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Attualità | 02 febbraio 2022, 08:37

Cia Cuneo illustra i contenuti della nuova Politica Agricola Comune 2023-2027: per l’Italia 51 miliardi di euro

L’Unione Europea ha messo come paletti la tutela dell’ambiente e dei consumatori. Silvio Chionetti, vicedirettore e responsabile dell’area tecnica Cia di Cuneo: “Il mondo va verso scelte sempre più verdi e sostenibili. L’agricoltura deve essere una delle componenti di questo nuovo percorso”.

Il vicedirettore e responsabile dell'area tecnica Cia Cuneo, Silvio Chionetti

Il vicedirettore e responsabile dell'area tecnica Cia Cuneo, Silvio Chionetti

Il 25 marzo 1957, Italia, Francia, Germania Ovest, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo firmano, a Roma, i Trattati attraverso i quali costituiscono la Comunità Economica Europea (Cee). Organismo, poi, rafforzato, con il Trattato di Maastricht del 1992 in cui avviene il cambio del nome in Unione Europea. Fino al 2020 ne fanno parte 28 nazioni. In seguito, con l’uscita della Gran Bretagna, ne restano 27. Fin dagli inizi del percorso e ancora oggi, seppure dopo varie modifiche e fasi evolutive, uno dei pilastri  e un collante della Comunità e, in seguito dell’Unione, è stata ed è la Politica Agricola Comune (Pac).

All’agricoltura è destinato il 35% del bilancio europeo. I fondi sono assegnati sulla base di tre pilastri: il sostegno al reddito degli imprenditori del comparto e al rispetto di pratiche agricole sostenibili con pagamenti diretti alle aziende; il Programma di Sviluppo Rurale (Psr) che eroga contributi prevedendo misure specifiche e bandi gestiti a livello territoriale (in Italia, le Regioni); il supporto attraverso l’Organizzazione Comune dei Mercati (Ocm) per lo sviluppo e la promozione dei settori e dei prodotti.

 

La nuova Pac

L’ultima programmazione della Pac era riferita al periodo 2014-2020. Poi, l’emergenza sanitaria legata al Covid ha costretto a prorogare alcuni interventi e a rivedere i tempi di quella nuova che, adesso, riguarda gli anni dal 2023 al 2027. L’Unione Europea, sulla base delle indicazioni generali fornite, ha chiesto ad ogni Stato di proporre un Piano Strategico Nazionale (Psn): unico strumento di programmazione per i pagamenti diretti, lo sviluppo rurale e gli interventi di settore. Per l’Italia, il ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Stefano Patuanelli, dopo il coinvolgimento di tutte le parti interessate, ha presentato all’inizio di gennaio, alla Commissione Europea, i provvedimenti che si intendono realizzare. Al nostro Piano Strategico Nazionale per il periodo 2023-2027 sono stati destinati 51 miliardi di euro, di cui 40 miliardi di fondi europei e 11 miliardi di co-finanziamenti statali e regionali.

 

Il Piano Strategico Nazionale

Il Piano Strategico Nazionale ha come obiettivo comune il potenziamento della competitività delle imprese agricole raggiunto con una maggiore sostenibilità ambientale. In quest’ottica nel primo pilastro sono stati introdotti cinque eco-schemi ai quali verrà destinato il 25% dei pagamenti diretti della Pac. Per l’Italia 900 milioni di euro all’anno. Nel secondo pilastro, almeno il 35% dei fondi per lo Sviluppo Rurale dovranno essere indirizzati a misure di alto valore ambientale, tra le quali l’agricoltura biologica, la silvicoltura, la difesa integrata dalle specie nocive di parassiti, il miglioramento del benessere animale e il supporto alle aree più svantaggiate.

 

Tutela dell’ambiente, della qualità dei prodotti e dei consumatori

Perché questa decisione da parte dell’Unione Europea? Risponde Silvio Chionetti, vicedirettore e responsabile dell’area tecnica Cia di Cuneo: “Il 35% del bilancio dell’Unione Europea è riservato all’agricoltura. Di conseguenza, la stessa Unione chiede al mondo rurale di restituire queste risorse economiche in termini di salvaguardia dell’ambiente e di qualità dei prodotti destinati ai consumatori. Una scelta sempre più determinata e convinta della Ue rispetto al passato perché, nel tempo, pur ponendo già questi obiettivi, spesso, non sono stati ottenuti i risultati attesi. In pratica i contributi non devono diventare delle speculazioni, ma degli aiuti concreti a quanti utilizzano dei metodi di coltivazione e di allevamento più sostenibili a livello ambientale e in grado di garantire la qualità dei prodotti. Perciò, contributi che devono sopperire al minor reddito dovuto alla minore produzione”.

