Attualità - 18 settembre 2021, 08:03

Il benvenuto di Bra alle Clarisse di Boves nella messa celebrata alla Madonna dei Fiori (Foto)

Completato così il trasferimento delle 5 religiose. La cerimonia venerdì 17 settembre. Fra Luca Volontè: “Stessa gioia e sofferenza provata da Francesco nel ricevere le stimmate”

Il benvenuto di Bra alle Clarisse di Boves nella messa celebrata alla Madonna dei Fiori (Foto)


‘Ora et labora’ come tutti i (santi) giorni in 150 anni. Le ultime cinque Sorelle povere di Santa Chiara hanno lasciato il monastero di Boves per trasferirsi a Bra. Una vita in clausura, tra lavoro, opere di carità e tante, tantissime preghiere.

Il viaggio di trasferimento in pullman nella nuova sede è stato l’occasione di (ri)vedere il mondo. Un mondo flagellato dalla pandemia, dai conflitti, dalla crisi e dalla disoccupazione. Ma queste notizie arrivano anche nei conventi, dove sono ancora in tanti a chiedere sostegno, non solo religioso.

Ad esprimere lo stato interiore ci ha pensato Suor Anna Serena, ex Madre Badessa, che con semplicità e dolcezza si è fatta portavoce di chi per anni ha pregato nel silenzio e meditato nella fede. “Ringraziamo Boves per il bene che ci ha voluto, continueremo a pregare per tutti fino a quando vorrà il Signore. Siamo le ultime discendenti di uno zoccolo che ivi prese piede 150 anni fa. Le prime sorelle, infatti, sono arrivate a Boves nel 1870, provenienti da Carignano ed erano in quattro. Il monastero è stato voluto dal parroco di Boves dell’epoca, che era amico di don Bosco e si era molto attivato per avere la presenza delle Clarisse. Con l’arrivo a Bra, si chiude un libro e se ne apre un altro. Il legame che ci unisce alla gente non è dato dalla distanza che separa. In questi anni abbiamo ricevuto molto e dobbiamo restituire attraverso l’amicizia e soprattutto la preghiera”. Poche parole per riaffermare l’obbedienza e il rispetto della regola alla quale hanno improntato la loro esistenza.

La cerimonia di accoglienza di Suor Anna Serena, Suor Marilena Ester, Suor Anna Maria, Suor Maria Stella, Suor Maria Enrica si è svolta venerdì 17 settembre nel Santuario della Madonna dei Fiori. Nel giorno di commemorazione dell’impressione delle Stimmate di San Francesco d’Assisi, hanno ricevuto il saluto della comunità braidese con la Messa solenne officiata dal salesiano don Sabino Frigato, vicario episcopale della diocesi di Torino, che ha presieduto il rito in mezzo ad uno stuolo di concelebranti tra i quali il rettore del Santuario, Monsignor Giuseppe Trucco; il moderatore dell’Unità Pastorale 50, don Giorgio Garrone; il direttore dei Salesiani di Bra, don Alessandro Borsello; il parroco di Boves, Bruno Mondino e Fra Luca Volontè, assistente della Federazione Clarisse Piemonte, Liguria, Lombardia.

Proprio Fra Luca ha offerto un’omelia carica di significati in comunione tra loro: “Il fatto odierno è spiegato bene dalla festa dell’impressione delle stimmate di San Francesco. Una festa che, come riporta il biografo San Bonaventura, tiene insieme, da una parte, la gioia che prova Francesco nel vedere il Serafino e, dall’altra parte, la sofferenza che poi si imprime nella sua carne con le Stimmate. Così oggi è un momento di gioia, caratterizzato dall’accoglienza e dal formarsi di una nuova comunità, ma dall’altra parte c’è un po’ una fatica, una piccola ferita per la chiusura del monastero di Boves. Ciò fa parte di quella possibilità di rileggere non solo questa situazione, ma anche la nostra vita nell’ottica del mistero pasquale, fatto di morte e risurrezione con le due cose che non possono essere separate”.

Tante le persone presenti, tra le quali il sindaco di Bra, Gianni Fogliato, il suo vice Biagio Conterno, i consiglieri comunali Bruna Sibille e Raimondo Testa, oltre ad una larga fetta di popolazione bovesana guidata dall’ex sindaco Piergiorgio Peano. E non sono mancati attimi di emozione, specie durante l’incontro con la Madre Badessa Suor Maria Amata e le dieci Sorelle della fraternità di Bra, sempre sorridenti, anche sotto la mascherina.

