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Attualità | 25 gennaio 2022, 16:22

Che cosa è la peste suina? Abbiamo fatto chiarezza con l'esperto

Un virus altamente resistente, dalla diffusione importante e che provoca alta mortalità. Non è trasmissibile all'uomo ma può portare a problemi economici se non mantenuto sotto controllo

I casi di peste suina sono stati segnalati in Italia esclusivamente tra la fauna selvatica dei cinghiali

I casi di peste suina sono stati segnalati in Italia esclusivamente tra la fauna selvatica dei cinghiali

Peste suina: un virus altamente resistente nell’ambiente, anche fino a -20°C per diversi anni, dall’alta mortalità tra suini e cinghiali, e, fortunatamente, non trasmissibile all’uomo.

Qual è la situazione in Italia e nelle nostre zone, considerando che, tra i paesi segnalati, ci sono Pezzolo Valle Uzzone e Perletto? Nella penisola italiana i casi di peste suina sono stati riscontrati solo tra la fauna selvatica. Gli allevamenti sono al sicuro. E le azioni per mantenerli tali sono efficaci: zone focolaio ben controllate e disinfestate, zone cuscinetto (quelle adiacenti ai focolai) tenute sotto controllo. L’Alta Langa può stare tranquilla: nei due Comuni sopra citati è stata sospesa l’attività venatoria a scopo precauzionale.

 

Ma che cosa è la peste suina, e una sua eventuale diffusione che cosa comporterebbe?

Ne abbiamo parlato dal punto di vista scientifico con il veterinario Giovanni Ercole che dichiara: «La peste suina è una malattia di origine africana che, in Italia, colpisce solo i suini allevati ed i cinghiali selvatici. Chiariamo subito che non è trasmissibile all’uomo.

È un virus molto pericoloso perché ha un alto grado di contagio e provoca elevata mortalità, soprattutto nei primi giorni dell’insorgenza. Si riconosce dai seguenti sintomi: vomito, febbre, emorragie diffuse che portano in poco tempo alla morte dell’animale.

I casi tra la fauna selvatica vengono segnalati grazie al lavoro di professionisti e di volontari, e poi gli organi competenti pensano alla bonifica della zona ed all’eliminazione della carcassa.

È molto importante togliere dalla natura i resti di animali morti perché, come sappiamo, i cinghiali sono onnivori, e potrebbero infettarsi anche attraverso il cibo.
Per questa malattia non esiste un vaccino: l’unico mezzo è il controllo di eventuali focolai. Spegnerli sul nascere è fondamentale».

 

Quali potrebbero essere le conseguenze di una diffusione importante della peste suina?

«Si parla tanto di questa malattia perché un’eventuale diffusione tra gli animali allevati, porterebbe a problemi commerciali notevoli, e metterebbe in difficoltà parecchi allevatori, essendo un virus dall’alta mortalità.

Bisogna tenere contro che le Nazioni UE e le Nazioni extra UE hanno protocolli diversi. Le Nazioni UE continuano ad importare carne suina perché riconoscono il principio di “regionalizzazione”: circoscritta la zona del focolaio, e tenute sotto controllo le zone cuscinetto limitrofe, se il resto del territorio è sano, da qui si possono acquistare le carni suine. Le Nazioni extra UE invece bloccano a prescindere l’importazione se ci sono focolai negli allevamenti.

Tutto questo sarebbe un bel problema, soprattutto per la produzione dei prosciutti, molto amati all’estero e riconosciuti come prodotto di eccellenza. Comunque concludendo ripeto che non ci sono casi tra i suini allevati e che la malattia è sotto controllo, in base ai dati che gli organi competenti rilasciano, e che ringrazio per l’attento lavoro svolto».

Livio Oggero

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