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Schegge di Luce | 12 dicembre 2021, 08:16

Schegge di luce: pensieri sui Vangeli festivi di don Michele Bruno, sacerdote cottolenghino di Bra

Commento del Vangelo della Messa del 12 dicembre, III Domenica di Avvento “Gaudete”, anno C

Don Michele Bruno con la casula rosacea, tipica della Domenica del “Gaudete”

Don Michele Bruno con la casula rosacea, tipica della Domenica del “Gaudete”

In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto».

Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato».

Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».

Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».

Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo. (Lc 3,10-18)

 La prima parola della liturgia del 12 dicembre, offertaci dal Messale, è “Gaudete” (Rallegratevi). Perciò, nella tradizione liturgica, la III Domenica di Avvento (Anno C) ha un carattere gioioso, che si riflette nel colore rosaceo della casula indossata dal celebrante. Come don Michele Bruno, sacerdote cottolenghino braidese chiamato ogni sabato, alle ore 17.30, a presiedere la Messa prefestiva nella chiesa dei Battuti Neri di Bra. Ecco il suo contributo per la rubrica “Schegge di luce”, che vuole essere una tenera carezza per tutte le nostre anime.

Nelle Letture di questa domenica della gioia, chiamata “Gaudete”, troviamo ripetuti inviti alla gioia: «Esulta», «Gioisci», «Rallegratevi» etc. Ma si può comandare la gioia? Si può comandare la festa: tutti, infatti, devono far festa in questi giorni, anche chi non ne ha voglia e non ne ha motivo.

Che ragione aveva San Paolo di dire «Rallegratevi», visto che era in prigione, abbandonato da tutti? Non si può comandare la gioia, ma si può motivare, cioè trovare un motivo superiore ad ogni tribolazione ed è ciò che fa la fede in ogni tempo dell’anno, ma soprattutto in questo, come ricordano il profeta Sofonia nella prima lettura («Il Signore esulterà per te con grida di gioia»), il Salmo («Canta ed esulta, perché grande in mezzo a te è il Santo d’Israele») e Paolo nella lettera ai Filippesi («Il Signore è vicino»).

E se abbiamo tribolazioni? Non angustiatevi per nulla, in ogni necessità la “pace” di Dio (si può dire anche la “gioia” di Dio) custodirà i vostri cuori ed i vostri pensieri. È il più bell’augurio di Natale!

Ma oltre all’invito alla gioia, in questa domenica, sentiamo ancora la voce di Giovanni che dà risposta alla triplice domanda che gli viene fatta: «Che dobbiamo fare?». Egli ci invita alla solidarietà, alla giustizia, all’esclusione di ogni genere di violenza, maltrattamento e sopruso.

Che dobbiamo fare noi? La nostra preparazione alla venuta del Signore, qualsiasi essa sia, non sarà mai completa se non arriveremo a porci queste domande: «Che devo fare? Signore che cosa vuoi da me? Che cosa devo cambiare nella mia vita?». Perché possiamo dirci veramente cristiani e perché possiamo andare incontro al Signore irreprensibili e santi nella carità, deve venire anche per noi il tempo delle decisioni, delle scelte concrete, delle conversioni necessarie alla nostra vita morale e spirituale.

Ma l’insegnamento del Battista, prima che morale, è teologico: «Viene uno più forte di me… Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco…». Di fronte alla grandezza di Cristo, Giovanni non si sente degno di fargli da servo e noi in che considerazioni teniamo il Cristo?

Con, molte altre parole Giovanni annunciava al popolo la Buona Novella: ricordiamo che Gesù è la buona notizia, Gesù è il buon Natale, Gesù è la salvezza, la fonte della gioia.

Silvia Gullino

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