La celebrazione è stata animata dal coro delle religiose braidesi, insieme alle Clarisse di Vicoforte, giunte apposta per l’occasione, per un’intensità che si è coagulata al momento della foto collettiva, storia di un tempo che passa e che cambia. “È un momento di gioia - ha commentato Suor Maria Amata -, ma anche un doloroso strappo per le nostre sorelle di Boves lasciare il loro amato monastero e la loro cara comunità locale bovesana… Un passo preparato da un lungo cammino di reciproca conoscenza, incontro e frequentazione tra le nostre due fraternità. Per noi sorelle clarisse la dimensione fraterna, insieme alla vita contemplativa, è un fondamento dell’ispirazione carismatica di santa Chiara e san Francesco d’Assisi. Quando, per vicende storiche e avanzamento dell’età si contrae troppo, allora unirsi ad un’altra fraternità è una scelta vitale. L’immagine a noi tutti familiare è quella della potatura. Ogni albero piange…, ma per un più di vita! La festa francescana delle Stimmate di San Francesco è proprio una festa dove amore e dolore danzano insieme. Ma forse qui non è racchiuso il mistero di ogni vita?”.

La funzione è stata molto sentita anche dai fedeli presenti, segno della considerazione e dell’apprezzamento che tanti nutrono verso chi sceglie una vita contemplativa, di preghiera per tutto il mondo, che oggi ne ha tanto bisogno.

Le Sorelle Clarisse sono una comunità di monache di vita contemplativa che vivono in clausura secondo i carismi di umiltà, povertà, carità e tenerezza, dedicandosi alla preghiera, al lavoro manuale e alla meditazione della Parola di Dio.

La storia delle Sorelle Povere di Santa Chiara in terra braidese inizia nel 1629 quando padre Stefano Dentis, frate francescano, in un corso di predicazione riuscì a suscitare entusiasmo e interesse a Margherita Saracena. Margherita, in seguito, insieme ad alcune compagne costituì il primo nucleo di donne dedite alla preghiera e alla vita in comune. Il primo Monastero si ebbe il 17 gennaio 1633. Nel 1802, con il decreto di Napoleone che stabiliva la soppressione degli ordini religiosi, le Clarisse si rifugiarono in una casa privata situata in Bra. Nella nuova casa la vita monastica riprese, però l’edificio non era adatto alla vita religiosa, non aveva la chiesa, ma solo un piccolo oratorio. Si pensò allora di costruirne uno nuovo. L’11 luglio 1894 le Clarisse lasciarono la minuta casa ed entrarono nel nuovo e attuale Monastero.

Da quegli anni in poi numerose sorelle si sono susseguite, fino a passare il testimone alle attuali 15 consacrate. “Cerchiamo di essere presenza di riferimento e di comunione nella Chiesa diocesana e limitrofa. Dal servizio della preghiera a quello dell’accoglienza e dell’ascolto, raccogliamo il profondo e vivo desiderio di spiritualità e la sincera ricerca di fede da parte di tanti fratelli e sorelle”, così la comunità delle Sorelle Clarisse.

Il Monastero in viale Madonna dei Fiori, 3 concede la possibilità di partecipare alla preghiera dal lunedì al venerdì con il canto delle lodi alle ore 7.10, il Rosario alle 7.40, il canto del Vespro alle 17.20 e la Santa Messa alle 18. Al sabato avvengono le celebrazioni delle Lodi, seguite dalla Santa Messa alle 7. Ogni domenica e giorni festivi alle ore 8.10 si prega l’ora Terza, seguita alle ore 8.30 dalla liturgia eucaristica. Sempre la domenica, a partire dalle 15.30, viene esposto il Santissimo Sacramento per l’adorazione silenziosa ed alle 17 c’è ‘Vocainsieme’, un momento guidato di adorazione per le vocazioni e per intenzioni specifiche, che vengono depositate dai fedeli in un’apposita cassettina ubicata al fondo della chiesa e poi raccolte e presentate al Signore. La chiesa del Monastero è aperta tutti i giorni, ininterrottamente, dalle 6 alle 19 e tante persone la varcano per una sosta ristoratrice alle radici del silenzio e dell’incontro con Dio.

E poi ci sono le novità, come quella che ci raccontano le stesse consacrate: “È di questi ultimi mesi una bella esperienza che stiamo vivendo. Ogni giorno, nella nostra chiesa vi è l’Adorazione eucaristica ininterrotta dalle ore 8 alle ore 17, dal lunedì al giovedì. Tanti fratelli e sorelle della nostra città (e non solo) si sono organizzati nei diversi orari per assicurare la loro presenza adorante e di preghiera. Questo ci testimonia quanto desiderio di Dio e di silenzio abita il cuore di tanti fedeli”.

