere, ritengo che il migliaio di famiglie di Demonte, e le altrettante di Aisone e di Vinadio, che sappiamo non smaniare per l’urgente approvazione della proposta di legge Zan sull’omofobia e i gender, e che pensiamo non stia a loro particolarmente a cuore la concessione al più presto della cittadinanza italiana subito e a chiunque nasca nel nostro Paese, abbiano tutto il diritto di pretendere da chi governa un impegno sollecito e risolutore per la realizzazione della circonvallazione di Demonte e Aisone.

A questo proposito, fra il sacro e il profano, possono anche suggerire al parroco di Vinadio, che ha recentemente celebrato in chiesa il 25° anno di attività delle Fonti di Vinadio, di chiedere a questa grossa azienda dall’alto fatturato di scendere in campo anch’essa per pretendere la circonvallazione.

Altrimenti, i casi sono due. O ci ridiamo sopra, rassegnati che dobbiamo ancora attendere chissà fino a quando gli accertamenti e i pareri dei 21 dirigenti d’ufficio indicati, oppure ci arrabbiamo ancora di più, in attesa di sfogarci con chi sappiamo alle prossime occasioni di voto.

Distintamente.

Paolo Chiarenza (ex consigliere provinciale di Cuneo)

lettera firmata

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