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Cronaca | 25 novembre 2021, 07:32

La sorella di Nada punta il dito sulle indagini di 25 anni fa: “Non mi capacito per la superficialità con la quale fu condotta l’inchiesta”

“Oggi, però, ci si può fidare degli inquirenti, chi sa parli. La mia famiglia non conosce Annalucia Cecere. Ma l’assassino ha sulla coscienza anche mio padre, morto mentre stava andando al cimitero”

La sorella di Nada punta il dito sulle indagini di 25 anni fa: “Non mi capacito per la superficialità con la quale fu condotta l’inchiesta”

È allucinante quello che e successo a Chiavari 25 anni fa. Io chiedo agli abitanti di Chiavari e a chi sa che si faccia avanti. Perché adesso si può fidare”.

Ha la voce rotta dall’emozione e lo sguardo di chi per troppo tempo ha cercato una soluzione che ogni volta che sembrava a portata di mano, schizzava ancora più lontana, lasciando ogni volta una ferita più profonda nel cuore.

Ma ciò nonostante Daniela, la sorella di Nada Cella - la giovane uccisa nello studio del commercialista dove lavorava come segretaria - ha ancora la forza per raccontare e soprattutto la tenacia di sperare ancora di poter guardare negli occhi, dopo un quarto di secolo, chi ha ammazzato sua sorella.

Io non lo capisco. Io non riesco proprio a capire come mai durante le indagini carabinieri e polizia non abbiano mi comunicato tra di loro - prosegue Daniela - lasciando svanire piste e indizi che avrebbero potuto identificare l’assassino di mia sorella. Bastava far circolare le informazioni tra gli investigatori”.

Telefonate anonime non approfondite, indizi sottovalutati, piste tralasciate e soprattutto la strana storia di quel bottone ritrovato sotto il corpo di Nada.

Se oggi è stato riaperto il caso su elementi dell’epoca, come mai allora non furono approfonditi certi indizi?”. Prosegue composta e addolorata Daniela Cella.

La mia famiglia non conosceva Annalucia Cecere e allora il suo nome non ci disse nulla. Ma ciò che non capisco è la rabbia che l’assassino di mia sorella ha riversato su di lei”.

E chi ha ucciso mio padre ha sulla coscienza anche la morte di mio papà, morto mentre andava a trovare, come faceva ogni giorno, mia sorella al cimitero. Lui sarebbe ancora qui con noi se Nada non fosse stata ammazzata”, ha concluso Daniela.

NaMur

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