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Economia | 27 ottobre 2021, 16:24

A fine 2021 dieci settori su 15 oltre la crisi Covid: ecco quanto c'è di "piemontese" in questa rincorsa alla crescita

Secondo l'analisi di Intesa Sanpaolo e Prometeia, crescono con forza elettrotecnica e agroalimentare. Soffrono ancora meccanica e automotive

Segnali di ripresa, nei primi 8 mesi del 2021, anche per settori molto legati al tessuto economico piemontese

Segnali di ripresa, nei primi 8 mesi del 2021, anche per settori molto legati al tessuto economico piemontese

A fine 2021, dieci settori su quindici avranno completato il recupero dei livelli pre-Covid a livello nazionale. Parola dell'indagine condotta da Intesa Sanpaolo e Prometeia sull'attività industriale italiana. Di questi, anche se con andamenti e performance diverse tra loro, ce ne sono alcuni con spiccati legami con il Piemonte e dunque c'è da coltivare qualche speranza, per il nostro territorio.

Bene Elettrotecnica, alimentari e bevande. Ancora indietro meccanica e automotive

In particolare, mostrano crescite importanti l'Elettrotecnica (+3% nel 2021, sul pre-Covid), che sta beneficiando della vivacità del ciclo degli investimenti, soprattutto in chiave green, e il settore di Alimentare e bevande (+2,3%). Due comparti molto torinesi e piemontesi, cui si aggiungono però le difficoltà di Meccanica (-1.5%) e Autoveicoli e moto (-1.8%), che più di altri stanno attraversando la fase sfidante di trasformazione in chiave green e digitale. In fondo alla classifica il Sistema Moda, come confermato anche di recente dal Monitor dei distretti piemontesi, dove il gap sui livelli pre-Covid resterà ampio a fine 2021 (-8.9%). Il settore paga un lungo strascico di lockdown e smart working: le restrizioni alla socialità e alla mobilità connesse alla pandemia, in Italia e sui mercati esteri, soprattutto in termini di cambiamento delle abitudini lavorative.

Otto mesi per recuperare

Più in generale, comunque, i dati dicono che nei primi otto mesi del 2021 il manifatturiero italiano ha completato il percorso di ripianamento delle

perdite accusate ad inizio pandemia. La fase di ripresa proseguirà nei prossimi mesi, consentendo al fatturato di portarsi, a fine anno, su livelli superiori al 2019, sia a prezzi costanti (+0.8%) sia soprattutto a prezzi correnti (+9.3%). La performance 2021 sarà sostenuta in prevalenza dal mercato interno, in particolare dagli investimenti in costruzioni e in macchinari, con effetti a cascata sui settori attivi lungo le filiere. Positivo, nonostante un contesto internazionale complesso, anche il contributo alla crescita offerto dal canale estero, grazie ai segnali di rafforzamento della competitività del Made in Italy.

I fornitori restano però in Asia

Ma se da un lato ci sono cambiamenti che la pandemia ha impresso sulla vita di tutti i giorni e dunque sulla nostra economia, sorprende invece che un aspetto abbia continuato a manifestarsi come prima del Covid, senza mettere in pratica alcuna lezione: né la crisi dei prezzi, né la difficoltà nell'approvvigionamento, come nel caso dei microchip e componenti intermedie. L’analisi dei flussi di beni semilavorati in ingresso in Europa non fa infatti emergere chiari segnali di modifica alla struttura delle catene di approvvigionamento. Nella maggioranza dei settori, la struttura geografica delle importazioni è rimasta pressoché inalterata rispetto al pre-Covid, con una generale prevalenza degli intermedi europei e un’import penetration dall’Asia che resta rilevante per Prodotti in Metallo, Meccanica,

Elettrotecnica e Intermedi Chimici. Nessuna "riorganizzazione della filiera", insomma. Almeno non fino a oggi. E gli effetti rischiano di farsi sentire ancora.

Massimiliano Sciullo

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