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Economia | 01 dicembre 2021, 07:00

8 parole in italiano di origine spagnola

Sicuramente le lingue straniere hanno avuto, e continuano ad avere, la loro influenza sulle altre: guardiamo la lingua spagnola

8 parole in italiano di origine spagnola

 

Sicuramente le lingue straniere hanno avuto, e continuano ad avere, la loro influenza sulle altre. Il nostrano italiano, per esempio, è tra le lingue più usate nell'ambito della musica (soprattutto classica con termini come “piano”, “lento”, “andante”, “fortissimo”, “pizzicato” e così via), l'inglese ha una rilevanza che occupa gran parte della vita quotidiana (“smartphone”, “okay”, “multitasking”, “soft skills” eccetera) e non mancano all'appello neanche altre lingue europee come francese, tedesco e spagnolo.


Ma concentriamoci ora su quest’ultima lingua, recentemente balzata agli “onori di cronaca” grazie anche a serie televisive di successo come “La Casa di Carta” e “Narcos”, e su come anche essa abbia influenzato l'italiano che usiamo e parliamo tutti i giorni. Ed il bello è lo facciamo, spesso e volentieri, senza neanche saperlo!

Oramai è una pratica utilizzare determinate parole come coyote per indicare quell'animale del deserto, movida per la vita notturna delle grandi città, machete per l'utensile tagliente particolarmente utile nella giungla e tante altre ancora.

Pensate poi che alcune di queste parole di origine spagnola sono anche entrate nel dizionario in una loro forma più “scherzosa”. Ad esempio gringo può essere utilizzato per indicare un tipo un po' spaccone (era la storpiatura di “green”, cioè verde, che era il colore delle uniforme statunitensi quando si trovavano in America Latina e veniva usato come dispregiativo) mentre desaparecido per indicare quel tale che, nel gruppo di amici, è sempre quello che “manca all'appello” o di cui si hanno notizie sporadiche. Il problema è che un termine del genere riporta alla mente le purghe e le sparizioni di persone anti governative da parte dei dittatori militari il Sud America.

Altre parole si rivelano, invece, di natura quasi insospettabile. Basti pensare ad “appartamento” per esempio. In spagnolo oggi si direbbe “piso”, ma nella sua versione antica il termine “apartamiento” stava ad indicare un luogo, per l'appunto, appartato. Persino la cucina ha la sua voce in capitolo con il termine “torrone” (usato in maniera più gergale anche per indicare una lamentela piuttosto prolungata).

Questo infatti deriva dal verbo “turrar”, cioè arrostire, e sono in molti a sostenere che il goloso dolce sia stato introdotto nel territorio di Napoli durante l'antica dominazione spagnola. Stessa cosa dicasi anche per termini come borraccia e dispaccio.

Ma siccome le Top Ten (ops, non è spagnolo, ma bensì inglese) sono all'ordine del giorno e, francamente, hanno un po' stancato, vi proponiamo qui una piccola classifica “ridotta”. Ecco a voi dunque otto parole che usiamo in italiano, ma che hanno un'origine iberica. A questo punto possiamo dire che non sarebbe neanche una cattiva idea quella di imparare lo spagnolo per scoprirne altre, non siete d'accordo anche voi? Comunque sia, lasciamo che a parlare ora sia il “dizionario”:

Algebra:

Autentica croce di moltissimi studenti già a partire dalle scuole medie, la parola in verità sarebbe di origine araba, ma è stata introdotta in Italia dagli spagnoli attorno al Duecento durante una delle loro occupazioni di un'Italia ben lontana dalla sua unità (1861).

Embargo:

Utilizzato sia in ambito economico che giornalistico, soprattutto durante i primi anni dell'indipendenza cubana dai vicini Stati Uniti, è forse una delle parole spagnole più utilizzate in italiano che ha conservato ancora la sua “forma originaria”.

Nostromo:

No, non stiamo parlando del tonno, ma di uno dei principali sottufficiali nel gergo della marina. Tale parola deriva dal termine “nostramo” (letteralmente “nostro padrone”) e nasce dall'unione tra i due termini.

Vigliacco:

Non che si usi ancora così tanto in italiano, questa parola in origine aveva un significato leggermente diverso da quello moderno. Derivava infatti da “bellaco” che stava a significare “malvagio” o “vile” invece di codardo. Anche questo termine è comparso durante il periodo di dominazione spagnola tra il Cinquecento ed il Seicento.

Tabacco:

Anche in questo caso la parola originaria, ovvero “tabaco”, derivava da una araba, e cioè “tabbaq”, ma anche qui la storia si ripete. Il tabacco infatti era entrato nei dizionari spagnoli dopo la scoperta dell'America (1492) e veniva usato come profumo e/o come erba officinale.

Floscio:

Derivante dal latino “fluxum” e poi trasposto con lo spagnolo “flojo”, questo termine stavolta ha mantenuto intatto il suo significato nel passare dei secoli.

Maiolica:

Per quanto la tradizione della ceramica in Italia sia forte, questo termine particolarmente utilizzato nell'ambito degli elementi di bellezza o nelle stufe, deriva invece dal nome originale di Maiorca. L'isola, infatti, un tempo era uno dei porti più famosi del commercio e dello smistamento di ceramiche.

Regalo:

Dal latino “regalis” fino allo spagnolo “regalo”, cambia solo leggermente la pronuncia, il termine indicava la tradizione iberica di offrire dei doni al proprio re.

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