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Cronaca | 26 novembre 2021, 09:14

Omicidio Cella: per quel giorno e per quell’ora, Annalucia Cecere ha un alibi

L’indagata di Boves: “Ero al lavoro”. Non sarà facile per la procura, dopo 25 anni, dimostrare il contrario senza alcun ragionevole dubbio

Omicidio Cella: per quel giorno e per quell’ora, Annalucia Cecere ha un alibi

“Il giorno in cui è stata uccisa Nada Cella, io ero a lavorare Sestri Levante”.

Queste sono state le parole che Annalucia Cecere ha riferito agli inquirenti liguri che - su input della criminologa Antonella Pesce Delfino e l’avvocato Sabrina Franzone - hanno riaperto il caso dell’omicidio della venticinquenne Nada Cella, avvenuto a Chiavari, lunedì 6 maggio del 1996.    

La ragazza venne brutalmente aggredita nello studio del commercialista Soracco, a Chiavari, dove da più di un anno lavorava come segretaria. L’ora del delitto per gli investigatori è da collocarsi intorno alle 9.

A quei tempi”, ha proseguito l’indagata bovesana parlando con gli investigatori della squadra mobile di Genova,”in alcuni giorni fissi alla settimana lavoravo da un dentista di Sestri Levante, andavo nello studio e nelle sua abitazione a fare le pulizie. Tra questi giorni stabiliti c’era anche il lunedì”.

Annalucia Cecere ha ammesso di non ricordare in maniera precisa cosa fece quel giorno, del resto è passato un quarto di secolo da quella maledetta mattina.

La donna però ha riferito con una certa sicurezza che in quel periodo della sua vita lavorava alcuni giorni della settimana, dal professionista di Sestri Levante.

Ascoltato dagli inquirenti, il dentista ha confermando il rapporto di lavoro con Cecere, ma non è in grado di dire se quel dato giorno fosse a lavorare da lui, nella sua abitazione o nello studio medico.

Non sarà facile per gli inquirenti vagliare la veridicità dell’alibi dell’indagata, visto il tempo trascorso, ma i primi sommari riscontri degli orari di lavoro della donna non permettono di escludere che quella mattina possa prima essere stata nello studio di via Marsala e poi essersi recata con lo scooter a lavorare a Sestri Levante.

Oppure che Annalucia Cecere si sia recata subito al lavoro, non appena uscita di casa. Accertamenti che, se fatti subito dopo il delitto, sicuramente avrebbero avuto un esito diverso, incastrando l’assassino oppure liberare immediatamente un'innocente da un’onta così pesante come quella si aver ucciso una ragazza che ancora adesso attende giustizia.

NaMur

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