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Politica | 21 ottobre 2021, 19:22

"Dalle urne silenzio assordante che accusa la politica di oggi: serve restituire speranza"

Riceviamo e pubblichiamo integralmente

Pietro Carluzzo

Pietro Carluzzo

Gentile Direttore,
il problema non è solo vincere ma come si vince e con quale prospettiva: pensare a chi si
vuole veramente dare rappresentanza e con quale scopo e visione di futuro.

La destra ha dimostrato di non essere all’altezza: la sua non è una visione di futuro, di mondi possibili. È ferma ai “No” alla rabbia, con un gioco di parole potremmo dire che: ostruisce e non costruisce - a volte una lettera di differenza significa e spiega moltissimo. Ma questo, diciamocelo francamente, non può essere un alibi per le forze popolari e progressiste.

Il dato della vittoria naturalmente è positivo, ma l’astensione lascia grandissime incognite per il futuro. Si tratta di gente che, non andando a votare, si è “autoesclusa” perché non ha creduto a nessun sogno o a nessuna sfida collettiva. E non ha pensato che il suo destino potesse far parte di un’onda piuttosto che un’altra.

Tra gli “auto-esclusi” ci sono anche pezzi di società che non solo hanno bisogno di essere
rappresentati ma anche persone che sono risorse indispensabili per il futuro della città. Penso in particolare ai giovani ma anche a tante parti attive o attivabili della società (terzo settore, rappresentanti di categorie delle realtà economiche, associazioni e singoli cittadini con buone idee capacità e volontà).

Credo che il primo pensiero della politica debba essere: “Cercare di capire il malessere profondo che, in questa tornata elettorale, ha cancellato anche la speranza di un cambiamento. Foss’anche quello rabbioso del “vaffa” di Grillo che aveva fatto la fortuna dei Cinquestelle: meteore politiche che hanno saputo distruggere ma non sembrano avere saputo costruire.

 Costruire è un’operazione da podista, non da scattista. Costruire significa cercare di ascoltare, prima di tutto, e poi capire anche chi ha in mente un futuro diversissimo da quello che vorresti tu.

La politica che ha vinto adesso dovrà cercare di riattivare la società secondo una logica di sussidiarietà. Dovrà creare uno spazio nuovo, qualcosa basato sulla speranza e sul rispetto. Qualcosa che ridia sostanza al termine “pubblico” che sembra così distante da chi ha scelto di rinunciare a farsi rappresentare. Detto con una frase breve, chi ha vinto dovrà restituire speranza e forza ai cittadini e non limitarsi “a governarli”.

La crisi di rappresentanza e crisi sociale richiede nuove alleanze e nuove coalizioni e non parlo solo di politica ma parlo di società. Per superare questa crisi occorre avere il coraggio di non fare come si è sempre fatto, vivere di inerzia o, peggio, lucrare sulla debolezza dell’avversario.

Il silenzio assordante che esce dalle urne deve essere riempito di analisi, confronti e proposte. Quel silenzio accusa, e dice che la politica oggi non risponde alle esigenze delle persone e dei territori. E adesso credo sia importante guardare a casa nostra, anche in questo caso “senza occhi stanchi”. Condizione necessaria per cercare di prevenire altro silenzio alle porte.

Cuneo può avere l’ambizione di essere un capoluogo dei suoi territori. Può dare forza e trarne altrettanta dall’intera provincia, dalle sue valli, dalle realtà economiche e territoriali che hanno bisogno di un luogo in cui coordinarsi. M’impadronisco di una frase di Luca Parmitano, l’astronauta italiano che trovo bellissima, Parmitano fluttuando sulle nostre teste ha detto: “Mai come nello spazio ti accorgi che i confini non esistono. Dall'alto l'Europa é un reticolo di luci, collegamenti, i cui confini sono solo dentro le menti delle persone”.

Scendendo dalle stelle e guardando attorno e con i piedi per terra, direi che non si può pensare che il sindaco di Cuneo non si occupi di una cosa importante come la candidatura di Saluzzo e delle sue valli a capitale europea della cultura. Cuneo e il territorio che la circonda è un reticolo di strade, campi, costruzioni e persone che hanno le stesse aspirazioni. Ma dico anche che non si può pensare che il Sindaco di Cuneo non prenda iniziative sulle difficoltà e sulle sfide di settori come quello agroalimentare o quello della logistica.

Quel silenzio assordante che esce dalle urne io credo lo si sconfiggerà guardando molto vicino e molto lontano. Facendo rete con chi vive di fronte a noi e alzando gli occhi verso l’orizzonte per cercare di capire non solo cosa c’è dietro l’angolo (come chiedeva tempo fa un noto conduttore televisivo) ma anche quali nuove formule di convivenza civile stanno nascendo.

Amare Cuneo e rispettarla cercando di contribuire a portarla nel futuro, secondo me, non significa considerarla un’isola felice nella speranza che le vicende del mondo le passino sopra senza colpirla. Credo che amare Cuneo imponga quel mix di “prudenza e audacia” che da più parti si è considerata la migliore formula per superare la pandemia.

Per fare un esempio. L’enorme successo del Salone del Libro di Torino che si è appena concluso (il primo grande evento italiano che ha aperto le porte al pubblico in presenza) ha dimostrato che l’audacia premia. Ma l’assoluta serenità con cui il pubblico ha affrontato le lunghe code per esibire il Green Pass ci ha detto anche che questa sfida è stata vinta anche perché si è tenuta in gran conto la prudenza. Prudenza per non essere velleitari, dunque, ma anche coraggio per dare a Cuneo il futuro che si merita.

Grazie,

Pietro Carluzzo - Coordinatore di Evoluzione Cuneo

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