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Politica | 19 novembre 2021, 10:36

“Maggioranza Draghi” per il Consiglio Provinciale?

Si prospetta una lista unica a cui, questa volta, sembra intenzionata a partecipare anche la Lega. Fuori Fratelli d’Italia e M5S. Ad una settimana dalla scadenza dei termini per la presentazione delle liste, la situazione resta quanto mai caotica

Il Consiglio provinciale eletto nel 2018

Il Consiglio provinciale eletto nel 2018

Tutti insieme appassionatamente più ancora che nel 2018, quando centrosinistra e Forza Italia si spartirono salomonicamente i 12 posti del Consiglio provinciale di Cuneo.

Si prospetta un nuovo listone con dentro, questa volta, anche la Lega. Un assenso di massima pare sia arrivato dal segretario provinciale e senatore Giorgio Bergesio, il quale, in questa occasione, dopo aver vinto Fossano, non vuole lasciare il suo partito fuori dalla spartingaia.

A farne le spese, oltre al Movimento 5 Stelle, che nessuno, dato il suo scarso peso nelle amministrazioni locali, ha mai preso in considerazione, i Fratelli d’Italia che avrebbero voluto un posto per Rocco Pulitanò, uomo di stretta fiducia del capogruppo regionale Paolo Bongioanni e forse per qualcun altro.

Voci dicono che sia il presidente della Provincia, Federico Borgna che quello della Regione, Alberto Cirio, avrebbero voluto un listone ecumenico che ricomprendesse tutti.

Ma una simile maggioranza avrebbe sollevato un caso nazionale dal momento che FdI si sarebbe trovata a governare un ente sovracomunale a fianco del Pd.  

Un veto nei confronti dei Fratelli pare sia arrivato da Enrico Costa di Azione e dalla deputata Pd Chiara Gribaudo, che ha fatto gioco a Forza Italia e ancor più alla Lega, intenzionati ad arginare nel Cuneese l’avanzata di un partner sempre più ingombrante.

Tuttavia la composizione del listone in qualche modo riconducibile al “modello Draghi” nazionale appare impresa ardua.

Il centrosinistra, considerando che il voto ponderato ancora lo avvantaggia, rivendica la maggioranza dei seggi.

Forza Italia, forte dell’apporto dato in questi anni, idem.

Azione e Lega rivendicano ciascuno almeno un paio di posti.

In più c’è da considerare la questione di genere: 6 consiglieri almeno devono essere donne.

Un puzzle difficile da realizzare cui stanno lavorando freneticamente in queste ore gli sherpa dei vari partiti.

La situazione resta comunque quanto mai magmatica.

Se entro un paio di giorni non si troverà un’intesa sui posti, salta tutto e a quel punto ognuno correrà per conto proprio, ma in ordine sparso.

L’unica che afferma di aver pronta una propria lista è Azione, il partito di Calenda-Costa.

Pd e centrosinistra la stanno approntando.

Forza Italia potrebbe rimandare in campo gran parte dei consiglieri uscenti con qualche nuovo innesto.

La Lega, vorrebbe evitare la corsa, ma se necessario la farà.

Fratelli d’Italia, a questo punto, metterebbe in campo tutte le sue forze per far valere la campagna acquisti condotta in questi ultimi due anni, con una propria, agguerrita formazione.

Esclusa, infatti, al momento, la possibilità di una lista unica del centrodestra, fatto che pone una pesante ipoteca in vista delle prossime elezioni amministrative di primavera.

Insomma, un test elettorale (per quanto di secondo grado) che sta creando trambusto per il governo di un ente, la Provincia, che tutti a parole snobbano, ma non quando si arriva al dunque e si tratta di sedersi al tavolo della spartizione.

GpT

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