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Al Direttore | 20 gennaio 2022, 19:05

Il 'testamento spirituale' della maestra emerita Anna: "Curarsi non deve significare perdere intelligenza o diritti"

La lettera arriva dalla famiglia, secondo le ultime volontà della maestra: "Il Covid non sia scusa per togliere personalità ai pazienti"

Foto generica

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"Vorrei che fosse restituita dignità alle persone ammalate: doversi curare non vuol dire accettare di dover perdere la propria intelligenza o i propri diritti".

L'ultimo saluto ad Anna Maria Gribaudo, vedova Marchisio, il mondo della scuola cuneese l'ha dato lunedì 27 dicembre: maestra emerita ben conosciuta sul territorio, è deceduta il 24 dicembre scorso all'ospedale di Caraglio. Ma la famiglia - come segno di rispetto alla sua memoria - ha inviato alla nostra redazione una lettera scritta di suo pugno. In cui la maestra racchiude non solo speranze e riflessioni sul sistema sanitario, ma anche i suoi personali ringraziamenti.

Nella lettera, la "maestra Anna" si presenta come "una mamma, una nonna, ho delle sorelle ed un fratello, sono una zia, una cugina e sono anche una nipote! Sono una amica, una vicina di casa, sono stata una insegnante, poi pensionata. Ed ora sono una ammalata".

"In questi ultimi mesi ho dovuto fare parecchie volte ricorso alle cure mediche, riscontrando alcune difficoltà dovute anche alle restrizioni vigenti per la pandemia Covid-19 in corso - continua - . Penso che la tutela degli ammalati sia importante e per questo sono d’accordo che siano presenti limitazioni negli accessi, nelle visite… ma tutto ciò non toglie che il covid non può essere una scusa per togliere personalità ai pazienti, per isolarli totalmente dalle informazioni mediche e dall’affetto dei familiari" si legge nella lettera che ha inviato alla nostra redazione.

"Vorrei che gli ammalati fossero informati della presenza di liste di attesa, così da poter scegliere dove essere curati, vorrei che venissero istituiti dei protocolli di urgenza, così da gestire le situazioni gravi come la mia, d’altronde non penso che ogni ammalato possa essere uguale ad un altro e che ogni malattia possa essere uniformata, ogni persona reagisce in maniera diversa. Vorrei che le cure per il mio tumore non fossero eseguite solo un giorno a settimana, le malattie non possono essere seguite secondo dei cluster del genere. Il tumore d’altronde è una malattia tempo dipendente! Si immagini se si operassero le persone colpite da infarto solo il martedì! Vorrei che fossero istituiti servizi di supporto per i pazienti ed anche per i familiari che devono intraprendere delle strade complesse di cure, di dolore e di fatica".

"Ma, caro direttore, vorrei anche dirle che in questo difficile percorso ho incontrato degli angeli - si conclude la lettera - : il primo, di nome e di fatto, è il Dr. Angelo Cifariello che con fare professionale, ma anche molto umano, mi ha seguito per alleviare il mio dolore ogni volta che ne avessi bisogno. Anche l’infermiere Giovanni Chiurazzi dell’ambulatorio di urologia mi ha permesso di gestire un catetere birichino che spesso faceva le bizze. Non voglio dimenticare l’infermiera Ilenia Carle delle cure domiciliari che con grande pazienza mi ha medicato ogni giorno, accompagnata dalla tirocinante Annalisa Summino. E poi la Dr.ssa Catia Lovino, direttore sanitario della casa di cura Monteserrat – Caraglio che con onestà medica e comportamento gentile ha accolto me ed i miei figli, insieme al medico Belli, alla Dr.ssa Spittalugo ed alla Dr.ssa Martini, al capo infermiere Simone Giuliano: tutti loro voglio ringraziare per l’immensa disponibilità e comprensione".

redazione

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