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Schegge di Luce | 19 dicembre 2021, 09:26

Schegge di luce: pensieri sui Vangeli festivi di Fra Andrea Nico Grossi di Saluzzo

Commento del Vangelo della Messa del 19 dicembre, IV e ultima Domenica di Avvento

Fra Andrea Nico Grossi in mezzo alle Sorelle Clarisse di Bra

Fra Andrea Nico Grossi in mezzo alle Sorelle Clarisse di Bra

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.

Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». (Lc 1,39-45)


Oggi, 19 dicembre la Chiesa giunge alla IV e ultima Domenica di Avvento (Anno C, colore liturgico viola). A commentare il Vangelo della Santa Messa è il sacerdote Andrea Nico Grossi dei Frati Minori della chiesa di San Bernardino, in Saluzzo.

Amore, vita, valori, spiritualità sono racchiusi nella sua riflessione per ‘Schegge di Luce, pensieri sui Vangeli festivi’, una rubrica che vuole essere una tenera carezza per tutte le anime in questa valle di esilio. Pensieri e parole in perfetto stile francescano, che sono come scintille per accendere le ragioni della speranza. Eccolo, il commento.

Il profeta Michea opera in un tempo in cui Giuda e Israele stanno vivendo un periodo di crisi causato dall’idolatria - affidarsi alle divinità d’argento e d’oro, che “hanno mani e non parlano, hanno occhi e non vedono, hanno narici e non odorano, hanno mani e “non palpano” pagane - e dall’ingiustizia - i dirigenti della nazione, politici e religiosi si comportano da accaparratori e in maniera disonesta e il popolo non è da meno. Di fronte a questa situazione sociale, è nato in Michea un atteggiamento quasi di rivolta contro ogni categoria di funzionari dello stato, che vivevano in aperto contrasto con la parola di Dio.

Egli profetizza quindi ai due regni distruzione, invasione da parte dei nemici e l’esilio, conseguenze, non di una punizione divina, ma delle libere scelte degli uomini.

Dobbiamo imparare una cosa; spesso le difficoltà e i problemi che viviamo, come singoli, come comunità, come nazione, ecc… non sono da imputare a Dio, ad un suo ipotetico disinteresse per l’umanità, ma alla nostra durezza di cuore e di mente. Noi uomini vogliamo decidere autonomamente il nostro destino, mettendo da parte spesso la volontà di Dio, ma tutto ciò ha inevitabilmente delle conseguenze. In tal modo allora siamo noi a causarci alcuni problemi. Un proverbio recita: “Chi è causa del suo mal pianga se stesso”. Se un bambino si scotta dopo che la mamma o il papà gli ha detto di stare lontano dalla pentola, può poi arrabbiarsi con loro per il danno subito?

La sofferenza del popolo d’Israele e di Giuda però non sarà la parola finale, infatti viene preannunciata la nascita di un re, proveniente da una sperduta provincia del regno: “E tu, Betlemme… da te uscirà colui che deve essere il dominatore in Israele” (Mic 5,1), di colui che condurrà Israele alla vittoria sopra tutti i suoi nemici e allo stabilimento della pace universale.

Michea ha svolto il suo ministero circa 300 anni prima di Cristo, per cui chiaramente egli fa riferimento ad un re storico. Noi però che siamo nati 2000 anni dopo Gesù sappiamo che lui è nato a Betlemme e che appartiene alla dinastia del re Davide, attraverso San Giuseppe, per cui possiamo leggere le parole del profeta come riferite al Signore stesso.

Devo dire però che le cose non sembrano andare come promesso. Non solo in Israele non c’è pace e tranquillità, ma nel mondo intero continua ad esserci violenza.

Allora Gesù ha fallito? No di certo! Gesù ha realizzato definitivamente il regno di Dio, regno di giustizia e di pace, il quale però ha bisogno di crescere, di dilatarsi, fino a raggiungere ogni persona di ogni continente e di ogni tempo. A noi potrà anche sembrare che tale regno sia totalmente fermo, ma così non è. Ricordate quando Gesù parlando del regno disse: “Il regno dei cieli si può paragonare a un granellino di senapa, che un uomo prende e semina nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi, ma una volta cresciuto, è più grande degli altri legumi e diventa un albero, tanto che vengono gli uccelli del cielo e si annidano fra i suoi rami” (Mt 13,31s).

Quel seme messo da Gesù sta già producendo i suoi frutti, anche se non ce ne accorgiamo. Il Signore però vuole il nostro aiuto, infatti se il regno non si diffonde con più rapidità è solo per colpa nostra. Molti di noi possono dire di non fare cose poi così gravi, e meno male, ma quanti di noi poi non fanno il bene pur avendone il modo e l’occasione. Tutto questo ostacola oggettivamente la crescita del regno. Perché cresca il regno di giustizia, di pace portato da Gesù è necessario che ognuno sia costruttore di giustizia e di pace.

Maria ci viene presentata oggi come modello. Questa giovane o forse giovanissima abitante di uno sconosciuto villaggio della Palestina ci insegna tre atteggiamenti: “Si mise in viaggio… per raggiungere in fretta”, vale a dire che non se ne sta con le mani in mano, una volta conosciuta la volontà di Dio non ha perso tempo; “Beata colei che ha creduto…” vale a dire che si è fidata delle parole del Signore; “Ha guardato l’umiltà della sua serva” vale a dire che ha accettato di farsi serva, non schiava. Pur conservando totalmente la sua libertà, si è messa a disposizione di Dio.

Facciamoci imitatori di Maria nella nostra quotidianità, e vedremo che il regno di Dio si diffonderà e crescerà con grande forza.

Silvia Gullino

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