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Ad occhi aperti | 11 dicembre 2021, 15:22

La Grande Crisi di Mezza Età - M. Butterfly

Il finale, con la caduta assoluta del protagonista nel baratro della follia e la dissoluzione della sua vita professionale e privata, è emblematico: il maschio smette di essere punto di riferimento della realtà e nella morte/distruzione trova il proprio vero scopo

Jeremy Irons

Jeremy Irons

“M. Butterfly” è un film di produzione americana del 1993, scritto da David Henry Hwang e diretto dal maestro David Cronenberg. La vicenda, ambientata a Pechino nel 1964 e vede protagonista un diplomatico del consolato francese che s’innamora di una cantante lirica cinese dopo averla vista recitare la Madama Butterfly; quest’ossessione lo porterà non solo alla prigione ma anche alla distruzione totale dell’ideale di mascolinità tossica con cui interpreta costantemente l’esistenza e i rapporti umani.

Si chiama Gabriella anche se sui suoi documenti personali c’è ancora scritto “Gabriele”, ed è una studentessa napoletana trans a cui un bidello della scuola di parrucchieri che frequenta ha impedito di accedere al bagno delle donne.

La notizia ha fatto, letteralmente, il giro del Paese: come riportato da diversi giornali la direzione della scuola sembra rifiutarsi in ogni modo di riconoscere Gabriella come una donna (a seguito, anche, di segnalazioni di genitori di altre ragazze iscritte alla scuola le cui figlie non si sentono a loro agio nel sapere che “un uomo” utilizzi il loro bagno).

Se seguite questa rubrica probabilmente avrete già intuito la mia posizione rispetto alle tematiche LGBTQI+. Quindi sì, “inaspettatamente” credo che Gabriella debba essere trattata come ciò che si sente di essere: una persona con dei diritti e un’identità, sessuale in questo caso. E, poi ma soltanto poi, come una donna. E non importa nemmeno che lo faccia perché “in cerca di visibilità” - frase sottolineata dalla preside dell’istituto e riportata dai giornali di mezza Italia, che risulta però del tutto non contestualizzata - : nel mondo di oggi è sacrosanto che chi fa parte di una qualunque minoranza possa alzare la voce e richiedere, davvero, di essere trattat* con rispetto.

E forse il punto è proprio questo, il mondo di oggi. Una realtà sottile e stiracchiata, incapace ancora di riconoscersi in ciò che era e ma anche in ciò che dovrebbe diventare.

Un po’ la stessa posizione che assume il protagonista di “M. Butterfly” di David Cronenberg, il film che vi consiglio oggi. Jeremy Irons – in quella che probabilmente è una delle sue due interpretazioni migliori in assoluto – tratteggia un uomo forte della propria mascolina visione del mondo, il cui amore presuppone un senso di sottomissione da parte dell’altr* e allo stesso tempo incapace di comprendere il proprio ruolo come marionetta priva di qualunque potere reale. Il finale, con la caduta assoluta del protagonista nel baratro della follia e la dissoluzione della sua vita professionale e privata, è emblematico: il maschio smette di essere punto di riferimento della realtà e nella morte/distruzione trova il proprio vero scopo.

Un animale – cosa che siamo tutti, e questo è un aspetto che a volte si considera davvero poco, nel parlare di identità di genere e sessuale - , se messo alle strette, reagisce con maggiore violenza. Quando sente la terra scivolargli da sotto i piedi è il momento in cui attacca con più forza. E io credo stia succedendo questo, alla nostra società: un’enorme, totalizzante, caotica crisi di mezza età che nella maggior parte dei casi siamo incapaci di accettare e riconoscere. Finché potremmo permetterci di farlo, ovviamente.

Simone Giraudi

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