/ Attualità

Attualità | 29 ottobre 2021, 18:19

In centinaia a Piasco per l’ultimo saluto a Enrico e Paolo, amici per sempre

Un lungo applauso ha accolto l’arrivo delle salme dei due giovani nella piazza del paese. Il ricordo dei compagni della Vigor e dell’Esperia, il toccante addio della sorella: "Uniti da lassù, continuate a proteggerci

Sulla piazza di Piasco l'ultimo saluto a Enrico Olivero e Paolo Salvatico

Sulla piazza di Piasco l'ultimo saluto a Enrico Olivero e Paolo Salvatico

Enrico e Paolo sono arrivati insieme, oggi pomeriggio, in piazza Biandrate a Piasco. I due feretri, portati a spalle dagli amici e da una rappresentanza dei “Magnin” di Piasco, uno vicino all’altro, avvolti dalla presenza di centinaia di persone. In un silenzio che a tratti è sembrato surreale. Rotto solo dai rintocchi delle campane. E dal lungo applauso all’arrivo delle salme in piazza.

Enrico e Paolo. Uno accanto all’altro, come tante altre volte nella loro vita. Come nelle tante corse in bici su strada disputate negli anni. Quelle gare dove a dividerli c’erano solo i colori dei loro club: il Team Vigor per Enrico, l’Esperia Velo Club fondato dal papà Bruno per Paolo. Avversari per modo di dire, perché dopo la linea del traguardo ad attenderli c’era una grande amicizia. Un sentimento che li legava da sempre. Che li ha legati ancora in questo pomeriggio, durante le esequie. E che li legherà per sempre.

Impossibile pensare a “Chicco”, Enrico Olivero, senza pensare a “Bomber” Paolo Salvatico. Insieme, per usare le parole apparse sulla pagina del Team Vigor, stanno ora correndo “la ‘Coppa del Cielo’, la corsa più importante: Enrico è già avanti, come sempre… e c’è anche Paolo. Li rivedremo solo al traguardo, quei due. Forza ragazzi della Vigor e dell’Esperia: copriamo la fuga, perché arriveranno insieme!”.

Oggi quella fuga è stata “coperta” dai compagni dei due team. Ma anche da centinaia di giovani, del paese, della Valle e non solo. Centinaia di ragazzi con i visi rigati dalle lacrime, in piazza per quell’ultimo saluto ai due amici. Insieme a loro, genitori, famiglie, tantissima gente comune.

“Siamo immersi nel mistero della morte, inattesa – ha scritto il vescovo di Saluzzo, monsignor Cristiano Bodo -, che segna in modo indelebile la vita dei genitori e della nostra bella comunità. Dobbiamo vivere in comunione, per sentire la forza degli amici e la gratitudine. A squarciagola vogliamo gridare le parole di Gesù. La Verità ci sostenga nel difficile momento di prova che stiamo attraversando. La morte umana non è la fine: chi torna al signore non esce mai di casa. Arrivederci”.

“Il dolore di oggi fa parte della Gioia di ieri - l’omelia di don Marco Casalis -. Questi giorni sono stati carichi di sentimenti, del nonsenso della morte. Di angoscia, dell’assurdità di morire a 22, 23 anni. Enrico e Paolo erano due giovani promettenti, nel ciclismo, nel rugby. Due giovani che amavano la vita, i campi scuola, l’oratorio, il Carnevale. Sapevano amare e farsi amare, lavoravano entrambi. E il dolore di oggi fa parte del ieri.

Vorrei chiedervi perché ci troviamo qui oggi: perché abbiamo un cuore che sa amare, che forse non trova le parole adatte, come per me in questo momento. Un cuore che però desidera dire a tutti a voi, a Enrico, a Paolo ‘vi vogliamo bene’. Siamo qui con il nostro cuore, per dire che la vita di Enrico e Paolo, la mia e la vostra vita non muoiono. La vita è per sempre, come un diamante.

Il paese si è fermato. Abbiamo tutti sperimentato il grande silenzio in paese, alla sera davanti alla chiesa. Silenzio segno di rispetto, ma forse ancora più di sofferenza condivisa: siamo un’unica famiglia, tutti insieme. Siamo fratelli e sorelle. La vita è fatta di porte da aprire. Anche la morte ha la sua porta da aprire, poi però c’è la luce, la pace, il Paradiso. Ciascuno di noi ha un legame con Enrico e con Paolo, perché sono amici e sono amici in questo momento. Enrico e Paolo sono vivi, in Paradiso. Enrico, Paolo, buona corsa per le vie della Gerusalemme del Cielo, del Paradiso”.

