Una biografia profonda, reale, che ricalca mesi infiniti di malattia. Prima il Covid, poi la leucemia mieloide acuta. Dal ricovero in sub-intensiva alla camera sterile, in attesa del trapianto di midollo.
Giorni, ore, minuti in cui Giorgio Ruatasio, 57 anni, ha trovato nella scrittura la forza per andare avanti.
Tre i mezzi: il tempo, il suo Mac e la sua storia. Uno solo il protagonista: lui, attaccato alla vita.
Tutto è iniziato circa un anno fa, durante la seconda ondata della pandemia. In pochi giorni dal contagio, Giorgio Ruatasio, conosciuto arredatore e presidente del consorzio Arredanet, sta male ed è subito polmonite. Le cure in terapia sub intensiva e la guarigione in circa un mese. Sembrava tutto passato, uno spavento terribile, ma la stanchezza era troppa: gli esami del sangue non danno scampo, è leucemia mieloide acuta. Il trasferimento all’Humanitas di Rozzano, le cure, i ben 100 giorni in camera sterile. Ed è qui che Giorgio scrive il suo libro “La sala d’attesa”, il romanzo autobiografico che è per lui un traguardo da raggiungere, meta che si realizza con il trapianto di midollo osseo, grazie alla compatibilità con il fratello Dado.
Ed ora sono quasi otto mesi dal trapianto (3 maggio). Una rinascita, un esempio di come la vita possa vincere le avversità.
Il romanzo è disponibile nelle librerie albesi Zanoletti, San Paolo e La Torre, Marconi a Bra, Ippogrifo a Cuneo, nelle Feltrinelli e su Amazon. Il ricavato è destinato all’Ail di Milano per la ricerca sulle terapie con cellule Cart T.