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Ad occhi aperti | 18 settembre 2021, 07:50

Il futuro è adesso ma nessuno può vederlo - How It Ends

Una società post-apocalittica esista già nelle ombre di quella che viviamo quotidianamente, nei luoghi più isolati e nascosti, nelle aree più periferiche e dimenticate

Una scena del film

Una scena del film

“How It Ends” (La fine) è un film di produzione canado-statunitense del 2018 scritto da Brooks McLaren e diretto da David M. Rosenthal. La pellicola racconta di Samantha e Will, una coppia in dolce attesa e intenzionata a sposarsi, che incontra però le diffidenze di Tom, il padre di lei (ex-militare che ha fatto fortuna). Il primo incontro tra di loro viene irrimediabilmente scosso da una serie di eventi cataclismatici di diverso tipo collegati, forse, allo sgancio di alcune bombe nucleari in territorio statunitense: la famiglia, forzatamente riunita, cercherà di raggiungere il Canada per mettersi in salvo.

La notizia avrebbe anche dell’incredibile se gli aspetti tristi dell’insieme non prendessero forzatamente il sopravvento su tutto il resto. E, nel mondo dei riders e delle consegne a domicilio – realtà che, con la pandemia, è balzata agli onori della cronaca per più di un motivo – è facile scivolare in questo baratro.

Il fatto è questo: a Napoli, qualche giorno fa, è scoppiata una rissa nel quartiere Miano, nei pressi di un McDonald’s, che ha portato un ragazzo in ospedale per diverse ferite da coltello, in gravissime condizioni. In breve, la rissa è stata originata da alcuni dissapori tra riders chiamati proprio dal locale McDonald’s, nello specifico a causa di una consegna “rubata” e dell’intimazione che, nel quartiere, solo i residenti possono effettuare consegne: uno scontro tra gruppi di lavoratori, insomma, la proverbiale “guerra tra poveri”.

Il gusto che lascia in bocca la notizia, come dicevo, non è dei migliori. E a un fan sfegatato del genere fantascientifico come il sottoscritto non può non far pensare alle tante iterazioni del “sottogenere” post-apocalittico: narrazioni – vuoi per cinema, letteratura, fumetto – che raccontano un mondo in cui la società ha raggiunto il collasso per diverse possibili ragioni, e in cui uno o più gruppi di sopravvissuti provano con tutte le proprie forze a sopravvivere. Spesso lanciandosi, appunto, in “guerre tra poveri”.

“How It Ends” rientra perfettamente all’interno del genere e, pur non essendo certamente il suo esempio più alto e riuscito, è un buon film del filone sotto diversi aspetti: ha ottimi attori, per lo più in parte, e una vicenda sufficientemente centrata e “in focus”, con protagonisti i membri di una famiglia che nella difficoltà di sopravvivere in un ambiente ostile si scoprono più simili che diversi.

Spesso, nella narrazione post-apocalittica, è questo il punto di arrivo: comunque funzioni il mondo che ci circonda, noi esseri umani abbiamo la possibilità di renderlo migliore, di costruire qualcosa di buono, ma soltanto se ci impegniamo assieme. Ed è così che il lato tragico della vicenda di Napoli e della “guerra tra riders” si svela completamente: non è così che dovrebbe andare il mondo, non è così che si dovrebbe farlo funzionare. Ma è così che ha funzionato, è così che a volte funziona.

Perché se la filosofia sostanziale del genere post-apocalittico è certamente connotata da un orizzonte di speranza quanto mai raggiungibile, è anche vero che l’altra faccia della medaglia di questa “grande favola di rinascita” è che gli esseri umani hanno anche, e con estrema facilità, la possibilità di rendere un mondo devastato e quasi invivibile più orribile di quanto già non sia. Cadendo inevitabilmente nel classismo, nelle divisioni, nella paura, nel sospetto, nel proibizionismo, nella territorialità. In tutti gli aspetti peggiori, insomma, che caratterizzano qualunque struttura sociale anche oggi.

Viene da chiedersi, insomma, se la fantascienza post-apocalittica (ma la fantascienza in generale) descriva davvero il mondo di domani, oppure un’inclinazione del mondo di oggi. L’implicazione è, ovviamente, che una società post-apocalittica esista già nelle ombre di quella – apparentemente funzionante – che viviamo noi quotidianamente, nei luoghi più isolati e nascosti, nelle aree più periferiche e dimenticate. Il futuro è adesso, solo che non siamo capaci di vederlo.

Simone Giraudi

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