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Ad occhi aperti | 23 gennaio 2022, 09:32

Depressione, da ospite indesiderato a coinquilino - The Skeleton Twins

Sembra paradossale, ma mentre si sta affogando la cosa più difficile da fare è chiedere aiuto. Sono gli altri che devono accorgersene, e agire il più tempestivamente possibile

The Skeleton Twins

The Skeleton Twins

“The Skeleton Twins” (“Uniti per sempre”) è un film americano del 2014 scritto da Mark Heyman e Craig Johnson, e diretto dallo stesso Johnson. Maggie e Milo sono due gemelli che vivono ai lati opposti del paese, e che conservano due esistenze turbate seppur in maniera diversa; torneranno a unirsi quando entrambi tenteranno il suicidio e affronteranno le ragioni per cui si erano allontanati in passato: riusciranno a dare una svolta alle proprie vite, seppur non nel modo che si sarebbero aspettati, soltanto insieme.

In questi ultimi due anni è stato suggerito (prima) e comprovato (poi) da tutti gli esperti di settore, ma è sufficiente conoscere qualcuno che un ‘giovane’ ce l’ha in casa per averne contezza: la fascia di popolazione che la pandemia da Covid-19 ha sempre, più o meno, risparmiato nel proprio decorso medico sta subendo in maniera più forte di altre le conseguenze di tutte le necessarie accortezze di sicurezza sanitaria messe in campo dai governi mondiali.

In parole povere: nel 2020 la prevalenza della depressione maggiore e dei disturbi d’ansia, specie tra i giovani e nelle donne, è aumentata di oltre un quarto (del 28% e del 26% rispettivamente). Insomma, per gli elementi della nostra società che dovrebbero rappresentare il suo stesso futuro – i giovani in quanto tali e le donne perché necessarie per dare loro la vita – il grande spettro della depressione è ormai diventato molto concreto.

Le pellicole che parlano della depressione, qualunque sia la sua origine, sono davvero moltissime. Tra quelle forse meno conosciute – almeno qui in Italia – c’è di sicuro “The Skeleton Twins”, il film che vi consiglio questa settimana. Per usare il gergo della serialità televisiva, si tratta di un ‘dramedy’ - commistione tra comedy e drama, quindi tra commedia e film drammatico - , con protagonisti Bill Hader e Kristen Wiig, due tra i comici americani (scuola Saturday Night Live) più celebri e capaci degli ultimi vent’anni.

Il film tratteggia la depressione nello stesso modo in cui tratteggia il rapporto fraterno tra Milo e Maggie, ovvero con delicatezza ma allo stesso tempo senza risparmiarsi nel metterne in scena gli aspetti più critici e devastanti, la spirale discendente in cui trascina chiunque non sia così fortunato da cercare e ricevere aiuto dall’esterno. E l’aiuto può essere solo dall’esterno, come esterno è un fratello – o una sorella – con cui hai perso i contatti per la maggior parte della tua vita.

Chiunque abbia o abbia avuto a che fare con la depressione in modo serio – io lo posso solo immaginare con un livello di coscienza di causa sufficientemente scarso, per fortuna – sa che un film non può aiutare davvero. Ovvio che non possa farlo. Ma forse, e solo forse, può aiutare tutti gli altri.

A rendersi conto che la depressione esiste, che la sfera emotiva di un essere umano è più pericolosa di un campo minato, e che viviamo in una società che ne compatisce i disturbi e allo stesso tempo ne conserva un terrore atavico. La disabilità fisica? L’abbiamo introiettata, quella. Ma i disturbi psicologici molto meno.

Sembra paradossale, ma mentre si sta affogando la cosa più difficile da fare è chiedere aiuto. Sono gli altri che devono accorgersene, e agire il più tempestivamente possibile.

Simone Giraudi

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