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Cronaca | 18 ottobre 2021, 13:05

Diciotto anni alla mente della rapina: ultimo atto nel processo per la morte dell’orefice di Monteu Roero

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dai legali del torinese Giancarlo Erbino, considerato l’ideatore del colpo che nel giugno 2015 costò la vita a Patrizio Piatti

La Suprema Corte di Cassazione (Pixabay)

La Suprema Corte di Cassazione (Pixabay)

E’ arrivata venerdì 15 ottobre la decisione con la quale la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso col quale legali di Giancarlo Erbino si erano opposti alla sentenza con la quale, nell’ottobre 2019, la Corte d’Assise di Appello di Torino aveva confermato i 18 anni di condanna già inflitti in primo grado dal Tribunale di Asti a quello che i magistrati hanno accertato essere la mente della rapina sfociata nell’omicidio di Patrizio Piatti, il 59enne orefice di Monteu Roero freddato nel garage della sua abitazione il 9 giugno 2015.

Una rapina finita male, secondo la tesi della difesa, quella pianificata da Erbino insieme a quattro complici, componenti del commando che aveva materialmente messo in atto l'agguato compiuto all'alba nelle campagne roerine. Di quest’ultimo si sarebbe accertato che avevano fatto parte Francesco Desi – dalla cui pistola partì il colpo che costò la vita all’artigiano –, Junior Giuseppe Nerbo, il "palo" Emanuele Sfrecola e Salvatore Messina.

Presto individuati dagli inquirenti chiamati a occuparsi del caso, i primi tre avevano scelto il rito abbreviato, rimediando condanne ridotte in appello a pene comprese tra i 12 e i 16 anni, mentre Messina era divenuto nel frattempo collaboratore di giustizia.

Nei loro confronti la Suprema Corte si era già espressa disponendo la conferma della condanna di secondo grado. La decisione assunta ora (assistito dagli avvocati torinesi Davide Richetta e Mauro Anetrini, Erbino è stato anche condannato al pagamento delle spese processuali) chiude quindi la vicenda giudiziaria seguita alla feroce rapina ordita con l’idea di impossessarsi del tesoro di oro e gioielli che secondo la banda, su indicazione proprio di Erbino, Piatti avrebbe custodito nella sua villetta di Monteu Roero.

L’avvocato albese Roberto Ponzio, legale di parte civile per la moglie e la figlia di Piatti, rileva come "la decisione della Cassazione, chiude la vicenda processuale nata dall’inquietante infiltrazione malavitosa registrata su un territorio che fino ad allora era estraneo a questi livelli di criminalità. Non è strano – rimarca ancora il legale – che pochi anni prima, nel 2012, il territorio avesse perso il presidio di sicurezza garantito dalla presenza del suo Tribunale e dal suo carcere, ancora oggi in buona parte inagibile. I magistrati hanno ben giudicato respingendo la suggestiva tesi di un omicidio che si voleva fare passare come sviluppo di una rapina finita male, provando invece che si è in realtà trattato di un evento prevedibile e voluto, messo in atto da soggetti pericolosi e violenti, che accettarono il rischio di un simile epilogo, come riprovato dalla presenza sul luogo dell’agguato della presenza di due pistole come anche dal carattere indocile della vittima, ben noto agli imputati. Giusta quindi, per Erbino, l’esclusione del 'concorso anomalo', che avrebbe portato a un’attenuazione della pena. I tabulati telefonici hanno evidenziato che Erbino aveva avuto un ruolo di prima piano nell’ideazione del crimine, avvenuto sfruttando la conoscenza personale della vittima, mentre durante l’esecuzione del piano fu in costante collegamento telefonico coi suoi esecutori materiali".

Ezio Massucco

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