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Attualità | 26 settembre 2021, 08:00

Schegge di luce: pensieri sui Vangeli festivi delle Sorelle Clarisse di Bra

Commento del Vangelo della Santa Messa di oggi, XXVI Domenica del Tempo Ordinario

Le Sorelle Clarisse di Bra

Le Sorelle Clarisse di Bra

In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: “Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva”. Ma Gesù disse: “Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi.

Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa. Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare.

Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna.

E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue”. (Mc 9,38-43.45.47-48)

Oggi, 26 settembre, la Chiesa giunge alla XXVI Domenica del Tempo Ordinario (anno B, colore liturgico: verde). A commentare il Vangelo della Santa Messa sono le Sorelle Clarisse di Bra, inaugurando così la rubrica ‘Schegge di Luce, pensieri sui Vangeli festivi’, che vuole essere una carezza tenera per tutte le anime in questo tempo buio e difficile.

Amore, vita, valori, spiritualità sono racchiusi nella breve, ma significativa, riflessione che la fraternità braidese del Monastero di Santa Chiara ci offre. Parole e pensieri di straordinaria lucidità e semplicità, ma dotati di una forza capace di entrare nel cuore e nella mente.

Eccolo, il commento.

“Il Vangelo evidenzia la tentazione del credente di porre ostacolo all’azione dello Spirito se questa si manifesta in modi e forme non corrispondenti ai suoi schemi.

L’atto con cui i discepoli impediscono ad uno sconosciuto di cacciare demoni, perché non fa parte del loro gruppo (‘non era dei nostri’; letteralmente ‘non ci seguiva’) dimostra la pretesa del gruppo dei discepoli di detenere il monopolio della presenza del Signore e di stabilire chi potesse e chi non potesse agire nel nome del Signore. Gesù si oppone a tale identità di gruppo chiusa, legata ad una logica di pretesa di dominio e di potere, affermando: ‘Chi non è contro di noi, è per noi’.

Affiora qui il problema dell’inimicizia, la radicalità evangelica impedisce alla chiesa di fabbricarsi dei nemici o di considerare l’altro un lontano o nemico. Si può gestire l’accoglienza della diversità come ricchezza reciproca, come carità che non annulla le differenze, ma è capace di trarre il bene da ogni evento e situazione personale.

Occorre, quindi, vigilare sul proprio agire (mani), sul proprio comportamento (piedi) e sulle proprie relazioni (occhi) per non divenire scandalo e ostacolo al cammino di fede dell’altro. Dobbiamo osare il coraggio di rinunciare a tutto ciò che può ostacolare l’ingresso nel Regno, ingresso che avviene non a partire da un di più o da una pienezza, ma da un vuoto, da una mancanza, da una povertà. Abbiamo qui l’esigenza di una lotta contro le tendenze anti-relazionali e anti-evangeliche.

San Francesco, nell’Ammonizione VIII, ci invita ad evitare il peccato d’invidia. Dice l’Apostolo: ‘Nessuno può dire Signore Gesù, se non nello Spirito Santo’ e ancora: ‘Non c’è chi fa il bene, non ce n’è neppure uno’. Perciò, chiunque invidia il suo fratello per il bene che il Signore dice e fa in lui, commette peccato di bestemmia, poiché invidia lo stesso Altissimo, il quale dice e fa ogni bene (FF 157)”.

Silvia Gullino

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