Politica - 04 novembre 2021, 07:44

Savigliano, il centrosinistra invoca il ritorno di Sergio Soave

Dopo il “niet” del Pd alla ricandidatura a sindaco di Giulio Ambroggio, pare essere questo l’unico nome in grado di ricompattare le fila di uno schieramento che amministra la città da un quarto di secolo e che oggi rischia l’implosione

Soave con Chiamparino

Dicono che da qualche giorno, nell’abitazione di Sergio Soave, in strada Monasterolo a Savigliano, ci sia il via vai di amici, consiglieri comunali, esponenti provinciali e della società civile per chiedergli di accettare una ricandidatura a sindaco alle comunali della prossima primavera.

Quasi in concomitanza col voto amministrativo, l’11 maggio 2022, Soave compirà 76 anni: un ragguardevole traguardo che consiglierebbe a chiunque di declinare l’offerta adducendo motivi di età e di salute.

Ma il “cavallo di razza” dell’ex Pci, poi Pds, poi Ds, sindaco per tre mandati e per altrettanti parlamentare, queste scuse non può accamparle: è in forma smagliante, prova ne sia che ancora si diletta sui campi di calcetto dove, pare, siano in pochi a tenergli testa.

Quando sedeva alla Camera dei Deputati era l’anima della nazionale parlamentare di calcio.

Gli Annales raccontano che era riuscito nel miracolo di far giocare nella stessa squadra Massimo D’Alema e Gianfranco Fini.

Sui campi di calcio, come in politica, non gli fa difetto la capacità di mediazione e a Savigliano – dove oggi ricopre il ruolo di presidente della locale Fondazione Cassa di Risparmio – viene guardato dai suoi come un’indiscussa autorità politica e dagli avversari con la stima e il timore reverenziale che si riserva ai “nemici” di rango.

La situazione di tensione nel centrosinistra, coalizione che governa la città da oltre 25 anni, è andata via via accentuandosi e oggi, quando mancano pochi mesi al ritorno alle urne, il rischio di implosione è più che mai reale.

Il sindaco uscente, Giulio Ambroggio, che gode ancora di una buona popolarità nonostante la sua maggioranza sia andata sfilacciandosi, intende ricandidarsi ma parecchi dei suoi – a partire dal Partito Democratico – gli chiedono di fare un passo indietro.

I nomi che sono stati posti sul tavolo come papabili, a partire dagli ex assessori Gianpiero Piola e Gianfranco Saglione per arrivare all’ex presidente della Fondazione Crs e dell’Ente Manifestazioni, Martino Grindatto, sono sì autorevoli, ma non risultano garantire consensi superiori a quelli di Ambroggio, qualora questi volesse resistere in trincea usque ad effusionem sanguinis.

Il centrodestra non ha finora impensierito più di tanto il centrosinistra, che ha potuto sciacquare, più o meno tranquillamente, i propri panni sporchi in piazza o meglio in Consiglio comunale.

Antonello Portera, l’avvocato pentastellato che, ponendosi alla testa di una coalizione trasversale avrebbe potuto dare del filo da torcere, non sembra disposto ad accettare il ruolo; pare, anzi, che voglia uscire di scena ritenendo chiusa la sua stagione amministrativa e (forse) anche la sua militanza politica nei 5 Stelle.

Il rischio che a Savigliano possa ripetersi il “caso Fossano”, dove beghe e lotte interne del centrosinistra hanno favorito l’elezione a sindaco del leghista Dario Tallone, ha fatto scattare l’allarme rosso.

Dopo essersi arrovellati a lungo e non avendo trovato a che santo votarsi, i maggiorenti locali e provinciali hanno deciso che l’unica strada, sia per neutralizzare Ambroggio che per evitare di consegnare la città in mano agli avversari, fosse quella di richiamare in campo un “riservista” di lusso.

Immaginiamo quale grande, intima soddisfazione abbia provato il veterano Soave quando quegli stessi dirigenti del Pd che, nel 2014, avevano votato contro alla sua candidatura alle regionali in nome del rinnovamento, oggi lo supplicano di ritornare, acclamandolo come unico ed indiscusso garante dell’unità del centrosinistra.

Supponiamo che il “grande-giovane vecchio” della politica saviglianese si sia ben guardato dal dar loro immediata soddisfazione.

Farà come il gatto col topo: li terrà sul filo per un po’, ricordando quel che è successo nel 2019 in Regione al suo grande amico Sergio Chiamparino, uscito sconfitto dalla sfida con Alberto Cirio, ma alla fine – se proprio insisteranno – difficilmente potrà dire loro di no.

Come Cincinnato abbandonò aratro e buoi, Soave lascerà le ricerche storiche per correre in soccorso della “sua” città che brucia?

Troppo ghiotta l’occasione per dare una lezione – umana e politica - a quei quarantenni arrembanti del Partito Democratico che 8 anni fa gli avevano dato il ben servito escludendolo dalla lista regionale senza troppi complimenti.

Giampaolo Testa