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Attualità | 16 gennaio 2022, 09:55

Caso Cella: telefonate e messaggi notturni anche dalla Granda per risolvere il caso

Il legale: “Abbiamo ricostruito molte circostanze, ora attendiamo la prova regina che ci potrà dare solo la scienza”

Caso Cella: telefonate e messaggi notturni anche dalla Granda per risolvere il caso

Ha funzionato il filo diretto creato dall’avvocato Sabrina Franzone - il legale genovese che insieme alla criminologa Antonella Pesce Delfino, ha fatto riaprire il caso all’omicidio di Nada Cella - per reperire più notizie possibili e rompere il velo di mistero e di omertà che da 25 anni impedisce di scoprire il perché e soprattutto chi ha ucciso la giovane segretaria, mentre era al lavoro nello studio del commercialista Soracco a Chiavari.

Telefonate ed email - curiosamente spedite soprattutto nelle ore notturne - sono arrivate - anche dalla provincia di Cuneo - sia al legale che alla mamma di Nada, la signora Silvana, per condividere ricordi, particolari e situazioni di quel maledetto giorno ma anche dell’ex insegnate che - per ora - è l’unica ad essere iscritta nel registro degli indagati con la pesante accusa di omicidio, ossia la bovesana Annalucia Cecere. 

“Grazie a tutti coloro che ci hanno contattato - commenta l’avvocato Franzone -, siamo riusciti a ricostruire diverse circostanze che sicuramente potranno aiutarci a definire meglio il contesto nel quale è avvenuto l’omicidio”.

Purtroppo, però, tra queste testimonianze non c’è stata quella che poteva portare ad una svolta del caso ed aiutare a risolvere il giallo che avvolge la morte di questa giovane ragazza di Chiavari.

“Alcuni testimoni potrebbero non essere più in vita, altri dopo aver taciuto per 25 anni possono aver deciso di continuare a farlo. Per scovare senza ombra di dubbio chi ha tolto la vita a Nada a soli 26 anni - precisa il legale - è necessaria la così detta “prova regina. E quella la può fornire solo la scienza. Speriamo negli accertamenti affidati al genetista Emiliano Giardina, il professore dell’Ignoto 1 di Yara Gambirasio. Ci vorrà tempo, perché i reperti da analizzare sono tanti. Certo, se si accertasse che le macchie ritrovate sul motorino dell’indagata sono di sangue riconducibili a Nada, allora potremo mettere un punto fermo su una indagine sfalsata dalle troppe superficialità”.

NaMur

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