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Attualità | 23 gennaio 2022, 07:45

Peste suina, cosa sta accadendo? Da domani niente caccia in due comuni della Granda

Non si trasmette all'uomo, ma l'attività umana può veicolarlo. L'allerta arriva alla nostra provincia, dopo il primo caso registrato a Ovada circa due settimane fa

Photo by Jonathan Kemper on Unsplash

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Di peste suina se ne parla da settimane. E per la prima volta le restrizioni iniziano a riguardare, seppur limitatamente, anche la nostra provincia. Da domani, infatti, niente attività venatoria nel raggio di 10 km dalla ‘zona infetta’, che al momento riguardava solo l’alessandrino e alcuni centri limitrofi della Liguria (in provincia di Genova e Savona).

Nei comuni di Perletto e di Pezzolo Valle Uzzone, dal 24 gennaio, sarà vietato qualsiasi tipo di attività venatoria e di gestione faunistica, con la regolamentazione dell'attività agro-silvo-pastorale che dovrà essere sottoposta al preventivo parere positivo del Servizio Veterinario della ASL competente per territorio. Norma in vigore fino al 30 aprile.

Coinvolti da questa nuova ordinanza altri 43 comuni dell’alessandrino e 28 centri dell’astigiano.

Ma cosa sta succedendo esattamente?

Andiamo con ordine.

Il 7 gennaio è stato confermato un caso di peste suina africana (PSA) dalle analisi su un cinghiale trovato morto nei boschi di Ovada, in provincia di Alessandria. Gli esami sulla carcassa sono stati svolti inizialmente dai laboratori torinesi, per poi essere accertati dall’Istituto Zooprofilattico dell’Umbria e delle Marche, tra i centri di referenza nazionale per la malattia di ‘pestivirus’ (Cerep).

Poche ore dopo altri due cadaveri di cinghiali sono stati trovati a Franconalto (alessandrino) e a Isola del Cantone (nell’entroterra ligure, comune facente parte della Città Metropolitana di Genova).

All’11 gennaio l’’area infetta’ riguarda 114 comuni 78 in Piemonte e 36 in Liguria.

Immediata l’attivazione delle procedure di emergenza con il divieto assoluto dell’attività venatoria nelle zone considerate a rischio e con la richiesta di un rafforzamento della sorveglianza nei confronti dei cinghiali e dei suini da allevamento.

Successivamente i casi sono poi saliti a otto nei giorni successivi con i cadaveri di animali rinvenuti nei comuni piemontesi di Tagliolo Monferrato e Voltaggio e in Liguria a Ronco Scrivia. Attualmente sarebbero 18 i casi accertati su un campione di 65 cinghiali.

Di venerdì la notizia del monitoraggio a tappeto delle carcasse di cinghiale in Piemonte con il coinvolgimento di 500 persone tra agenti della Provincia di Alessandria e dell’Ambito territoriale di caccia, carabinieri forestali, agricoltori e volontari della Protezione civile per setacciare palmo a palmo l’intero territorio alla ricerca di carcasse animali. Il lavoro di questa settimana cercherà di isolare ulteriormente il focolaio che si sta registrando in questi giorni.

Ma cos’è esattamente la PSA?

Per definizione, "la Peste suina africana è una malattia infettiva altamente contagiosa, tipicamente emorragica, causata da un virus appartenente al genere Asfivirus che colpisce solo i suidi domestici e selvatici causando un’elevata mortalità. Non si trasmette all’uomo, quindi non ci sono rischi per la popolazione. Il virus è molto stabile, rimane infettante per diverse settimane anche nelle carcasse abbandonate sul territorio viene inattivato solo dalla cottura e da specifici disinfettanti".

Riscontrata nell’Africa sub-sahariano - dove la peste suina è ormai endemica - nel corso degli ultimi decenni ha colpito diversi paesi del blocco sovietico, ma, recentemente, anche la Cina dove sono stati abbattuti milioni di capi.

Il problema della peste suina ha riguardato (e riguarda tuttora) anche un'area italiana che da anni si misura con questa epidemia: in Sardegna il virus circola dal 1978. Il primo caso registrato il 16 marzo, giorno, peraltro, del rapimento di Aldo Moro. Da quarant'anni gli allevatori sardi fanno i conti con la Psa.

Ma da tempo il fenomeno non si registrava sulla terra ferma. Motivo per cui è subito scattato l’allarme, soprattutto per le ricadute economiche che questo potrebbe comportare sugli allevamenti piemontesi e per cui il Piemonte, ha fatto sapere l’assessore alla Sanità Luigi Genesio Icardi, ha chiesto al Governo un primo stanziamento di 100 milioni da destinare nell'immediatezza a chi avrà delle ripercussioni negative sulla propria attività. Vista anche la letalità che può arrivare al 90%.

Per la Psa non c’è vaccino, nè cura: si può contenere con la sorveglianza, tramite le restrizioni che si stanno attivando ai comuni nel raggio di 10 km dalla zona infetta.

In passato in Spagna e Portogallo, dopo una politica restrittiva dell’allevamento brado e con un monitoraggio sanitario costante, la Psa è stata debellata agli inizi degli anni ’90.

Nel video dell’Efsa, l’autorità europea che si occupa di sicurezza alimentare, è spiegato molto chiaramente di cosa parliamo quando trattiamo l’argomento della peste suina e del perché ci riguardi da vicino, nonostante, a differenza della Covid, non infetti l’uomo.

A questo link della Regione Piemonte (CLICCA QUI) tutti gli aggiornamenti quotidiani relativi alla Psa.

Daniele Caponnetto

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