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Ad occhi aperti | 04 dicembre 2021, 08:05

La costante più potente dell'universo - Interstellar

Ecco il cuore vero e puro della fantascienza: non parlare del nostro futuro come specie, ma mostrarci come raggiungerlo

Un fotogramma del film

Un fotogramma del film

“Interstellar” è un film anglo-americano del 2014 scritto da Jonathan e Christopher Nolan, e diretto dallo stesso Christopher. La pellicola vede protagonista Joseph Cooper, ingegnere ed ex-pilota NASA, che viene coinvolto in una segretissima missione per scoprire nuovi pianeti in cui trasferire la specie umana: la Terra, infatti, risulta ormai inabitabile. Il viaggio che intenterà con un equipaggio di illuminati colleghi lo porterà a varcare (letteralmente) la porta di un’altra dimensione.

La fantascienza ha indubbiamente una lunga tradizione nel narrare storie “(post)apocalittiche”, nella quale un’umanità si trova a dover lottare per la sopravvivenza in una Terra che ha deciso di non voler più sopportare la sua - diciamocelo – fastidiosa presenza.

Realtà fantastiche e fantasmagoriche, che ormai nel XXI° secolo assumono sempre più i connotati della realtà, con l’ampliarsi del dibattito sulle tematiche ambientali. Dibattito che a volte dimentica di considerare l’aspetto demografico e il fatto che – secondo quanto recentemente comunicato dal demografo Massimo Livi Bacci – nel 2100 avremmo 3 miliardi di esseri umani in più (considerando che già oggi circa due terzi dei 130 milioni di chilometri quadrati di terre emerse non coperte da ghiacci permanenti risultano direttamente o indirettamente antropizzati).

E – come spiega ancora Bacci – un maggiore tasso di natalità significa, spesso, lentezza nell’alfabetizzazione e nell’emancipazione femminile. Ma uno degli aspetti più preoccupanti è la ricaduta ambientale, specie conseguente all’intrusione dell’uomo nelle grandi foreste fluviali o al suo addensarsi nelle zone costiere, aree instabili e pericolose per antomasia. E lo svilupparsi ulteriore delle megalopoli, con la loro montagna di consumo energetico, inquinamento e produzione di rifiuti.

Insomma, viviamo in una grande storia di fantascienza, solo che ce ne accorgiamo sempre troppo tardi. E del genere uno dei rappresentanti migliori e più celebri – ma, a gusto mio personale, non per forza uno dei migliori – è “Interstellar” di Christopher Nolan.

Nella pellicola l’umanità è sull’orlo del baratro e gli scienziati a cui è stato affidato il compito di salvarla sono ormai disillusi e, invece di farlo direttamente, preferiscono bruciarla dalle fondamenta e quindi ricostruirla in un altro luogo… una tentazione, cinica ovviamente, che mi sembra sempre molto meno fantascientifica di quanto si crede. Ma la volontà e l’amore di un padre per una figlia – il più semplice e diretto dei rapporti d’affezione – riescono invece dove la pura matematica fallisce.

Sarò sincero: non amo particolarmente “Interstellar”, per colpa soprattutto di una sceneggiatura che ritengo esageratamente votata al realismo. Ma è indubbio sia un ottimo esempio del cuore vero e puro della fantascienza: non parlare del nostro futuro come specie, ma mostrarci come raggiungerlo. E il mezzo, l’astronave per farlo, spesso è solo una… unirci, lavorare insieme, diventare (anche se fossimo 10 miliardi) più della somma delle nostre parti.

Simone Giraudi

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