Alla base dell’opera delle Sorelle Clarisse c’è un valore cristiano che anima tutta la loro missione: l’amore per il prossimo predicato dal Vangelo di Cristo, manifestato con il sorriso e la serenità del cuore per una testimonianza di unità e fratellanza nel nome di San Francesco e Santa Chiara.

Ma che cosa spinge, nel Terzo Millennio, a scegliere un’esistenza in clausura. “Tutto parte dalla chiamata di Dio - raccontano - e per noi Clarisse ad esempio è fondamentale il dono completo di sé. Attraverso la preghiera raggiungiamo tutti coloro che hanno bisogno”. Già, le preghiere. Un appuntamento fondamentale per chi ha deciso di sposare il Signore e la via della povertà: “Nello spirito di santa Chiara, che è stata la prima donna a dettare una Regola, non possediamo nulla. Contiamo sulla Provvidenza, i frutti del lavoro e le offerte dei fedeli”.

Fa mancare il fiato, la parola clausura. Ma che cosa vuol dire veramente vivere in clausura? “Intanto, la mobilità fuori dal monastero è limitata ad alcune particolari circostanze, come per motivi di salute, per la formazione, per la visita ai familiari gravemente ammalati. Se la vita in clausura comporta un limite nello spazio, però offre una vita interiore che si dilata in profondità e… in estensione. Così il limite dello spazio e del tempo viene superato attraverso la preghiera”, spiegano ancora le Sorelle.  

Per chi le guarda da fuori l’isolamento dall’esterno è una privazione, per loro è una risorsa: nel silenzio e nella vita contemplativa trovano Dio. Che significato ha la clausura, così come è stata concepita da secoli? Oggi pur restando chiusi in una stanza si può raggiungere tutto il mondo, basta avere una connessione Internet. Per le monache questo obiettivo si ottiene con la preghiera, come nel 1300. E con Internet, ma usato con parsimonia e discernimento.

C’è un grande bisogno di spiritualità oggi, ma monaca di clausura lo diventa solo chi trova la propria dimensione nella comunione con Dio. E sperimenta la libertà fra queste mura: quella di essere se stessi, di vivere secondo la propria vocazione e la propria inclinazione più profonda”, dicono.

Era fuori che queste donne si sentivano un po’ strette. Nella loro vita in apparenza perfetta, ma venata da un senso di incompiutezza che non riusciva a placarsi in alcun modo.

Come si vive il voto di castità? “Il nostro cuore è per il Signore. Vivere immerse nell’amore che sentiamo e darlo agli altri. Con la preghiera. Con parole di sostegno quando le persone bussano alla nostra porta”. Perché la fecondità si esprime anche nell’abbondanza di grazia che la preghiera ed i sacramenti riversano sulla vita, insieme ai preziosi doni che sono diventati il tipico saluto francescano: “Pace e bene”.

La giornata è scandita dal ritmo della preghiera e del lavoro suddivisi con equilibrio nell’arco della stessa giornata: “Iniziamo con il canto delle Lodi alle ore 5.45 e proseguiamo la preghiera fino alle 9 con l’ora Terza; poi inizia il nostro tempo di lavoro in cucina, nell’orto, di riassetto e pulizia. Il pranzo e la cena sono vissuti in silenzio, anche se alla sera ascoltiamo il radio giornale, perché per noi Sorelle è fondamentale che cosa il nostro mondo stia vivendo”. In mezzo dialogo, letture e anche giochi. “La nostra vita, insieme al silenzio, vive anche la gioia della comunione, che comprende anche momenti distensivi e di ricreazione fraterna. Abbiamo spazi dedicati alla formazione e hobby come lettura, giochi di carte o con la palla”.

È tutto qui? Niente affatto. Dalle loro parole appare evidente il motto ora et labora: “Servizio principale e tradizionale è quello della produzione di ostie per le Messe delle chiese cittadine e limitrofe, per cui in un mese raggiungiamo il numero di circa 250mila particole. Altri impegni sono il confezionamento di corone del rosario, icone incollate su legno, pergamene scritte in gotico, la decorazione di candele e di ceri pasquali. Tutte attività che, comunque, non tolgono tempo alla preghiera che culmina alle 18 con la Messa, preceduta dalla preghiera vespertina delle 17.20. Infine, alle ore 21, la preghiera di compieta che ci introduce nel silenzio”. Ogni giorno, ogni anno della loro vita.


Silvia Gullino

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