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Cronaca | 27 ottobre 2021, 09:00

La Corte d’Appello di Torino assolve i produttori doglianesi Pecchenino

Condannati in primo grado dal tribunale di Cuneo per frode in commercio, il tribunale di secondo grado ha completamente ribaltato l’esito processuale assolvendoli con formula piena

Foto generica

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Sei mesi di reclusione per non aver rispettato il rigido disciplinare della produzione del vino Barolo. Era stata questa la sentenza che il tribunale di Cuneo aveva emesso, in primo grado, nei confronti dei fratelli Orlando e Attilio Pecchenino, vignaioli di Dogliani imputati per frode in commercio.

Nella giornata di martedì 26 ottobre, la Corte d’Appello di Torino ha completamente ribaltato l’esito processuale di primo grado: entrambi i produttori sono stati assolti con formula piena, perché il fatto non sussiste.

La condanna in primo grado si riferiva alle bottiglie poste sotto sequestro dai NAS nel 2016 delle annate dal 2007 al 2012. I Pecchenino sono titolari un’azienda vitivinicola con vigneti e cantina a Dogliani, ma anche proprietari di terreni e cantina nella zona del Barolo, a Monforte.

Il pm Attilio Offman, sostituto procuratore di Cuneo, aveva contestato loro di aver eseguito il processo di vinificazione di Nebbiolo da Barolo a Dogliani, ad appena 300 metri fuori dalla zona di origine del vino stesso e non a Monforte d’Alba, area che rientra nel “Disciplinare”. 

Secondo l'accusa, che aveva chiesto una pena di 20 giorni di reclusione e 1.200 euro di multa, la vinificazione e l’invecchiamento non sarebbero stati effettuati nella cantina Monforte. Lo stesso pubblico ministero aveva sottolineato che non si trattava di un vino di qualità inferiore, ma soltanto privo delle caratteristiche che deve avere un Barolo DOCG.

I fratelli, difesi dagli avvocati Luisa Pesce e Fabrizio Mignano, sono stati invece assolti dalle stesse accuse in primo grado, con riferimento alle annate di Barolo 2005 e 2006. È stato altresì disposto il dissequestro di tutte le bottiglie di Barolo. Si parla di circa 20 mila litri.

I legali impugnanti, Luisa Pesce e Fabrizio Mignano, si sono detti molto entusiasti dell’esito: “Esprimiamo enorme soddisfazione perché la Corte di Appello, attraverso un approfondito esame del compendio probatorio, ha condiviso in toto le nostre argomentazioni”.

CharB.

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