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Attualità | 14 ottobre 2021, 16:38

A Mondovì i “Microcosmi raggianti di fantasia” di Buròt Francesco Russo

La personale. allestita nel Centro Studi Monregalesi, sarà aperta da sabato 16 ottobre e visitabile fino al 1° di novembre nelle giornate di sabato e domenica

Affresco S. Giacomo

Affresco S. Giacomo

Dopo un periodo, abbastanza lungo, di silenzio artistico, Buròt Francesco Russo, si è deciso a riproporre al pubblico le sue nuove espressioni pittoriche.

Lo fa allestendo una personale nel Centro Studi Monregalesi, presieduto dall’ing. Teresio Sordo, a Piazza, in vicolo Monte di pietà, a lato del Duomo.

Apre sabato 16 ottobre, alle ore 16 e resta visitabile fino al 1° di novembre, con l’orario: 16 -19, nei giorni di sabato e domenica.

Remigio Bertolino ha stilato una critica adeguata sul tema “Microcosmi raggianti di fantasia” precisando che “Francesco Russo (Buròt), nel suo lungo iter artistico, ha sperimentato vari materiali, varie forme con cui esprimere le sue sensazioni, i suoi sentimenti, il suo mondo interiore. Nel pittore monregalese vari “stili” si avvicendano in una sorta di continuo fiorire e rifiorire: dal realismo impegnato degli anni Settanta, alla quasi astrazione del ciclo delle forme primordiali degli anni Novanta, da un figurativo moderno e lirico ad un mondo all’insegna del surreale.

In ogni fase del suo operare, il pittore monregalese sprofonda totalmente nel soggetto, ne è come posseduto, fino a sviscerarlo in ogni dettaglio fino al completo esaurimento del tema. Insomma, vi è in lui una assidua ricerca sull’immagine sia mimetica sia creata dalla fantasia e dalla immaginazione. Talora una vertiginosa ebbrezza lo spinge a lasciarsi alle spalle la spoglia realtà per salpare verso i mondi del sogno e della visione. È in questo modo che nascono opere segnate dal fuoco vivo della creazione, dal mondo onirico, dalla ‘rêverie’, dagli strati profondi dell’inconscio.

Che dire dei suoi “quaderni segreti” (quasi tutti inediti ad eccezione di «Alberi»  edito nel 2011  e «Il mondo delle donne»  nel 2018) cui l’artista si dedica ore ed ore con una intensità di ispirazione fuori del comune, talora per tutta la notte, quando il silenzio avvolge lo studio e lui sente le ali della musa che lo avvolgono in un vortice splendente di immagini. Ora, nel nero periodo del confinamento a causa della pandemia, il pittore non è rimasto inerte, ma ha cercato di vedere oltre la desolazione che si stendeva al di là della finestra dello studio.

Si è immerso in un microcosmo di sensazioni cromatiche, di immagini rutilanti, fantasmagoriche. Come Alice nel paese delle meraviglie ha spalancato la porta di mondi paralleli. Ha cercato di evadere dal carcere della solitudine e dell’isolamento attraverso il gioco dell’invenzione continua e spiazzante. Sono scaturite immagini dai colori accesi, stesi sul foglio con i pennarelli in un rimescolamento di stili, di citazioni, di rielaborazioni.  Un volto pare guardarci con occhi multicolori in una sorta di metamorfosi tra Arcimboldo e Picasso. In molte immagini traspaiono soli e  lune antropomorfe, contrassegnate da suggestioni infantili con  le tipiche facce aperte a sorrisi o ripiegate su melanconiche espressioni. Farfalle e gufi in una sorta di arcana contiguità. Ali vibranti nell’aria sono pronte a trasmutarsi  in aquiloni o arcobaleni... L’artista opera ibridazioni tra vari animali, ricuce a frammenti le forme naturali come il vestito di Arlecchino. Esemplare è l’immagine del misterioso uccello dalla magica corona lunare; si accampa a piena figura sul foglio e sembra dirci: «Non abbiate paura» e intanto additarci un orizzonte di luce. Questi mondi fantastici, questi microcosmi raggianti ci regalano una bellezza misteriosa e poetica; ci fanno  ritrovare quel soffio di infantile ‘rêverie’ che ci dona le ali per volare verso il polline d’oro del futuro.”

Buròt, non si deve dimenticare, è un artista poliedrico, spaziando dalla pittura alla grafica, alla scultura litica e su legno, all’affresco, alla fotografia. Ed un pizzico di varie tecniche è presente nell’atrio del Centro.

L'ARTISTA

Francesco Russo (Buròt) è nato a Carrù nel 1945.  Negli anni giovanili frequenta lo studio del maestro valdostano Italo Mus. In seguito quello di Eso Peluzzi, a Monchiero, e più frequentemente quello del maestro francese Max Dissar, a Verduno, cui è rimasto legato da grande amicizia. Inizia ad esporre e partecipare a premi e concorsi di pittura dal 1965. Dal 1970 risiede a Mondovì, dove opera e lavora da oltre cinquant’anni, con premi e riconoscimenti, sia in Italia, sia all’estero.
 Pittore, scultore, ceramista, ha trattato vari temi, dalle visioni accese e liriche delle Langhe a opere impegnate come il ciclo dedicato alla valle Ellero. Nelle sue opere pittoriche l’artista monregalese tende ad una continua ricerca tra figurazione ed astrazione; nelle sculture a sperimentare materiali poveri e naturali come legno e pietra. Ha all’attivo più di cento mostre personali e collettive. Una sua opera monumentale, «Atto d’amore», in marmo bianco di Carrara, è posta all’ingresso del nuovo ospedale di Mondovì. 

rg

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