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Schegge di Luce | 25 dicembre 2021, 09:36

Schegge di luce: pensieri sui Vangeli festivi di SER mons. Roberto Farinella, vescovo di Biella

Commento del Vangelo della Messa del 25 dicembre, anno C, solennità di Natale del Signore

Schegge di luce: pensieri sui Vangeli festivi di SER mons. Roberto Farinella, vescovo di Biella



In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta.

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta.

Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio.

C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia».

E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama». (Lc 2,1-14)



Oggi, 25 dicembre, la Chiesa celebra il Natale del Signore (Anno C, colore liturgico bianco).

A commentare il Vangelo di questa solennità è S.E.R. il monsignor Roberto Farinella, vescovo di Biella. Amore, vita, valori, spiritualità sono racchiusi nella sua riflessione per “Schegge di Luce, pensieri sui Vangeli festivi”, una rubrica che vuole essere una tenera carezza per tutte le nostre anime in questa valle di esilio. Pensieri e parole che sono come scintille per ravvivare le ragioni della speranza che è in noi.

Eccolo, il commento.

A Betlemme, dalla Vergine Maria, è nato Gesù, il Salvatore. Annunciato dai profeti, atteso dalle genti, Egli non è nato per volontà umana, ma per il dono d’amore di Dio Padre, che «Ha tanto amato il mondo, da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna» (Gv 3,16).

Questo evento si rinnova ogni anno nella Chiesa, pellegrina nel tempo: la fede del popolo cristiano rivive nella liturgia del Natale il mistero di Dio che viene, che assume la nostra carne mortale, che si fa piccolo e povero per salvarci. E questo ci riempie di commozione, perché troppo grande è la tenerezza del nostro Dio. La stessa liturgia non può contenere questa gioia, tanto che fin dai primi tempi sottolinea tutti gli aspetti della solennità: la nascita di Gesù avvenuta nella povertà di Betlemme; l’annuncio degli angeli; lo stupore; la contemplazione.

I primi a vedere la gloria umile del Salvatore, dopo Maria e Giuseppe, furono i pastori di Betlemme. Riconobbero il segno annunciato loro dagli angeli e adorarono il Bambino. Quegli uomini umili, ma vigilanti sono esempio per i credenti di ogni tempo che, di fronte al mistero di Gesù, non si scandalizzano della sua povertà, ma, come Maria, si fidano della Parola di Dio e contemplano con occhi semplici la sua gloria. Davanti al mistero del Verbo fatto carne, i cristiani di ogni luogo confessano oggi, con le parole dell’evangelista Giovanni: «Abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità» (1,14).

Mentre nel mondo permane la paura per la pandemia, tanti disperati sono respinti, in tanti Paesi soffiano venti di guerra e un modello di sviluppo che concentra nelle mani di pochi grandi ricchezze, continuando a produrre degrado umano, sociale e ambientale, il Natale ci richiama al “segno del Bambino”, ed a riconoscerlo nei volti dei bambini, specialmente di quelli per i quali, come per Gesù, «Non c’è posto nell’alloggio» (Lc 2,7).

Il messaggio di Natale ci fa riconoscere il buio di un mondo chiuso e ci dice che Dio trova spazio nel cuore degli uomini, entrando magari per la stalla, che sanno trasmettere la sua luce di speranza.

Egli è venuto per ridare alla creazione la sua bellezza e all’uomo la sua dignità: è questo che a Natale prende il suo inizio e fa giubilare gli angeli. La terra viene rimessa in sesto proprio per il fatto che viene aperta a Dio, che ottiene nuovamente la sua vera luce e, nella sintonia tra volere umano e volere divino, nell’unificazione dell’alto con il basso, recupera la sua bellezza, la sua dignità. Così Natale è la festa che unisce tutti, ci rende fratelli e ogni cosa è ricreata nell’Amore di Dio. 

Silvia Gullino

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