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Cronaca | 21 gennaio 2022, 13:17

Soldi a strozzo a imprenditori: agente di commercio langarolo e artigiano di Alba alla sbarra

In aula sfilano le presunte vittime: "Mi diede 30mila euro, ne pagai 120mila solo di interessi". Per l’accusa a ogni ritardo nel saldo delle rate sarebbe scattato un ulteriore interesse del 10%.

Immagine d'archivio

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È proseguito a Cuneo il processo davanti al Tribunale Collegiale alle due persone accusate di usura in concorso per fatti che si riferirebbero al 2013 nel Cebano. Imputati sono S. C., agente di commercio residente in un comune dell’Alta Langa, e J. D., artigiano albese.

Il primo era stato denunciato nel 2014 da un imprenditore di Ceva perché quest’ultimo non sarebbe più riuscito a pagare gli interessi posti sul denaro che il procacciatore gli avrebbe prestato. Fra gli anni 2012 e 2014 il cebano avrebbe chiesto 30mila euro in prestito, pagando 120mila euro di interessi. A essere verosimilmente 'usurati' sarebbero stati anche altri nove imprenditori tra le province di Cuneo, Torino e Savona.

Sarebbe stato S. C. ad avvicinare le presunte vittime, alle quali avrebbe prestato somme di denaro in contanti previa consegna di un assegno firmato, in bianco, che sarebbe stato incassato da lui o dai suoi complici qualora chi aveva chiesto il prestito non avesse restituito il denaro nei tempi e nei modi concordati. A ogni ritardo nel versamento delle rate, trascorsi 10 giorni, sarebbe stato applicato un ulteriore interesse del 10%. Per giustificare i giri di denaro, secondo l’accusa, sarebbero state inscenate compravendite fittizie di auto di lusso e di orologi. Operazioni nelle quali S. C. figurava come intermediario. “Erano favori tra amici e gli restituivo somme maggiorate di mia spontanea volontà”, aveva riferito un albese, a suo tempo imputato insieme ad altre due persone (i tre hanno definito la loro posizione con riti alternativi).

Nel corso dell’ultima udienza, l’artigiano (imputato e costituitosi parte civile contro S. C.) è stato sentito come persona offesa: “Un giorno mio padre, deceduto nel 2016, mi aveva detto che S. C. si era offerto di cambiarci alcuni assegni. Avevamo bisogno di liquidità per l’azienda. Lui in cambio ci dava i soldi, che noi restituivamo con un interesse del 5-7% fino ad arrivare al 10%. Mio padre acquistò da lui macchine e camion per dilazionare i pagamenti”.

In aula anche una testimone, presunta vittima, che ha riferito al giudice degli ipotetici interessi applicati ai prestiti da parte di S. C.

A fine gennaio il prosieguo.

CharB.

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