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Attualità | 23 novembre 2021, 10:30

Piemonte rimandato in economia circolare: meno di un'azienda su due sa come si fa (ma è anche colpa del Covid)

Il 48,1% applica i principi green, mentre quasi il 35% non ne ha la minima intenzione. In difficoltà soprattutto le realtà medio piccole

L'economia circolare resta un punto interrogativo per le aziende piemontesi

L'economia circolare resta un punto interrogativo per le aziende piemontesi

Normative da rispettare, risparmio economico, nuove opportunità e mercati, miglioramento di immagine. Si muove all'interno di questi quattro paletti la sfida dell'economia circolare agli occhi delle aziende. Eppure, almeno in Piemonte, l'argomento risulta ancora piuttosto ostico e meno di un'impresa su due dichiara di applicare i principi di un approccio green.

Lo dice l'ultima indagine promossa da Unioncamere Piemonte, che mostra come la fetta di aziende virtuose rappresenti "solo" il 48,1%, mentre a fronte di un 17,1% che ammettono le proprie carenze, ma promettono di attivarsi nei prossimi 6 mesi, c'è quasi un 35% che non è per nulla interessato al tema. "Ma a questa situazione può aver contribuito anche la difficoltà legata al Covid e alla gestione della pandemia - mette in luce Sarah Bovini, responsabile ufficio studi di Unioncamere Piemonte -: una difficoltà diffusa che può aver rallentato anche il processo di applicazione di questo tipo di principi".

Obiettivi mancati e ostacoli da superare

E se la stragrande maggioranza di coloro che dicono di porsi obiettivi di economia circolare puntano soprattutto al risparmio economico e al rispetto delle normative per restare sul mercato, coloro che dicono di aver centrato il risultato sono ancora di meno: solo il 51,9% ha ottenuto un risparmio, mentre solo il 43,5% è riuscito a rispettare le norme e rimanere competitivo. Addirittura, sono meno del 20% le aziende che dicono di aver colto nuove opportunità e collaborazioni.

Dal punto di vista degli ostacoli incontrati, la maggioranza delle risposte riguarda ambiti di tipo economico-finanziario (quasi il 40%), quindi la lotta contro la burocrazia (33%) e quindi di tipo tecnologico (25%). Importante anche la mancanza di competenze (21,6%), ma c'è pure una certa resistenza al cambiamento (15,6%).

A.a.a. collaborazione cercasi

Sull'altro piatto della bilancia, dunque, pesano le domande di agevolazioni e incentivi (72%), ma anche semplificazioni normative (61%) e snellimento della burocrazia (49%). Ma quel che manca, soprattutto, è una rete di collaborazione sul territorio: quasi l'80% delle aziende dice di non avere alcuna partnership in questo senso. La minoranza rimanente ha stretto patti con altre imprese (12,5%) o con associazioni di categoria (7,2%)

Spesso è anche una questione di settori: tra coloro che mostrano più propensione all'investimento in competenze per l'economia circolare ci sono i settori delle industrie chimico-plastiche, le meccaniche e i mezzi di trasporto. Meno propensi i comparti di legno e mobili, ma anche metalli, elettriche ed elettroniche.

Massimiliano Sciullo

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