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Cronaca | 22 ottobre 2021, 12:02

Maxi truffa all’ospedale di Cuneo: 800mila euro di materiale protesico ordinato e mai arrivato, in corso il processo a Cuneo

La Guardia di Finanza: “La Sanitor acquistava in base agli ordini che riceveva dall’ospedale. In pratica comprava 10 e rivendeva 100 all’Azienda ospedaliera"

Maxi truffa all’ospedale di Cuneo: 800mila euro di materiale protesico ordinato e mai arrivato, in corso il processo a Cuneo

Una truffa da centinaia di migliaia di euro ai danni dell’ospedale di Cuneo che si è prolungata per almeno sei anni, fino a quando la nuova farmacista del Santa Croce e Carle non decise di appurare alcune verifiche sugli acquisti spropositati di alcuni materiali medici. I chirurghi erano all’oscuro di tutto.   

Da qui si arrivò ad indagare e a chiedere il rinvio a giudizio con l’accusa di truffa aggravata e corruzione dell’infermiere caposala che si occupava di rifornire il blocco operatorio. Antonio Iannicelli, 57enne, era colui che segnava gli ordini di materiali e attrezzature all’azienda ospedaliera. L’uomo ha patteggiato la pena il giugno scorso a due anni di reclusione con sospensione condizionale. Con lui, ha definito la sua posizione anche Pierluigi Balansino, il magazziniere della Sanitor che faceva da tramite, imputato per truffa aggravata, scagionato dall’accusa di corruzione.

A testimoniare in tribunale a Cuneo, proprio la direttrice della struttura complessa della farmacia dell’ospedale Santa Croce e Carle di Cuneo. La dottoressa Claudia Fruttero, nel luglio 2018, dopo aver iniziato ad effettuare controlli di gestione del materiale, notò un incremento di spesa rispetto al 2017.

Si trattava di materiali di sutura e protesi, destinati alle sale operatorie di chirurgia plastica e ortopedia, che però erano stati acquistati in quantità molto superiore rispetto a quanti ne servissero in realtà. Chi doveva preparare gli ordini e trasmetterli alla centrale degli acquistati, garantendo la presenza del materiale necessario, era Antonio Iannicelli. “Abbiamo verificato con i direttori che alcune suture non erano state usate nella quantità ordinata - ha riferito la dottoressa -. Ci siamo anche confrontati sui consumi in eccesso rispetto al 2017. La differenza era di circa 40/50mila euro per alcuni tipi di sutura. Il Direttore di chirurgia plastica, in particolare, mi rispose che alcuni tipi di filo da sutura che risultavano al suo blocco operatorio, non venivano proprio utilizzati. Per l’ortopedia mi dissero che quel quantitativo di fili da sutura e protesi non rispondeva all’attività svolta. Abbiamo quindi verificato singoli scarichi di materiale e in effetti, venivano scaricati più materiali di quelli effettivamente usati. Era Iannicelli a fare queste operazioni di scarico. Era stato poi sempre lui ad aggirare la normale procedura che prevedeva la consegna della merce presso il punto unico di ritiro, firmando personalmente le bolle di consegna di prodotti non richiesti e di fatto non consegnati.”

Per eliminare le tracce di questa operazione, lo stesso Iannicelli avrebbe modificato i diari operatori dei pazienti, inserendo nel sistema computerizzato in cui vengono registrati tutti i materiali usati in ogni singolo intervento chirurgico, dei prodotti che in realtà non erano stati usati, “Si era inserito con la propria password su questo documento digitale – ha riferito in aula la dottoressa Fruttero – e aveva modificato la quantità di materiale utilizzato dai chirurghi. Lo faceva in un breve periodo successivo all’intervento. C’era quindi discordanza tra quanto dichiarato sul diario operatorio digitale e quanto effettivamente usato. Con il dottor Coletta gli chiedemmo spiegazioni su questo materiale che era stato acquistato, ma che non avevamo fisicamente negli armadi del blocco operatorio e lui non ci diede risposte”.

Al dibattimento davanti al collegio del Tribunale di Cuneo, Luigi Martinelli, titolare dell’azienda Sanitor sas di Nichelino che forniva materiale al blocco operatorio. La Procura di Cuneo aveva accertato anomalie per un totale 855.746 euro tra il 2014 e il gennaio 2019. Vista la mole dei presunti acquisti, gli inquirenti avevano ipotizzato che si potesse trattare di un espediente contabile per camuffare consegne in realtà mai ricevute dall’ospedale.

Sulla sua società di rivendita di dispositivi sanitari aveva indagato la Guardia di Finanza. Il brigadiere capo delle fiamme gialle Marco Picardi ha riferito al Collegio di aver acquisito i documenti fiscali della Sanitor, tra cui fatture emesse all’ospedale e passive, ricevute, ma che vi era una differenza tra quanto acquistato e quanto rivenduto. “Il magazzino della ditta era quasi inesistente. La Sanitor acquistava in base agli ordini che riceveva dall’ospedale. In pratica comprava 10 e rivendeva 100 all’Azienda ospedaliera Santa Croce e Carle”. Da qui, si scoprì che a fronte di 16 protesi acquistate dalla ditta produttrice, la Sanitor ne aveva fatturate al Santa Croce 274. Lo stesso, è risultato anche per un determinato tipo di fili di sutura che da 108 pezzi erano diventati 2.856.

“Per altri tipi di fili di sutura invece non vi era proprio traccia fiscale dell’acquisto dall’azienda di riferimento -ha spiegato Picardi- Però, c’era la fattura emessa al Santa Croce, 2.000 pezzi di un certo filo da sutura, 3.400 pezzi di altro tipo di filo, fino a raggiungere una fatturazione totale per l’ospedale di circa 84mila euro, di cui solo il 10/20 % era stato effettivamente consegnato.  Abbiamo controllato il conto bancario di Martinelli. Dal 2104 al 2019 sono stati accertati quasi ogni giorno prelievi in contanti dai 1500 ai 3000 euro, per un totale di circa 1 milione e mezzo di euro. Di alcuni c’era un riscontro per pagamenti vari, di altri invece non c’era alcuna traccia”.

Il 10 novembre, il prosieguo dell’udienza.

CharB.

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