Da Istanbul, Fra Claudio, padrino di Enrico, ha scritto una lettera: “Sono alla terrazza, alla ricerca di stelle. Dio è grande e noi siamo così piccoli, ma là dove le domande senza risposta diventano grido di dolore che toglie il fiato, consolerebbe un Dio che ci direbbe come un contabile perché Enrico e Paolo ci hanno lasciato?
Esplodevano di quell’energia propria dei giovani che amano la vita. Dov’eri Signore sabato sera? Pensandoci bene, credo sull’auto con Chicco e gli altri”.


Al termine della celebrazione esequiale, il ricordo della sorella di Paolo Salvatico, Elisa: “Paolo, il cielo aveva proprio bisogno di uno come te, un fratello speciale. Un ragazzo generoso, che voleva sempre farci sentire quando ci volevi bene. Eravamo una famiglia bellissima. Eri un ragazzo con un cuore grande, un gigante buono. La speranza è che ora, uniti da lassù, continuiate a proteggerci”.

Poi, il ricordo degli amici Magnin: “Oggi c’è solo tanta tristezza. Sono stati mesi difficili per tutti noi, ci siamo trovati senza tre Magnin. Proprio tu, Paolo, che quel ruolo nel gruppo l’hai voluto tanto, ma poi ci sei entrato come un vortice. Anche quando c’era da lavorare, non ti tiravi mai indietro: eri disponibile a qualsiasi ora. Era impossibile non farsi travolgere dal tuo entusiasmo, pieno di bontà e spensieratezza. Vogliamo ricordarti con le parole dei Magnin. Un Magnin è per sempre, e Paolo lo sara per sempre”.

Anche i ragazzi della Leva 1998, coetanei dei due giovani, hanno letto un ricordo di Enrico e Paolo, del loro “animo buono”.

All’altare anche uno dei due fratelli di Enrico: “Fratellone, te ne sei andato troppo presto. So che ci guardi dall’altro, insieme a nonna, e che voi ci proteggerete sempre, nei momenti difficili. Ora siete in un posto migliore, siete felici, e un giorno ci rincontreremo. Noi terremo viva la vostra memoria nei nostri cuori, per sempre. Buon viaggio”.

Dai compagni di classe di Enrico alle scuole superiori un “grazie”: il “grazie per “averci dato il privilegio di camminarti al fianco”. “È impossibile descrivervi in poche righe - hanno ancora detto gli amici -. La vostra voglia di fare festa. Paolo hai sempre vissuto ogni singolo momento della vita al massimo. Come diceva il ‘tuo’ Vasco: voglio vedere come andrà a finire, andando al massimo senza frenare’”.

“Chicco, senza di te nulla sarà come prima -
l’ultimo ricordo -. Sei sempre stato un amico buono, sincero, generoso. Portavi positività ovunque andavi. E nonostante la stanchezza e le poche ore di sonno, eri costantemente presente e riempivi le serate di spensieratezza. Ora mi raccomando, cari angeli, non dimenticate le vostre famiglie, noi amici e soprattutto in questo delicato momento sostenere Luca, Michele e Giuditta come solo voi sapevate fate”.

Poi, le parole di Beppe, il papà di Enrico Olivero: “In questo momento durissimo abbiamo sentito la vicinanza, la preghiera e l’aiuto di persone meravigliose, che volevano bene a Enrico e Paolo, e che ora ci sostengono. Due giorni fa ero disperato, sono corso a Santa Brigida, dove ho trovato un amico che mi ha invitato a dire dieci Ave Maria, che nel silenzio di Santa Brigida hanno fatto il miracolo. Sono tornato con una forza incredibile, e ora sono qua ad accettare serenamente questo momento. Non abbiamo altra speranza che questo. La preghiera smuove le montagne fa i miracoli, rende possibile l’impossibile. La nostra paura è il ritorno alla normalità: continuate ad aiutarci”.

Sulle note di Arisa, i feretri hanno poi proseguito verso il cimitero del paese. In cielo, invece, palloncini bianchi e rossi hanno accompagnato Enrico e Paolo nel loro ultimo viaggio. Nella loro ultima volata.

Nicolò Bertola

Google News Ricevi le nostre ultime notizie da Google News SEGUICI

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium