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Politica | 03 dicembre 2021, 12:30

Elezioni provinciali, i dubbi sui programmi: "Per quale Provincia si andrà a votare?"

Riceviamo e pubblichiamo integralmente

Il palazzo della Provincia

Il palazzo della Provincia

Egregio Direttore,
dopo dieci giorni dalla presentazione delle liste per il Consiglio provinciale e a una decina di giorni dalla sua elezione non si sa esattamente per quale Provincia si andrà a votare, i progetti, i contenuti, le prospettive. La riforma Delrio voluta dal governo Renzi nel 2014 con l’intento demagogico di ridurre la spesa pubblica, ha ridotto l’ente Provincia  in stato vegetativo, senza ruolo preciso e obiettivi, senza necessari finanziamenti e senza rappresentanti eletti dai cittadini di tutto il territorio.

Sul piano politico, se si escludono Fratelli d’Italia e la Lega, già contrari alla riforma Delrio, nessuno chiede di ripristinare pienamente questo ente storico intermedio fra Comuni e Regione, che con forte radicamento territoriale equilibrava il centralismo della Regione, coordinava lo sviluppo economico provinciale, studiava e promuoveva la realizzazione di infrastrutture, favoriva la collaborazione di aree circostanti e confinanti (vedi Piemonte Sud, Liguria e Regione Paca della Francia). Inoltre, è stato interdetto il diritto democratico di voto da parte dei cittadini, diritto affidato soltanto ai sindaci e ai consiglieri comunali già eletti, con in più il risultato che qualificati esponenti della vita politica e della società civile sono esclusi dalla possibilità di candidarsi a rappresentare le varie, differenti aree territoriali.

Partiti e organi di informazione governativi, di fronte all’opinione pubblica stremata da sprechi, privilegi e corruzione, indotta a pensare che qualsiasi eliminazione delle strutture dello Stato fosse auspicabile, hanno trovato conveniente giustificare la eliminazione delle Province anziché accorparle e renderle più funzionali. Sono state così tolte risorse finanziarie, tagliato il personale, dispersi dipendenti esperti. I risparmi sulla spesa globale sono stati modesti, come ha riscontrato la Corte dei Conti. Però di fatto, per ragioni di potere politico, le Province sono state mantenute in piedi  e qualcuna è stata trasformata in “città metropolitana”.

Oggi sono numerosi gli esponenti politici locali, gli amministratori, gli opinionisti che ammettono il decadimento delle funzioni della Provincia, le sue insufficienze qualitative, i suoi limiti operativi, la grave mancanza di risorse finanziarie per affrontare i compiti a cui rimane la competenza (viabilità, trasporti, scuola, irrigazione, energia). Questo ente intermedio è invece necessario. Oggi nelle attuali condizioni a questa Provincia ci credono in pochi, se non per ordine di scuderia. Ne è la prova anche la bassa quota di votanti consiglieri comunali che andranno a votare a scatola chiusa candidati che in gran parte non conoscono.

La questione è politica, e in quanto tale dovrà essere affrontata nel quadro delle auspicate e reclamate riforme istituzionali.

Ringraziamo per l’attenzione,

Paolo Chiarenza (ex consigliere provinciale), Alberto Anello (ex consigliere provinciale), Guido Giordana (sindaco di Valdieri), Fabio Mottinelli (consigliere comunale di Ceva), Maurizio Occelli (consigliere comunale di Savigliano), Enzo Tassone (dirigente provinciale Fratelli d’Italia)

redazione

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