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Politica | 26 settembre 2021, 07:30

Paolo Bongioanni guida i Fratelli all’arrembaggio del centrodestra

Dopo lo scazzottamento sugli “usi civici montani” e una volta conosciuto il responso del voto di Torino, i tre partiti proveranno ad abbozzare qualche ragionamento in vista delle amministrative di Cuneo, Mondovì e Savigliano. Ad oggi, il gioco d’attacco di FdI costringe Lega e Forza Italia in difesa

La rappresentanza cuneese alla manifestazione di Torino in piazza Castello del 23 settembre, alla presenza di Giorgia Meloni

La rappresentanza cuneese alla manifestazione di Torino in piazza Castello del 23 settembre, alla presenza di Giorgia Meloni

“Il fatto che la Lega non lo abbia voluto candidare alle regionali è stata la  grande fortuna di Bongioanni. Se fosse stato eletto nella Lega sarebbe stato uno dei 23 anonimi “peones” di Palazzo Lascaris, condannato all’irrilevanza”.

Così un amministratore di lungo corso, oggi fuori dalla mischia, commenta la scalata al potere di Paolo Bongioanni, ex direttore dell’Atl Cuneo e oggi potente capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione.

La seconda fortuna – aggiungiamo noi – è stata la mancata nomina ad assessore, ipotesi che era stata paventata dopo l’arresto (e le conseguenti dimissioni dalla giunta) di Roberto Rosso.

Al posto dell’assessorato gli è toccata la presidenza del gruppo regionale, ruolo che gli dà accesso a tutte le trattative di maggioranza e che gli ha conferito un potere diffuso. Funzione che, in provincia di Cuneo, gli consente di agire da dominus incontrastato in tutto ciò che ha a che vedere con le nomine, a partire dalle innumerevoli società partecipate dalla Regione.

Il potere di Bongioanni è aumentato a dismisura in questi ultimi mesi anche perché è lui il frontman del partito, nel momento in cui Fratelli d’Italia viene indicato dai sondaggi in fase di sorpasso sulla Lega.

Pur sotto l’occhio vigile del coordinatore provinciale William Casoni e col placet della meno aggressiva sindaca di Argentera e deputata Monica Ciaburro, è stato lui, insieme al suo braccio destro Rocco Pulitanò, a condurre la campagna acquisti, il più delle volte a spese dei partner di coalizione.

E a proposito di ingaggi, voci insistenti, dopo la venuta di Giorgia Meloni a Torino, dicono che presto potrebbe arrivare a rimpinguare le fila di FdI qualche vecchia gloria della prima stagione berlusconiana cuneese.

Le trattative sono da affinare, ma il percorso di avvicinamento è avviato.

Bongioanni è un “fratello” anomalo. Non arriva dal vecchio Movimento Sociale come Paolo Chiarenza, né ha trascorsi in Alleanza Nazionale, ma nemmeno può essere definito un “crosettiano” della prima ora.

Si potrebbe osservare che è capocorrente di se stesso.

Il piglio organizzativo maturato nell’Atl e ora trasferito in politica piace ai capi, perché – insieme al traino della Meloni e di Crosetto – ha concorso a rianimare e rilanciare il partito nel Cuneese.

Non si sottrae alla definizione di “Kaimano”, anzi se ne compiace quando si tratta di attuare prove muscolari, sia con gli attrezzi della palestra che nei confronti degli avversari o degli stessi partner di coalizione.

Tuttavia, anche per lui non tutte le ciambelle escono col buco, come la vicenda degli “usi civici montani”, sulla quale è incorso nella reprimenda dei colleghi consiglieri regionali Franco Graglia (Forza Italia), Matteo Gagliasso e Paolo Demarchi (Lega).

Che questi ultimi due avessero considerato un colpo di mano la nomina di Beppe Carlevaris alla guida di VisitPiemonte si sapeva.

Non già perché Gagliasso e Demarchi avessero riserve sull’albergatore di Limone, cui viene riconosciuta competenza e professionalità, quanto perché non erano stati interpellati e quindi non resi partecipi della nomina. 

I mugugni erano stati soffocati perché nessuno dei due aveva osato innescare un braccio di ferro, per di più a designazione avvenuta.

Le contromisure – come cantava De Andrè – fino a quel punto si erano limitate all’invettiva.

Quando però Bongioanni – forse con un eccesso di sicumera – ha voluto calcare la mano sugli usi civici alpini hanno colto la palla al balzo per restituirgli la pariglia.

Hanno trovato manforte nel vicepresidente forzista del Consiglio regionale, Graglia, il quale, di norma, anche per il suo ruolo istituzionale, si tiene alla larga da contenziosi di questa natura.

Ma Bongioanni, che ama il ring, ha replicato a stretto giro di posta.

Rivolto ai due giovani leghisti che gli avevano fatto le pulci, ha spiegato loro che “bisogna studiare e lavorare”. Un’esortazione, tra il paternalistico e il sarcastico, per dire loro – in modo nemmeno troppo criptico - che non basta tagliare nastri e farsi fotografare all’inaugurazione degli eventi se si vuole “pesare” in politica.

A porre fine alla querelle è dovuto intervenire il presidente Alberto Cirio, che, come un arbitro in una partita di calcio, ha alzato il cartellino rosso e mandato tutti negli spogliatoi a farsi una doccia per raffreddare gli animi.

Al di là del caso in sé, di cui si è ampiamente dato conto su queste pagine e che in questo contesto non interessa riprendere, la vicenda dimostra come siano quanto mai burrascosi i rapporti in seno al centrodestra.

Fratelli d’Italia non cessa di andare all’arrembaggio con un Bongioanni perennemente sulle barricate e con Lega e Forza Italia costrette, per contro, a fare catenaccio.

Tutto questo quando, tra una settimana – conosciuto il responso delle urne di Torino – si tenterà di avviare i primi incontri per le amministrative del 2022, che riguarderanno Cuneo, Mondovì, Savigliano, insieme a Racconigi e Borgo San Dalmazzo.

Fratelli d’Italia ha già prenotato Cuneo, ma – ammesso e non concesso che gli sbilenchi tavoli del centrodestra reggano – non sarà Bongioanni il candidato sindaco, pur se il suo sarà un ruolo importante.

Se il centrosinistra è in alto mare, il centrodestra deve ancora mettere le scialuppe in acqua, considerato che schema di gioco, squadra e capitano sono tutti da inventare.

I tre partiti, FdI, Lega e Forza Italia che dovrebbero dar vita ad una coalizione protesa all’attacco nei tre maggiori centri a partire dal capoluogo di provincia, sono infatti ancora alla ricerca di motivazioni per continuare a restare insieme.

Giampaolo Testa

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