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Attualità | 25 novembre 2021, 07:55

"Cerca e cavatura del Tartufo": siamo a un passo dal riconoscimento Unesco

Dal 13 al 18 dicembre la commissione dichiarerà la decisione definitiva. Il parere positivo dei tecnici fa presagire il taglio di un nuovo importante traguardo per il territorio di Langhe, Roero e Monferrato

Il trifolau e il suo tabui (cane da tartufo): un legame d'amore e rispetto in nome del tartufo

Il trifolau e il suo tabui (cane da tartufo): un legame d'amore e rispetto in nome del tartufo

Da un’intuizione possono nascere grandi progetti. E quella che Giacomo Oddero, l’allora presidente del Centro Nazionale Studi Tartufo, ebbe nel 2012 lo conferma.

La “cerca e cavatura del Tartufo in Italia” è ad un passo da essere considerata Patrimonio dell’Umanità, dopo il parere positivo del tecnici della commissione Unesco riunitasi pochi giorni fa a Parigi. La decisione definitiva sarà comunicata a metà dicembre.

È stato analizzato il lungo e completo dossier iniziato nel 2013, ed approfondito negli anni successivi con interviste ai tartufai italiani, soprattutto sulla dorsale appenninica, una riscrittura nel 2016, ed ulteriori aggiunte nel 2018/19 sotto la guida del servizio Unesco del Ministero della Cultura, grazie al lavoro delle Città del Tartufo, del Centro Studi e delle associazioni dei tartufai.

Ora siamo ad un passo da un altro importante riconoscimento che, se da una parte conferma il valore del prodotto a livello economico, dall’altro ne sottolinea il lato culturale.

Tagliare un simile traguardo è un onore ed un impegno per tramandare questa antica pratica che si svolge in tutta Italia dove è presente la crescita spontanea di questo magnifico tubero, soprattutto quello bianco.

 

L’attuale presidente del Centro Nazionale Studi Tartufo Antonio Degiacomi dichiara: «Partiamo da un ricordo: sull’intuizione di Giacomo Oddero si era fatta una riunione nel Comune ad Alba con i sindaci e le associazioni dei trifolau, per iniziare questo iter che, cammin facendo, abbiamo capito su quale focus incentrare. La chiave è stato il risvolto antropologico del tartufo, dei rapporti dell’uomo con la natura e come agire nei suoi confronti. Ora, dopo il parere positivo della commissione a livello tecnico, attendiamo la decisione definitiva tra il 13 e 18 dicembre.

Si tratta di un riconoscimento di valore immateriale cioè del sapere e delle pratiche tramandate tra le generazioni, soprattutto nelle città i cui territori donano il tartufo.

Occorre una particolare attenzione sulla trasmissione del sapere, e su questo aspetto è prezioso il lavoro delle associazioni dei tartufai.

Quando dico aspetto antropologico intendo il saper riconoscere le piante da tartufo, l’addestrare il cane, rapportarsi con l’animale nel rispetto e nel gioco della cerca.

L’unione di intenti da parte dei tartufai permette di avere idee comuni nella salvaguardia delle tartufaie e degli ambienti naturali, a livello pubblico e privato.

Se la decisione della commissione sarà positiva avremo un riconoscimento ed una responsabilità su un patrimonio che abbiamo in Italia, e che va tramandato e salvaguardato, al di là dell’aspetto economico. Una tutela da parte della comunità: parliamo di cultura, di azioni antropologiche, di biodiversità».

 

Cosa significa parere tecnico?

«Un aspetto interessante del parere tecnico, conclude Antonio Degiacomi, sono le raccomandazioni che vengono fatte all’Italia, e nelle quali ci rispecchiamo in pieno: ad esempio evitare l’eccesso commerciale di questo eventuale riconoscimento, di essere attenti al fenomeno dell’ “over tourism” per rispettare meglio l’ambiente. E su questo le nostre aree delle tartufaie sono in piccoli Comuni e da sempre portiamo avanti il turismo responsabile.

L’attenzione al benessere animale dei tabui (cani da tartufo) a livello di alimentazione, cura, della valorizzazione dell’aspetto di gioco, di intesa tra cane e padrone, importante per la cerca e la cavatura del tartufo. E, non ultimo, la condivisione delle best practice con altri territori a livello ambientale».

Livio Oggero

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