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Schegge di Luce | 24 ottobre 2021, 07:00

Schegge di luce: pensieri sui Vangeli festivi di don Giorgio Garrone, parroco di Sant’Andrea e Sant’Antonino, a Bra

Commento del Vangelo della Santa Messa del 24 ottobre, XXX Domenica del Tempo Ordinario, anno B

Don Giorgio Garrone con i Battuti Neri di Bra

Don Giorgio Garrone con i Battuti Neri di Bra

In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!”.

Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: “Figlio di Davide, abbi pietà di me!”.

Gesù si fermò e disse: “Chiamatelo!”. Chiamarono il cieco, dicendogli: “Coraggio! Àlzati, ti chiama!”. Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.

Allora Gesù gli disse: “Che cosa vuoi che io faccia per te?”. E il cieco gli rispose: “Rabbunì, che io veda di nuovo!”. E Gesù gli disse: “Va’, la tua fede ti ha salvato”. E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada. (Mc 10,46-52)

Oggi, 24 ottobre la Chiesa giunge alla XXX Domenica del Tempo Ordinario (Anno B, colore liturgico verde). A commentare il Vangelo della Santa Messa è don Giorgio Garrone, parroco delle chiese di Sant’Andrea Apostolo e Sant’Antonino Martire, a Bra.

Amore, vita, valori, spiritualità sono racchiusi nella sua riflessione per ‘Schegge di Luce, pensieri sui Vangeli festivi’, una rubrica che vuole essere una tenera carezza per tutte le anime in questa valle di esilio. Pensieri e parole che sono come scintille per accendere le ragioni della speranza.

Eccolo, il commento.

L’evangelista Marco che ascoltiamo quest’anno ci presenta le azioni e le parole di Gesù durante il suo viaggio a Gerusalemme. Viaggio sicuramente topografico, ma anche e soprattutto simbolico. Questa strada che Gesù percorre con entusiasmo - “Gesù li precedeva” - e dove i discepoli lo seguono con diffidenza o inquietudine - “essi erano spaventati, e coloro che seguivano erano anche timorosi” (Mc 10,32) - qui arriva al termine. È questo il contesto della lettura sulla quale meditiamo oggi.

Al termine del cammino incontriamo un cieco. Un cieco che, in più, è un mendicante. In lui c’è oscurità, tenebre e assenza. E attorno a lui c’è soltanto il rigetto: “Molti lo sgridavano per farlo tacere”. Gesù chiama il cieco, ascolta la sua preghiera e la esaudisce. Anche oggi, qui, tra coloro che il Signore ha riunito, “ci sono il cieco e lo zoppo” (prima lettura) - quello che noi siamo - ed è per questo che le azioni di Gesù, che ci vengono raccontate, devono renderci più pieni di speranza.

È nel momento in cui termina il viaggio di Gesù a Gerusalemme (e dove termina il ciclo liturgico) che un mendicante cieco celebra Gesù e lo riconosce come “Figlio di Davide”, o Messia; e questo mendicante riacquista la vista e “segue Gesù per la strada”. È un simbolo, un invito. Chiediamo al Signore che ci accordi la luce della fede e ci dia vigore, affinché lo seguiamo come il cieco di Gerico, fino a che non avremo raggiunto la Gerusalemme definitiva.

Foto: 

Silvia Gullino

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