Curiosità - 19 settembre 2021, 07:45

Dalla penna del poeta braidese Bernardo Negro una poesia dedicata a Cheese

“Formaggio” è il titolo della sua ode, accompagnata dalla tavola della disegnatrice di manga Manuela Fissore

Dalla penna del poeta braidese Bernardo Negro una poesia dedicata a Cheese

Una bella full immersion nel mondo dei formaggi, presentati da affinatori ed espositori arrivati da ogni parte del mondo a Bra: tutto questo e molto altro è Cheese, che ha preso il via venerdì 17 settembre e che movimenterà le papille gustative fino a lunedì 20 settembre.

Non manca niente: eccellenze casearie, degustazioni, seminari, street food. E poi c’è lui Bernardo Negro: a Bra non si può celebrare questa ricorrenza senza i suoi versi dal titolo “Formaggio”, che si sposano all’opera della disegnatrice di manga Manuela Fissore.

Un binomio artistico tutto braidese, che riesce a donarci l’essenza di questa importante manifestazione, giunta alla 13ª edizione. L’ode è stata pubblicata anche sulla pagina Facebook del poeta e fa parte di una raccolta che testimonia il rapporto d’amore con una città, una generazione e un’epoca intera. Bello farci una navigata.

Eccola, la poesia.


FORMAGGIO


Il pastore scolpiva la morbidezza del latte.

Non era un impasto, ma una calda geometria.

Ogni rotondità aveva un sapore misterioso

e lui sapeva che il segreto dà felicità al cuore.

Il sortilegio era far maturare la freschezza,

farle assorbire il profumo delle stagioni,

rispettarla come un invito a Primavera

quando sembra che il cielo disegni un incanto

nella perfezione che arrotava nubi di latte.

A volte il mondo calpestava le forme

o si arrugginiva nella fame.

Il pastore vegliava la sua cantina,

dava un nome ai giorni

che avevano visto cagliare il candore

come fosse un fiore che solleticava l’anima.

Portava i formaggi alle fiere quando l’Autunno

si faceva precoce tanto da intiepidirne il gusto

di un’ultima illusione estiva. Ora la morbidezza

era in altre mani come il sapere delle stagioni.

Quello dei formaggi si confondeva, avvolgeva

anche il maturare riscoperto dal tempo. Colori

di vita si allargavano come in una semina.

Lì il pastore ritoccava le forme della sua infanzia

quando il colore del latte si fermava negli occhi

e mai pensava di farne solido cuore tra le mani.

Poi ogni maturazione divenne lieve. Alle fiere

specchiava le rughe sulla sua fronte nel lucido

del peso. Ma sorrideva più alle forme

che a stesso. Voleva tornare alla sua cantina

dove una volta aveva fatto anche all’amore.

Fu la sola volta che una donna gli sorrise

col formaggio tra le mani e la passione

ebbe il gusto che veniva dal buono della Terra.

Silvia Gullino

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