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Attualità | 27 settembre 2021, 12:36

Al Pronto Soccorso di Cuneo pochissimi accessi per Covid, il primario: "Tornati a salire quelli impropri. Sono più del 30%"

Poi spiega: "C'è un bisogno non soddisfatto di prestazioni sanitarie e i pazienti vanno dove trovano risposte, cioè da noi, che ci siamo sempre. Questa cosa non è più gestibile, anche perché mancano medici e ne mancheranno sempre di più"

Al Pronto Soccorso di Cuneo pochissimi accessi per Covid, il primario: "Tornati a salire quelli impropri. Sono più del 30%"

Meno di un accesso al giorno per Covid, ormai da molte settimane. E' il bilancio del Pronto Soccorso di Cuneo.

"Un anno fa - in questo periodo - stavamo iniziando a "ballare". Stava iniziando la seconda ondata e i segni c'erano tutti. Quest'anno per fortuna no. I reparti Covid sono praticamente vuoti, ci sono solo non vaccinati. Oltre a qualche vaccinato che viene individuato come positivo in fase di tampone all'ingresso".

A dirlo il dottor Giuseppe Lauria, primario del Pronto Soccorso di Cuneo. I dati sulla pandemia sono molto positivi, ma al DEA di Cuneo - e non solo - il lavoro non rallenta mai. Anzi. "La pandemia aveva indotto molte persone a non presentarsi al Pronto Soccorso, anche quando ce ne sarebbe stato bisogno, purtroppo. Dall'altro lato, si erano praticamente azzerati gli accessi impropri. Adesso siamo tornati ai livelli di due anni fa, e mi riferisco soprattutto a chi si presenta per problemi che nulla hanno a che fare con l'urgenza. Siamo nell'ordine del 30%. Questo significa affollamento, stress per i medici e difficoltà a seguire chi ha davvero bisogno", evidenzia. 

"Siamo purtroppo tornati alle "abitudini" pre Covid, con l'arrivo di pazienti che non hanno nulla di urgente ma che, evidentemente, non trovano risposte dalla medicina territoriale. Noi siamo aperti h24, sette giorni su sette e vengono tutti qua, ingolfando il reparto. Il DEA non risponde alle patologie croniche, ma se non c'è sufficiente attività ambulatoriale e territoriale, si va al Pronto Soccorso. C'è un bisogno non soddisfatto di prestazioni sanitarie e i pazienti vanno dove trovano risposte, cioè da noi, che ci siamo sempre. Questa cosa non è più gestibile, anche perché mancano medici e ne mancheranno sempre di più. Ci sono DEA che viaggiano con la metà dell'organico necessario. A volte ho la sensazione che il Covid non abbia insegnato niente".

Un sistema che gestisce le emergenze e che si trova, a sua volta, in emergenza. Per problemi di programmazione, per la non attrattività del lavoro in ospedale rispetto all'attività privata, anche a livello economico. "Non ci sono medici. Continuiamo a dirlo, ma le prospettive sono gravissime. Continuiamo a fare incontri, a discutere, ma senza reali soluzioni. Mi pare che non sia sufficientemente chiaro ciò a cui rischiamo di andare incontro nei prossimi anni".

Barbara Simonelli

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