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Cronaca | 27 gennaio 2022, 07:40

Dieci anni di violenze: 40enne condannato per maltrattamenti e stalking

Un anno e sei mesi di reclusione la condanna che il Tribunale di Asti ha pronunciato nei confronti di un castagnitese chiamato a rispondere del pesante quadro di violenze fisiche e minacce messe in atto per anni nei confronti dell’ex convivente

Immagine d'archivio

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Un anno e sei mesi di reclusione con la sospensione condizionale della pena e una provvisionale di 3mila euro a favore dell’ex compagna.

E’ la condanna che il giudice presso il Tribunale di Asti Federico Belli ha pronunciato ieri, mercoledì 26 gennaio, nei confronti un 40enne residente a Castagnito, condannato con rito abbreviato nell’ambito di un procedimento (pubblico ministero la dottoressa Donatella Masia) nel quale l’uomo era stato chiamato a rispondere di maltrattamenti in famiglia e atti persecutori (stalking).

Assistito dall’avvocato Alessio Invernizzi, l’uomo, di professione venditore di auto, era accusato delle violenze messe in atto nei confronti della compagna durante una convivenza iniziata nel 2010 e terminata nell’aprile 2021.

Ripetuti e gravi gli episodi riferiti dalla donna, assistita dall’avvocato albese Silvia Calzolaro. In particolare, durante il periodo considerato e anche di fronte alla figlia minore della coppia, l’imputato aveva innescato discussioni, anche per futili motivi, poi sfociate in violenze fisiche con tanto di lesioni, mai denunciate dalla donna, oltre a insulti a lei e ai suoi familiari. Particolarmente cruenti alcuni episodi da lei riferiti, con aggressioni e minacce di morte conseguenza spesso di discussioni attinenti banali contrasti domestici. Il tutto in un quadro di continue denigrazioni ed umilianti esternazioni da lui proferite anche di fronte ad amici della coppia e ai familiari della donna.

Tra i vari episodi quello che avrebbe poi messo di fatto fine alla relazione, quando nell’aprile 2021, in piena notte, lui l’avrebbe svegliata intimandole di lasciare al più tardi il giorno successivo l’abitazione che i due dividevano. Richiesta alla quale la compagna aveva fatto precipitosamente seguito, stabilendosi presso i propri genitori, ma continuando a pagare le spese della casa abitata da lui.

Da quel momento il venditore aveva iniziato a tenere nei suoi confronti condotte moleste, con lunghe telefonate per convincerla a tornare con lui alternate però a minacce dal tenore particolarmente pesante, al punto da indurre la donna a temere per l’incolumità propria e della figlia.

Con l’udienza di ieri la condanna, nel quadro di un procedimento nel quale l’associazione Mai +Sole si è costituita parte civile al fianco della donna, col patrocinio dell’avvocato Elisa Anselmo.

Redazione

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