 

Gli obiettivi da raggiungere

L’Unione Europea pone anche degli obiettivi da raggiungere entro il 2030? “Ci sono - sottolinea Chionetti - la riduzione del 50% dell’uso dei pesticidi e dei rischi a essi legati; la riduzione del 20% dell’uso dei fertilizzanti; la riduzione del 50% delle vendite di farmaci antimicrobici per combattere le infezioni negli animali da allevamento; l’aumento al 25 % della superficie dedicata all’agricoltura biologica. In Italia attualmente si attesta al 16%”. 

Ma non solo. “Gli eco-schemi prevedono i pagamenti diretti alle aziende che si impegnino in pratiche di agricolture agri-biologiche con l’avvicendamento delle coltivazioni principali, come quella dei cereali, con colture miglioratrici come le leguminose che hanno l’effetto di concimare in modo naturale i terreni. Poi, sempre pagamenti diretti a chi pratica l’inerbimento per la gestione ecologica del contrasto alle erbe infestanti. Infine, a quanti coltivano essenze floreali e specie mellifere per sostenere l’apicoltura”.  

Per quanto riguarda la tutela dei consumatori? “Si prevede, ad esempio, l’etichettatura dei prodotti con i dati nutrizionali, quelli relativi ai metodi di produzione sostenibili e ai sistemi di allevamento in cui si mette al centro il  benessere animale e, poi, l’indicazione di origine. Per ottenere diete alimentari sane. Senza dimenticare un tema al quale Cia ha sempre prestato molta attenzione: evitare gli sprechi alimentari e non buttare in pattumiera quei prodotti ancora utilizzabili”.

Il consumo di suolo? “La Cia si è sempre battuta per diminuire il consumo di suolo. Non ha senso costruire nuovi edifici o capannoni, occupando altro terreno agricolo, quando ce ne sono tanti in condizioni di degrado da recuperare. Questo vale anche per gli agricoltori. Su questo aspetto, in alcuni Bandi del Psr è stata accolta la proposta presentata dalla Cia, in cui si premiamo, con punteggi maggiori, quanti sistemano i fabbricati già esistenti”

La biodiversità? “Gli obiettivi europei chiedono di interromperne la perdita. Salvaguardando la natura con il 30% di aree in cui viene preservato l’equilibrio ambientale e il 10% dei terreni in cui si costudiscono elementi caratteristici del paesaggio. Il tutto ripristinando gli ecosistemi e tutelando le specie animali protette”.

 

I pagamenti diretti alle aziende 

Sempre sui pagamenti diretti il Psn ha l’obiettivo di attuare un sistema di aiuti al reddito più equo che, prendendo a riferimento l’intero territorio nazionale, determini un sensibile riequilibrio dell’erogazione delle risorse a vantaggio delle aziende medio piccole, delle aree rurali intermedie, di quelle con problemi di sviluppo, nonché insediate nelle zone montane e in alcune zone collinari interne. Spiega Chionetti: “Dall’ultimo censimento risulta che le aziende agricole italiane sono costituite in media da 14,6 ettari di terreno. Applicando gli eco-schemi, le piccole, fino a 15 ettari, non dovrebbero subire sostanziali restrizioni per ottenere i pagamenti diretti. Ci sono poi quelle tra 15 e 50 ettari con regole più stringenti e le strutture oltre i 50 ettari con vincoli decisamente maggiori per ottenere gli stessi  pagamenti. La Pac è uno strumento di armonizzazione del sistema agricolo. E’ giusto che ci sia, ma va governata nel modo più equo possibile”.   

Inoltre, il Psn intende  favorire il ricambio generazionale e la presenza di donne nelle aziende e aumentare la sicurezza e la qualità del lavoro agricolo.

Conclude Chionetti: “Il mondo va verso scelte sempre più verdi e sostenibili. L’agricoltura deve essere una delle componenti di questo nuovo percorso”. 

 

 

 

comunicato stampa

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