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Politica | 27 novembre 2021, 08:11

Calenda: “Solo un ritorno alle competenze può impedire al Paese di andare a sbattere”

Il leader di Azione, su invito di Enrico Costa, dal palco del Toselli di Cuneo, distribuisce bacchettate a tutti, da Salvini, a Di Maio fino a Renzi. “Del Grande Centro – dice - non m’importa un fico secco. Voglio smontare questa politica che fa soltanto rumore e non risolve alcunchè”

Carlo Calenda al Teatro Toselli di Cuneo

Carlo Calenda al Teatro Toselli di Cuneo

Per un’ora e mezza Carlo Calenda arringa, con qualche cedimento alla sicumera (com’è nell’indole dell’uomo), la platea del teatro Toselli di Cuneo.

Scrosciano gli applausi quando maramaldeggia con Salvini e Di Maio.

La Lega di Giorgetti – afferma dal palco restituendo il gentlemen agreement ricevuto dal ministro dello Sviluppo Economico durante la campagna elettorale di Roma – mi sta bene, ma ad uno come Salvini non affiderei nemmeno la gestione di una bancarella di grattachecche a Trastevere. Un ragazzotto – aggiunge ad abundantiam - che da ministro dell’Interno è andato a ballare mezzo nudo al Papeete”.  

La non celata antipatia nei confronti dei 5 Stelle, colpevoli “di aver avvelenato il clima intellettuale nel Paese”, la si evince in più di un passaggio quando, con sarcasmo, descrive il ministro degli Esteri Luigi Di Maio come “colui che è passato disinvoltamente dal gilet giallo al frac ministeriale”. 

Se Renzi è un toscanaccio, Calenda tradisce tutta la sua romanità non solo nell’accento ma ancor più nel gusto per la battutaccia.

Tant’è che il leader di Azione, sul finale e in maniera scherzosa, non risparmia (in maniera soft e amichevole) nemmeno il suo braccio destro, che pure gli ha riempito il teatro di Cuneo.

Costa – ha affermato seduto sulla scaletta che introduce al proscenio - mi rompe le palle in continuazione. È addirittura andato a  beccarsi gli applausi alla Leopolda e a Cuneo appoggia pure un’amministrazione col Pd”.

Calenda è stato presentato da Enrico Costa come “l’uomo politico che più mi ricorda mio padre (Raffaele)”. “Non per nulla – ha detto introducendo il suo ospite – è ritenuta la figura emergente della politica nazionale per il metodo e per l’approccio che ha alla politica”.

E Calenda, dal canto suo, non ha deluso né Costa né il popolo del Toselli (sindaci, amministratori, iscritti e curiosi) accorso a sentire il manifesto politico di Azione “improntato – così lo ha sintetizzato - al pragmatismo senza però disdegnare l’idealismo”.

Essere idealisti – ha spiegato all’uditorio – non è una parolaccia, così come dobbiamo smettere di pensare che la sfida tecnologica possa avvenire senza l’apporto di un solido spirito umanistico”.

Ha avuto parole di apprezzamento per il “pragmatismo riformista” di Mario Draghi, accompagnate da giudizi altrettanto severi nei confronti del “bipopulismo” che rischia – a suo giudizio – “di portare il Paese a sbattere”.

Sinistra e destra non hanno fatto la loro parte, perché – ha rincarato la dose  – si sono limitate, la prima, ad urlare “tornano i fascisti” e la seconda “i comunisti sono alle porte”.

Noi siamo gli eredi del Partito d’Azione – ha scandito dal palco -. Siamo consapevoli che la strada sarà lunga perché il nostro stile e i nostri argomenti non si rivolgono alla pancia della gente.

Ci occupiamo dei giovani dei quali, in questo Paese, a nessuno importa perché elettoralmente pesano poco. Noi ci crediamo perché sappiamo che una politica che non guarda al futuro non ha prospettive.

Siamo certi – ha ribadito – che dopo aver provato tutte le ubriacature possibili i cittadini-elettori capiranno che il Paese non potrà affidarsi in eterno a chi urla più forte. Senza competenze e progettualità – ha sentenziato – non si va da nessuna parte”.

Ha categoricamente escluso un’eventuale fusione con Italia Viva di Matteo Renzi. “Siamo aperti a tutti, ma un conto sono le alleanze, un altro – ha puntualizzato - l’essere insieme in un unico partito”.

Nessun cenno alla legge elettorale, che pure sarebbe stato interessante conoscere, visto che la futura rappresentanza parlamentare di Azione sarà da questa fortemente condizionata.

Calenda pensa che Mario Draghi andrà al Quirinale al posto di Sergio Mattarella. L’eventualità lo preoccupa, anche se – di fronte all’uditorio - non si è sbilanciato su possibili elezioni anticipate dopo l’elezione del Presidente della Repubblica.

Nessun cenno alla vicende locali, se non l’orgogliosa rivendicazione del fatto che “quasi tutti gli esponenti della lista civica 'Centro per Cuneo' sono nostri iscritti”.

Il resto lo dirà nella prossima puntata, quando verrà a Cuneo per la terza volta con la speranza di poter “benedire” un candidato sindaco…azionista.

Giampaolo Testa

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