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Schegge di Luce | 23 gennaio 2022, 09:02

Schegge di luce: pensieri sui Vangeli festivi del Cappellano Militare don Cosimo Monopoli

Commento del Vangelo della Messa del 23 gennaio, III Domenica del Tempo Ordinario, anno C

Schegge di luce: pensieri sui Vangeli festivi del Cappellano Militare don Cosimo Monopoli

Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.
In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.
Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
(Lc 1,1-4; 4,14-21)

Oggi, 23 gennaio la Chiesa giunge alla III Domenica del Tempo Ordinario (Anno C, colore liturgico verde).

A commentare il Vangelo della Santa Messa è don Cosimo Monopoli, Cappellano Militare per il 4° Stormo dell’Aeronautica in Grosseto. Amore, vita, valori, spiritualità sono racchiusi nella sua riflessione per “Schegge di Luce, pensieri sui Vangeli festivi”, una rubrica che vuole essere una tenera carezza per tutte le anime in questa valle di esilio. Pensieri e parole che sono come scintille per accendere le ragioni della speranza che è in noi.

Eccolo il commento.

In questo anno liturgico siamo accompagnati dall’evangelista Luca, il quale non appartiene al gruppo dei dodici apostoli, ma diventa discepolo dei seguaci della Via, come erano chiamati i cristiani. Noto uomo di cultura, Luca si presenta come storico accurato poiché, descrivendo i criteri di fedeltà al messaggio, dopo aver raccolto e vagliate tutte le informazioni e le testimonianze dell’uomo di Nazareth, vuole tramandare un racconto vero, scrupoloso e ordinato della storia di Gesù, indirizzandola all’illustre Teofilo, un ufficiale romano del tempo, ma probabilmente un nome metaforico riferito, in virtù del suo significato (amico di Dio, amante di Dio, amato da Dio, caro a Dio), a ogni cristiano, cioè ad ogni destinatario del Vangelo, la bella notizia dell’amore di Dio che si rinnova nell’oggi per la sua creatura; quindi presentandolo nell’atto in cui dal rotolo del profeta Isaia trova e proclama la parola che lo Spirito del Signore è su di lui, richiamando l’evento del battesimo al Giordano in cui lo Spirito Santo è sceso su Gesù in forma corporea di colomba, che è consacrato dal Padre, il quale compiaciuto lo ha eletto pubblicamente chiamandolo “figlio mio” invitando ciascuno ad ascoltarlo e che è stato mandato per far giungere la gioia ai poveri, la libertà ai prigionieri e agli oppressi e la vista ai ciechi, opere che compirà come miracoli nella sua vita pubblica, pronto ad iniziare la sua missione, Gesù proclama l’anno di grazia, cioè annuncia il tempo kairologico della salvezza: oggi la parola profetica è diventata realtà, Parola incarnata in lui.

Al tempo di Neemia, dopo l’esilio babilonese, il popolo d’Israele sulle rovine del tempio, proclamando la legge di Dio, ascolta la Parola con commozione e gioia traendone forza per un legame maggiore con Dio; d’altra parte, nella sinagoga di Nazareth, dove era cresciuto e conosciuto, dinanzi alla grande attesa, gli occhi di tutti erano fissi su di lui, Gesù si presenta per quello che è il Messia atteso che porta a compimento la salvezza di Dio per tutta l’umanità, garantendo la gioia a chi patisce ingiustizie e la felicità in eterno con Dio. Sancisce così un passaggio chiaro dalla Parola alla sua persona che compie l’attesa. In quell’oggi sono maturati i tempi in cui si svolge la salvezza, tempo di grazia per ognuno di noi, particolarmente per gli ultimi e gli indigenti, per i piccoli e i poveri, per chiunque si sente bisognoso di essere visitato, toccato e guarito dal Messia.

Nel 2019 Papa Francesco istituì la domenica della Parola di Dio nella terza del Tempo Ordinario, una giornata dedicata per comprendere l’inesauribile ricchezza che proviene da quel dialogo costante di Dio con il suo popolo. Manifesta così evidente il ruolo della Parola nell’oggi della storia rendendo Cristo attuale ogni qualvolta la comunità radunata nel nome del Risorto ne fa memoria.

Dopo aver contemplato la triplice manifestazione di Dio nell’umile grotta di Betlemme, presso il Giordano e alle nozze di Cana, questa domenica sia per ogni credente la nuova opportunità per contemplare l’ulteriore manifestazione di Dio nel Messia, fissando in attesa i propri occhi su Gesù che si rivela il Salvatore al fine di sperimentare la vera fonte dell’unica gioia che appaga il cuore umano.

Silvia Gullino

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