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Cronaca | 22 gennaio 2022, 07:17

Caso Cella: e se il movente dell’omicidio non fosse la gelosia?

Il legale Franzone: “Forse Nada aveva capito o era a conoscenza, di qualche verità scomoda”

Caso Cella: e se il movente dell’omicidio non fosse la gelosia?

“Se, attraverso gli accertamenti tecnico-scientifici, abbiano ancora speranze di individuare chi ha ucciso la giovane Nada Cella, credo sarà molto più difficile scoprire il movente alla base di questo efferato delitto, rimasto impunito per oltre 25 anni”.

Ad esprimere questi dubbi è Sabrina Franzone, l’avvocato genovese che insieme alla criminologa Antonella Pesce Delfino, ha fatto riaprire il caso di omicidio della giovane segretaria uccisa mentre era al lavoro nello studio del commercialista Soracco a Chiavari.

Chi e perché: sono le due domande che ruotano intorno a questo giallo, alimentato fin da subito da reticenze, circostanze non approfondite ed indagini che spesso hanno tralasciato indizi e piste che potevano portare ad un responsabile. O forse a piu di uno. Ma come è potuto accadere che distrazioni, dimenticanze, superficialità, documenti non redatti o non consegnati a chi di dovere, si siano concentrati proprio su questo caso, che all’inizio dava molti spunti da approfondire?

“Questo è sicuramente uno dei nodi da sciogliere, se vogliamo arrivare alla verità - conferma il legale Franzone -. Anche se io un’idea ce l’avrei e ruota intorno al movente”.

La gelosia di Annalucia Cecere - unica indagata, per ora, dalla procura di Genova per omicidio - nei confronti di Nada, è sempre stata considerata il movente: Annalucia, da anni trasferitasi a Boves, ambiva ad avere il posto di Nada nell’ufficio e nel cuore del suo datore di lavoro, il commercialista Marco Soracco. E se così non fosse?

“Io sposterei l’attenzione su un movente più pesante - spiega l’avvocato -: Nada, attraverso il suo lavoro, aveva scoperto o visto qualche cosa che doveva rimanere un segreto. Che cosa non lo so, ma ci sono diverse considerazioni che avvalorano questa mia tesi”.

Le considerazioni alle quali si riferisce il legale Franzone, riguardano alcuni comportamenti di Nada e alcune sue confidenze a mamma Silvana, qualche giorno prima di essere uccisa.

“Nada aveva un buon lavoro sicuro - spiega l’avvocato - e già da diversi anni. Non aveva mai avuto problemi ed anzi era contenta di come si trovava in ufficio. Eppure accade qualche cosa che infastidisce pesantemente la ragazza”.

Nada, infatti, qualche settimana prima di morire, in lacrima, confida alla madre di volersene andare dallo studio di Soracco. Non dice però il perché: “Nada - prosegue Franzone - era una ragazza riservata, inoltre in quel periodo la famiglia aveva appena scoperto che papà Bruno era malato e forse lei non ha voluto confidarsi fino in fondo con la madre, per non aggiungere preoccupazioni a quelle che già aveva”.

Inoltre la madre del commercialista Soracco, dice di aver visto Nada - un sabato mattina, quindi fuori dall’orato lavorativo - di aver preso e fatto scivolare in borsa un dischetto del computer dell’ufficio. Dischetto che non è mai stato ritrovato. O forse che nessuno ha mai cercato.

“Questo omicidio a mio parere - conclude l’avvocato Franzone - nasconde una storia che non è ancora venuta a galla e che potrebbe essere la chiave di volta per scoprire la verità. Credo che qualcuno abbia fatto di tutto per coprire l’omicida ed il movente e se scoprissimo chi è stato e il perché, potremmo finalmente dare una spiegazione alla morte di questa giovane donna”.

NaMur

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